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Bookavenue - il social web che parla di libri
Sabato, 24 Giugno 2017 05:12

Il diritto di avere diritti

Riproponiamo l'articolo di Antonio Capitano sul libro, Il diritto di avere diritti , di Stefano Rodotà  scomparso ieri a 84anni.
Rodotà è stato un grande Italiano. Un uomo fedele alla parola data al Paese, cioè a tutti, e per questo smarcato dalle congerie piu deteriori della politica. Rodotà è stato un giurista di idee,  assai spesso illuminanti, ma soprattutto un uomo colto e indipendente che ha speso la sua vita al servizio delle grandi battaglie di civiltà in un paese che sembra smarrire, talvolta, la propria. Stefano Rodotà è stato uomo libero.

“Il Diritto di avere diritti” è Il nuovo libro di Stefano Rodotà che già dal ricco e significativo indice convince essere un'opera utile e necessaria , quale autorevole laboratorio intellettuale. Si trattano argomenti di capillare importanza per la nostra vita sociale ispirata a quella Rivoluzione della Dignità quale principio di altissimo e nobile fondamento. La lettura del testo trasmette quella passione civile con la quale l’insigne giurista ha condotto, senza risparmiarsi,  tutte le Sue "battaglie" per l'affermazione del Diritto quale strada maestra per una "nuova antropologia". Una miniera di nobili riflessioni "oltre il velo delle parole" che danno voce alla "concretezza dei bisogni" ne fanno un moderno Dizionario Civile per il riconoscimento della "dignità" nel "palinsesto della vita".

Venerdì, 23 Giugno 2017 10:49

Il Nido, di Kenneth Oppel e Jon Klassen.

Steve ha dodici anni e molte più paure dei suoi anni, ma non è arrendevole e le affronta meglio che può. I suoi rituali potrebbero sembrare ossessivi, ha delle bizzarre manie compulsive. La sera per esempio, prima di addormentarsi, elenca due liste: le cose di cui è riconoscente e l’elenco delle persone a cui augura di stare bene. Una specie di preghiera, anche se non sa bene a chi rivolgerla, ma è un buon modo per finire la giornata e affrontare la notte e i sogni, o gli incubi.

Martedì, 20 Giugno 2017 08:31

Voglio volare sulla montagna!

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La nostra amica Silvia Belcastro ha assistito all'incontro-intervista con il già premiato allo Strega Giovani (e fors'anche prossimamente a quello maggiore) Paolo Cognetti e Mauro Corona, troppo grande per aver ancora bisogno di un cenno biografico. Il vino, diciamolo, ha accompagnato le parole - in specie - di quest'ultimo che, proprio per questo, finisce con l'essere amato. Il racconto della presentazione che segue è molto bello e a tratti divertente ma per poterselo gustare dalla prima all'ultima parola ha bisogno di una decina di minuti, forse qualcuno meno. Staccate la spina e buona lettura! (ndr)

Martedì, 20 Giugno 2017 05:56

il prezzo del sogno

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Nell'America degli anni Quaranta, Pat (Patricia Highsmith) è una sorta di malvivente: determinata e spietatamente libera, ama le donne e vuole fuggire da ogni ipocrisia. È scappata dal Texas e da una madre autoritaria e accentratrice per inseguire il sogno di diventare scrittrice: nei salotti letterari si sente fuori luogo e in grande imbarazzo, ma ha una prontezza e una perspicacia uniche, oltre a un talento straordinario. Per lei la vita e la scrittura – che è piacere, felicità, beatitudine, qualcosa di incredibile che fa sentire vivi – si fondono tra loro nutrendosi l'una dell'altra in modo prodigioso. È questo il prezzo del sogno: è inquietudine, cura, impegno, ma anche frustrazione e inappagamento.

Lunedì, 19 Giugno 2017 05:35

Le vite fragili e confuse dei Ragazzi di carta

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Se dovessi scegliere due parole per definire "Ragazzi di carta" di Marco Mazzanti (Editore Le Mezzelane) sceglierei "malinconico" ed "evanescente".
Malinconico, perché è il sentimento che pervade e traspare nel mosaico di racconti e poesie che compongono il libro e che tratteggiano vite, anzi stralci di vite, un po' confuse, smarrite, malinconiche - appunto - di uomini e donne, giovani e già più adulti. Gente del nostro tempo così confuso e sgualcito.
Evanescente, perché sono tracce di tante vite che si intrecciano per un attimo, ma è sufficiente per entrarci dentro e "sentire" la fragilità dei personaggi, quasi fossero davvero come i ragazzi di carta del titolo.>>

Sabato, 17 Giugno 2017 05:44

Persidivista.com

Un titolo strano, complicato, forse non proprio accattivante. L’originale era “L’assassino con la cravatta”, molto più diretto nel far cogliere al lettore almeno il genere che si sarebbe trovato ad affrontare. Una copertina che, al primo impatto, a me (ma non solo a me) ha fatto esclamare: “Che brutta!”>
Vale la pena di leggere l’ultimo romanzo di Marie-Aude Murail pubblicato in Italia? Certo. Per tre motivi e una sorpresa, che ci farà capire perché il titolo complicato e la copertina brutta siano, in realtà, azzeccatissimi, (ma i lettori della Murail lo dovranno scoprire da soli perché su questo non vi rivelerò nulla).

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