Come un battito d’ali

farfalle di ©marinaandruccioli
   Tempo di lettura: 5 minuti

di Marina Andruccioli

Dorothy Canfield Fisher disse che la madre non è una persona a cui appoggiarsi, ma una persona che rende inutile appoggiarsi a qualcuno.
Ma a chi si appoggia una madre, quando la vita ti porta via la cosa che hai di più caro al mondo?
Sembra questa la domanda che aleggia nel nuovo romanzo di Donato Carrisi, L’educazione delle farfalle.
Girando le pagine di questo coinvolgente libro pare di intravedere una filigrana cangiante, la stessa che si rileva osservando e muovendo la vita di ogni genitore: una sorta di paura, un sentore, una inquietudine che riverbera in ogni sguardo, che non passa mai anche se i nostri figli crescono e diventano adulti, che non si pronuncia mai ad alta voce, che resta sullo sfondo del cuore di ogni mamma, che è contro natura, che non vorresti succedesse mai e poi mai.

A chi si appoggia, una mamma, se suo figlio muore?
Serena è una donna in carriera, che rimane incinta di una bambina, non voluta. Etichetta questa situazione come uno sbaffo, una piccola deviazione sul suo percorso, una imprecisione sulla sua esistenza metodica e organizzata: decide quindi di darla in adozione appena sarà nata, perchè quando scopre la gravidanza è troppo tardi per abortire.
Ma le cose, ancora una volta, andranno diversamente da come lei le programma.
E quando Aurora ha sei anni, Serena decide di regalarle una vacanza in montagna, in uno chalet da favola, insieme ad altre bambine. Sette giorni, e poi torni a casa dalla mamma, alla vita di sempre.
E di nuovo, l’esistenza prende un’altra piega, Aurora non tornerà a casa a causa di una tragedia, e la vita di Serena non sarà mai più la stessa.

Ho letto questo libro in ogni momento libero, come succede a molti lettori che vogliono scoprire come
finisce la storia, ma se prima di iniziare avessi dato un’occhiata al testo riportato sull’aletta, sul risvolto della copertina, forse non lo avrei letto affatto: perchè ci sono emozioni legate a doppio filo con la paura che hanno la brutta abitudine di tornare a galla appena abbassi la guardia, o tornano nei sogni mostruosi e nei pianti silenziosi che ti sorprendono appena ti immedesimi in una brutta notizia, e anche se le cose sono andate bene, anche se con il tempo ci riesci a raccontarlo senza che la voce si incrini, anche se dall’incubo sei uscita e puoi abbracciare tua figlia in qualsiasi momento ti venga voglia di farlo.

Per me essere mamma (tra i tanti preziosi valori che incarna una madre) significa anche aiutare i propri figli a trovare la loro forza, ma in uno dei momenti in assoluto più difficili della mia vita, quando con quel piccolo corpicino indifeso tra le braccia mi sforzavo di non cedere alla paura che ci alitava addosso, beh,di forza a cui aggrapparmi per poterla trasmettere io non ne avevo affatto, forse neppure a quella che poteva esserci in quei fantomatici ventun grammi riconducibili al supposto peso dell’anima.
Di quel periodo ricordo solo il dolore, sia mentale che fisico, era come se tutta la mia vita di giovanemadre fosse avvolto in un lenzuolo bagnato, pesante e freddo. E ricordo anche molto chiaramente come ne sono uscita: attingendo a quella meravigliosa risorsa che prende il nome di speranza. La vita è piena di imprevisti, e anche se programmiamo, organizziamo, valutiamo ogni possibile rischio esiste sempre l’imprevedibile, l’accidentale, l’incontrollabile.

Carrisi ci spinge ad aprire quella porta che affaccia su quella scala buia che scende nella più profonda e inconfessata paura di noi genitori e ci sospinge nella vita di Serena, di una madre, alla quale accade di perdere una figlia per una tragedia immane.
Anche se inizialmente si appoggia ad alcol e psicofarmaci per arginare il dolore, la sua forza per reagire le verrà da altri genitori che stanno vivendo lo stesso inferno e dalla vita stessa: perchè in ogni situazione, anche la più lacerante, la fiaccola della speranza è sempre tenuta ben in alto dalla nostra anima, che non si arrende mai, soprattutto se abita dentro al cuore di una madre.
Carrisi tratteggia una donna e una madre, che travolta dal dolore si lascia andare e perde quasi tutto: il lavoro, gli amici, la sua identità di donna in carriera per smarrirsi e poi ritrovarsi grazie al leggero spostamento d’aria provocato da un battito d’ali: le piccole ali da farfalla che sua figlia Aurora indossava l’ultima sera allo chalet.

Terminato il libro ci accorgiamo di aver percorso nuovamente quella scala, ma in senso inverso questa volta. E sul ballatoio non ci accorgiamo di pesare un pochino di più.
D’altronde, ventun grammi si percepiscono appena.

per BookAvenue, Marina Andruccioli


Il libro


L’educazione delle farfalle,
Donato Carrisi
Longanesi
ed.2023, pp.432



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