Di ombre e di solitudini

foto di ©marinaandruccioli
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La solitudine non è mai una sola, viene percepita in mille declinazioni: chi si sente solo con se stesso, chi solo tra mille persone, chi ha subito la perdita di una persona cara e resta solo, anche la sensazione di doversi divertire a tutti i costi durante le feste di fine anno, l’imposizione di cene e pranzi…insomma, lo stare soli si declina in mille modi diversi.
E il commisario Ricciardi, nato dalla penna di Maurizio De Giovanni, in questo ultimo libro in cui è ancora protagonista, sembra abbandonarsi e immergersi appieno in queste sensazioni.

In Soledad siamo nella Napoli del 1939, il Natale alle porte, la gente ha voglia di fare festa e di allontanare la paura della guerra che incombe e il crimine non si ferma neppure durante le festività, ed ecco infatti l’ennesimo caso di omicidio su cui indagare per il commissario Ricciardi e il brigadiere Maione della regia questura di Napoli.

Potreste valutare se leggere oppure no l’ennesimo romanzo noir con un commissario come protagonista, ma De Giovanni, che ha firmato romanzi di indiscusso successo come I Bastardi di Pizzofalcone, quelli sull’assistente sociale Mina Settembre e quelli sull’ex agente segreto Sara, ha creato un complesso personaggio ricco di fragilità e talento, che vive all’ombra di un segreto tanto spaventoso quanto affascinante e inquietante.

Ed è proprio questa sua caratteristica così straordinaria e fuori dal comune che lo rende paradossalmente tanto umano e che ci afferra subito il cuore e ci ammalia talmente da non riuscire a staccarci dalle vicessitudini di quest’uomo ombroso e solitario dai meravigliosi occhi verdi.

Il contrasto tra gli occhi chiari ed il carattere così cupo ci dice molto su quest’uomo schiacciato dal peso del suo segreto. Noi tutti ne abbiamo uno e forse anche più di uno, che celiamo all’altro e a volte anche a noi stessi, e che ci condiziona la vita di tutti i giorni. Quando ci si sente soli in mezzo ad una foresta di persone, significa che non ci si sente parte di essa come un ramo che compone uno dei tanti alberi, piuttosto una pianta del sottobosco, o un fungo: una specie diversa.
Eppure, basta poco: noi esseri umani, con tutto il carico di sofferenza, tendiamo a vedere sempre l’assenza delle cose, non la presenza e non ci rendiamo conto che riceviamo più di quello che diamo.

Il grande balsamo, è incontrare una persona che possa comprenderci, ed essere disposta a dividerne il peso, oppure, affrontare quel che ci angustia con l’intento di fare la conoscenza del nostro Damocle e con coraggio invitarlo a spostarsi: invece di starci alle spalle, chiedergli se vuole sedersi di fronte a noi, invitarlo a poggiare finalmente la spada e scambiare due parole con noi davanti ad un caffe’.
Io l’ho fatto: così ho scoperto che soffre di una sciatica che lo tormenta da una vita, risultato di anni ed anni di una postura errata (provateci voi a tenere la spada sospesa sulla nostra testa ogni santo giorno) e che la sua saggezza è largamente sottovalutata, in quanto il suo ruolo è relegato ad un qualsiasi scocciatore della mente.
Invece, prestandogli attenzione ed osservandolo bene, ho trovato questo signor Damocle abbastanza sincero, consapevole di quello che mormora, usurato dal senso di inferiorita’ che lo flagella per non essere compreso nel suo ruolo che altro non è che quello di ricordarci la saggezza innata in ognuno di noi e ancor piu’ affranto per essere evitato come un appestato dalla maggior parte delle persone che frequenta per via del suo lavoro. Ed è sempre vero quell’adagio che mormora che le paure, se osservate da vicino, smettono di essere tali.

I romanzi che hanno come protagonista il Commissario Ricciardi ci regalano i profumi, le sensazioni e gli schiamazzi di una Napoli caotica, problematica e vibrante di quell’umanità così variegata e tanto vera, e i protagonisti sono cesellati e scolpiti e tanto reali da guadagnarsi un posto d’onore nel nostro immaginario di lettori come le statuine dei famosi presepi napoletani.

Potessi farlo, ti parlerei di solitudine. Che a pensarci è una contraddizione, perchè se qualcuno parla con qualcun altro, allora non è solo, ti pare? … La solitudine è una questione di cuore. La mente ci arriva, con qualche sforzo ma ci arriva, ognuno ha la sua vita, e non può essere un torto se sei giovane, se sei bella, se vuoi respirare aria e sorrisi, se vuoi complimenti e baci, lo so…. E il corpo si rassegna, anche se con difficoltà…Potessi parlarti, ti parlerei della solitudine del cuore… Ma non posso parlarti, giusto? No, non posso. Perchè sei morta.

per BookAvenue, Marina Andruccioli


Il libro:

Maurizio De Giovanni,
Soledad,
Einaudi editore,
pubb. 2023 pp.288


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