L’uomo che cambiò i cieli

L’uomo che cambiò i cieli di Francesco Ongaro è un libro intrigante e raffinato, prodigioso per la sua complessità e per il dono di rispecchiare la storia, l’arte di riflettere la lentezza della psicologia e del tempo, l’eleganza delle sue sfumature.

La storia ruota intorno alla figura di Jep, giullare assistente dell’astronomo danese Tycho Brahe, un astronomo danese vissuto nella seconda metà del ’500, probabilmente il più grande osservatore del cielo ad occhio nudo mai esistito prima dell’introduzione del telescopio.

Brahe aveva capito perfettamente che era il sole il centro attorno a cui ruotavano i pianeti, terra compresa, ma erano tempi difficili per affermazioni di questo tipo. Fa costruire, grazie all’appoggio di Re Federico II, due osservatori per i suoi studi astronomici: Uranjborg (“castello del cielo “) e Stjerneborg (“castello delle stelle”). Utilizza inoltre un grande quadrante per le osservazioni stellari e un globo celeste su cui segna la posizione delle stelle, sulle quali fa importanti scoperte.

Francesco Ongaro ha una fantasia miracolosamente limpida, riproduce ogni fruscio, ogni suono, ogni profumo, ogni colore con una straordinaria evidenza oggettiva, fa muovere e vibrare le cose, ridà loro quel fuoco, quell’ardore vitale che sembrava perduto…

Francesco Ongaro
L’uomo che cambiò i cieli
Corbaccio
2012

Marco Crestani

"In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose e oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti - una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena… Questo è il tipo di scrittura che mi interessa più di ogni altra. Non sopporto cose scritte in maniera sciatta e confusa…"(Raymond Carver)

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