Il tempo di ritornare a casa

Aspettare, secondo Erri De Luca, è un verbo al femminile. Solo le donne sanno cosa significhi l’attesa.
Beh!, non è sempre così. Immaginiamoci in mezzo a una folla e quanti, tra quegli sguardi distratti, stanno aspettando qualcosa o qualcuno.
Marina Andruccioli ha saputo ancora una volta guardare dentro le cose anche se solo con la scusa di recensire i bellissimi racconti di Matteo Bussola.

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Meglio il libro o la TV?

E’ meglio la tv o leggersi il libro? Indagini e cucina, hanno tradizionalmente intrattenuto gli spettatori. Ma è poi così vero? Non sempre lo sceneggiato crea legami con il lettore che, invece, continua a preferire il libro e preparare le ricette direttamente dall’autore.
Pepe Carvallo insegna, dopotutto.
Ne parla Francesca Lombardi che con questo articolo inizia la sua collaborazione con BookAvenue.

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Uno zaino pieno di gente. I passi di Marco Crestani

Ho parlato spesso dell’esperienza personale del camminare e della ricerca di significato cui do a questo esercizio ogni volta che mi metto in marcia o mi accingo a farlo. In esso, cerco il rapporto tra il camminare con le cose; con il pensare. Camminare, anima le ambizioni di molti a superarsi in una continua fame di senso da dare alla propria porzione di umanità.

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Ci si può fidare della scienza?

È stato particolarmente interessante seguire l’ International Booker Prize di quest’anno poiché i libri selezionati adottano tutti un approccio creativo alla forma, al genere e alla narrativa nel raccontare le loro storie.  Non sono sorpreso, intendiamoci, il premio ha acquisito una tradizionale capacità di stupire anche i lettori più raffinati confermato con il giusto premio riconosciuto quest’anno al libro: At night all blood is black, del francese di nascita e senegalese di crescita, David Diop già vincitore, tra l’altri, del più importante premio letterario francese, il Goncourt, con Frère d’âme (tr. Fratelli d’anima, Neri Pozza 2019). Brevemente, la storia nel libro sconosciuta ai più, è quella dei senegalesi che combatterono per la Francia sul fronte occidentale durante la prima guerra mondiale. >>

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Storia di un’italiana chiamata Cicilla

Ho letto il libro di Giuseppe Catozzella Italiana e devo ammettere che il romanzo funziona e si legge con piacere. Detto ciò devo anche confessare che non sono riuscito a leggerlo semplicemente come un romanzo.  Questa lettura particolare mi ha lasciato alcune perplessità nell’ambito del contesto storico e vorrei illustrarle.

L’autore ci presenta il brigantaggio come lotta di classe. Una tesi gramsciana, poi riproposta dagli anni sessanta dalla storiografia di sinistra. Interpretazione che attribuisce al brigantaggio un carattere simile al banditismo sociale (si vedano a tal proposito i lavori di Eric Hobsbawn come I ribelli e I banditi[1]), impostazione che ritorna anche in Catozzella con l’immagine del bandito che taglieggia i potenti per ridistribuire ai poveri, i quali in cambio garantiscono il proprio sostegno nelle località in cui dimorano. L’odierna storiografia ha respinto questa tesi.

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Il cactus non ha colpa di Roberta Marcaccio

Rebecca ama il suo lavoro che la fa sentire realizzata e le riempie la vita. Come una bella storia d’amore. I colleghi sono la sua famiglia, anche se non è sola al mondo, per lei l’armonia col proprio team è fondamentale. Si percepisce tutta la sensibilità che mette nel rapporto con le persone, persino coi clienti che le vogliono bene. Un legame particolare si instaura con Giuliano, il suo superiore e il suo mentore. Un uomo che lei ammira e che ha un peso decisivo nel suo sviluppo professionale e umano.

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L’Innominabile attuale. L’età dell’inconsistenza secondo Roberto Calasso

Un libro di Roberto Calasso merita sempre attenzione. Ma il suo lavoro “L’Innominabile attuale”, naturalmente Adelphi, è destinato a rimanere nella memoria dei buoni lettori per le sue “provocazioni” da lasciare, rigorosamente, sedimentare nel tempo della riflessione.
Le pagine sono frammenti “pittorici” (“colore” sprigionato dalla tavolozza) che sembrano usciti direttamente dall’immagine di copertina decisamente evocativa per la forza della scena.
Usando la fantasia è possibile immaginare nella rappresentazione del Tiepolo un cartiglio celato, non visibile e per questo senza nomenclature.
E, al pari del Mondo Nuovo, oggi tale opera pittorica comunica, forse, lo smarrimento che Calasso mette subito in primo piano come un’avvertenza farmaceutica
La sensazione più precisa e più acuta, per chi vive in questo momento, è di non sapere dove ogni giorno sta mettendo i piedi. Il terreno è friabile, le linee si sdoppiano, i tessuti si sfilacciano, le prospettive oscillano. Allora si avverte con maggiore evidenza che ci si trova nell’innominabile attuale.

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Cometa e bugie dopo venti anni di Marco Valenti

L’amore, quello sentimentale, assume infiniti aspetti, si evolve in modi ogni volta diversi, e nessuno di noi sa capire se sono giusti o sbagliati. E poi in nome di cosa? Con quale criterio? Esiste un modo corretto, sicuro, per permettere a una relazione di crescere e durare nel tempo? Quanto ci spaventa l’amore vero? Leggendo il romanzo Cometa e bugie dopo venti anni queste domande scaturiscono spontanee assieme a tante altre. E non importa che tu abbia letto Cometa e bugie, perché questo non è un sequel, piuttosto un’esperienza che si interseca al racconto da cui ha avuto origine.

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I Florio

“Cu nesci, arrinesci”. “Chi esce, riesce”. I leoni di Sicilia. La saga dei Florio, Stefania Auci, trama, recensioneQuesto proverbio siciliano racchiude tutta la lungimiranza dei protagonisti della saga famigliare raccontata da Stefania Auci nel suo ultimo romanzo I leoni di Sicilia. La saga dei Florio, divenuto ben presto caso editoriale internazionale. Venduto in Francia, Germania, Olanda, Spagna e Stati Uniti e opzionato per una serie televisiva.

In seguito all’ennesima scossa di terremoto che nel 1799 aveva colpito Bagnara Calabra, i fratelli Paolo e Ignazio Florio decidono di trasferirsi con tutta la famiglia a Palermo, a quel tempo uno dei maggiori porti del Mediterraneo. Stabilirsi nel capoluogo siciliano significava entrare in contatto con una piazza vivace, ricca e piena di opportunità, soprattutto in seguito all’arrivo dei Borbone. E quest’aria di cambiamento Paolo Florio l’aveva ben intuita.

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