Terra di nessuno (piena di zinco)

(ndr) per farsi una idea delle superfici: Stato del Vaticano:0,44 KM2, Moresnet:3,4 KM2, Repubblica di San Marino:61,2 KM2

1815. Congresso di Vienna. Si devono ritracciare i confini dopo che è passato il tornado napoleonico. C’è fretta. Le cartine non sono precisissime e forse il pennarello ha la punta grossa. Non si sa, perché quei documenti sono spariti nel nulla. Alla cartina sono collegati alcuni articoli del trattato per definire meglio le spartizioni, perché tutti cercano di avere il massimo e arraffare qualche territorio in più. Qualora ci fossero dubbi se ne occuperanno delle commissioni bilaterali per tracciare i confini con più precisione ed evitare che alcune case vengano tagliate a metà dalla linea di confine.

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Robert Schneider, L’apocalisse

01-07-2021Nella chiesa di San Venceslao, a Naumburg, in Germania, fa bella mostra di sé un organo riccamente ornato di decorazioni e magnifici intagli barocchi. Risale alla prima metà del XVIII secolo, al tempo in cui tra le città tedesche si combatteva, a colpi di canne e tastiere, una nobile gara per avere l’organo più imponente. Benché lo strumento di San Venceslao abbia patito nel corso del tempo molte ingiustizie, il completo rifacimento, ad esempio, in stile XIX secolo del prospetto riccamente decorato oppure le bombe degli alleati, dell’originale c’è ancora così tanto che si può definire a buon diritto un organo bachiano. A Naumburg, e nell’intera Germania unificata, tutti sanno infatti che intorno al 1747 Bach trascorse nell’allora amena città tedesca cinque giorni e cinque notti, alloggiando nella locanda Zum Grünen Schild e lasciando dietro di sé un conto stratosferico.

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Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro: una favola per adulti che celebra ciò che conta nella vita.

Il camion con la scritta BASKO stava viaggiando sul viadotto quando il ponte si è spezzato. L’asfalto è precipitato nel vuoto e il conducente si è fermato sull’orlo di un baratro. Per giorni, i nostri occhi sono rimasti incollati a quel camion fermo definito “sospeso”. Aprendo il dizionario ho scoperto che sospendere significa appendere un corpo in maniera che penda, impossibilitato a cadere a terra”, ma anche “arrestare, non portare a compimento”. Di qui la “suspense”: cioè uno “stato di attesa, ansia, incertezza e mancato compimento dell’azione”. Nel frattempo, il camion era diventato un “simbolo”. Un simbolo, diceva il dizionario, è “qualunque tipo, emblema o rappresentazione di oggetti morali tramite immagini o proprietà naturali. È qualsiasi elemento atto a suscitare nella mente un’idea diversa da quella offerta dal suo immediato aspetto sensibile, ma capace di evocarla”. Forse un’anima collettiva era rimasta bloccata sul viadotto e rendeva il camion un oggetto morale? Una storia, mi sono chiesta, può essere considerata un oggetto morale?

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I romanzi furbi e quelli che non lo sono

Non molto tempo fa, rispondendo alla richiesta di consigli di lettura della nostra amica Paola Manduca, abbiamo finito inevitabilmente a parlare di letteratura. Non facciamo i critici letterari per mestiere, intendiamoci; siamo solo un gruppo molto eterogeneo di persone che condividono da diverso tempo una grande passione per i libri, motivo sufficiente per scambiarci alcune esperienze di lettura. Talvolta queste esperienze diventano cosa scritta per i lettori di queste pagine.
Di quel breve scambio di messaggi, mi è rimasta impressa una fulminante considerazione di Paola a proposito di quelli che lei definisce libri furbi. Questa semplificazione ha aperto le paratie di una diga piena di pensieri che sono precipitati a valle. Provo, cioè, la sensazione spiacevole di aver perso molto tempo a leggere libri che non mi hanno aiutato, come dice la Yourcenar nei taccuini in coda alle Memorie di Adriano, “ad ammassare riserve contro un inverno dello spirito”. Molta letteratura è stata intrattenimento fino a se stesso.

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Cometa e bugie dopo venti anni di Marco Valenti

L’amore, quello sentimentale, assume infiniti aspetti, si evolve in modi ogni volta diversi, e nessuno di noi sa capire se sono giusti o sbagliati. E poi in nome di cosa? Con quale criterio? Esiste un modo corretto, sicuro, per permettere a una relazione di crescere e durare nel tempo? Quanto ci spaventa l’amore vero? Leggendo il romanzo Cometa e bugie dopo venti anni queste domande scaturiscono spontanee assieme a tante altre. E non importa che tu abbia letto Cometa e bugie, perché questo non è un sequel, piuttosto un’esperienza che si interseca al racconto da cui ha avuto origine.

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La ragazza con la Leica di Helena Janeczek

Attraverso i ricordi degli amici più intimi di Gerda Taro, nome d’arte di Gerda Pohorylle, Helena Janeczek ricostruisce la breve vita della compagna del celebre fotografo Robert Capa. Gerda, animo ribelle e controcorrente, fu ella stessa fotografa e contribuì a creare il mito di Capa: se fosse vissuta oggi, sarebbe una bravissima esperta di marketing, perché fu grazie ai suoi suggerimenti – primo fra tutti quello di cambiare nome da Andrè Friedmann a Robert Capa – che il giovane ungherese, rifugiato politico a Parigi, seppe accrescere la propria notorietà e il proprio prestigio.

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L’esilio dei moscerini danzanti giapponesi di Marino Magliani

Se si passeggia sulle spiagge olandesi si possono incontrare sciami di moscerini che paiono danzare sopra le alghe depositate sulla sabbia. Sono una specie di Chironòmidi originari del Giappone e delle isole del Pacifico che negli anni ’60 sono arrivati sulle coste dell’Europa del Nord. Moscerini in esilio volontario, come lo è Marino Magliani che dopo tanto viaggiare ha deciso di fermarmarsi in una cittadina vicino ad Amsterdam autoesiliandosi dalla “sua” Liguria.>>

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Il libro perfetto di Massimo Lazzari

A volte l’esistenza ti sembra già tutta programmata, e invece quando meno te l’aspetti ti trovi a una svolta improvvisa che ti disorienta. Succede a Lorenzo, un matrimonio finito da poco e i quarant’anni che si avvicinano inesorabilmente, un lavoro solido ma noioso, la voglia di scrivere  un libro e di vedere nuovi cieli.
Così decide di partire per l’India nel Nord: un viaggio da improvvisare ogni giorno, in solitaria, coi tempi lenti di chi vuole conoscere un luogo davvero e forse l’occasione per scrivere il suo libro di cui conosce la fine, ma non l’inizio. L’istinto lo porta in luoghi che non aveva programmato di visitare e gli fa incontrare persone che lasceranno un segno indelebile nella sua nuova vita. Tra questi un misterioso scrittore, Leo, che assomiglia moltissimo a Lorenzo e ha scritto un libro a cui manca il finale, il libro perfetto.>>

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Mario Rigoni Stern, Storia di Tönle

copertinaMario Rigoni Stern è un narratore in grado di stupire.
Lo leggo da diverso tempo, ma ogni volta che riprendo in mano un suo libro scopro, emozionandomi, nuovi aspetti e paesaggi della sua grande anima.
Da poco ho riletto “Storia di Tönle” intuendo quanto la sua scrittura accorcia le distanze, avvicina nella fragile condizione dell’essere.
Protagonista di questo breve romanzo di notevole efficacia narrativa è Tönle Bintarn e non è un personaggio inventato.
Rigoni Stern lo ricorda all’interno della premessa all’edizione del 1980 (collana “Letture per la scuola media” di Einaudi), quando scrive che “quella di Tönle è una storia vera, ricostruita nella realtà e nel tempo in cui si svolge.

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