Il difficile mestiere di essere giovani

mani intrecciate ©marinaandruccioli
   Tempo di lettura: 6 minuti

Una professoressa illuminata ha scelto questo libro per accompagnare l’anno della prima media della classe di mia figlia: un romanzo sorprendente, ricco di tanto e molto, molto particolare. L’ho letto.

Marinka è una adolescente che vive con la nonna, vorrebbe tanto avere una vita normale, degli amici e sa per certo che non vuole assolutamente fare il lavoro della nonna, al quale è destinata.
Fin qui nulla di strano: preadolescenza e voglia di stabilità in un periodo della vita dove tutto si rimescola impetuosamente, il rifiuto della strada già tracciata forzatamente dalla famiglia e tanta tanta voglia di “vita” e di divertimento da condividere con gli amici del cuore.
Peccato che Marinka viva in una casa con le zampe da gallina che ha la pessima abitudine di decidere di alzarsi e iniziare a muoversi correndo verso una destinazione sempre nuova, che la nonna sia una Baba Yaga ovvero una “Guardiana dei cancelli” che ha il compito di accompagnare i defunti nell’aldilà e che di amici vivi non ce ne sia nemmeno l’ombra, mentre di spiriti a cui preparare ogni sera un lauto banchetto per festeggiare la loro dipartita da questa Terra ce ne sono tanti che affollano la soglia di casa ogni sera.

Marinka non vuole assolutamente ereditare questo compito che appartiene da tempo immemore alla sua famiglia; disprezza la casa in cui vive e, peggio, la spaventa il fatto che la casa abbia una personalità propria, che si modifichi, cioè, a seconda delle esigenze degli abitanti e che si sposti di continuo senza che sia la nonna che lei stessa, abbiamo alcun potere di fermarla. Soprattutto rifugge dalla solitudine forzata; dell’essere costretta in un equilibrio precario tra due mondi e non poter condividere il suo destino con le persone vive, che sono soprattutto spaventate dalla morte, così presente nella sua quotidianità. Quando la nonna oltrepassa il cancello delle stelle, Marinka si ritrova sola in quella casa che non comprende e il rifiuto di continuare il lavoro della nonna, spingerà la ragazza a prendere una serie di decisioni sbagliate che però la aiuteranno a trovare il suo equilibrio ed il suo posto nel mondo.

I temi trattati in questo bellissimo libro pieno pieno di suggestioni e temi forti per chi si affaccia all’adolescenza. Identità personale, trovare e accettare il proprio ruolo, la famiglia come contenitore di emozioni contraddittorie e la potenza e forza dei legami di amicizia, riassumono una lettura capace di aggiungere ricchezza anche a noi genitori.
Questo romanzo attinge a piene mani dal folklore della tradizione russa. Mostra pure l’energia di un giro sull’ottovolante che sono gli anni dell’adolescenza, ai quali molti ragazzi arrivano con le cinture di sicurezza slacciate, e nondimeno il senso di inadeguatezza dei genitori di fronte al levarsi dei corpi con un’ansia che sfiora quasi il panico.

Per come la vedo io, l’adolescenza inizia appena nati. Da quel momento, genitori e figli sono in cammino.
E’ lavoro duro della terra. Se si semina, insieme, stima e fiducia, si arriva al fatidico appuntamento senza bisogno di porre rigidi confini da una parte e bisogno di abbattere barriere dall’altra.
Il compito che sento davvero, come madre, non è solo quello di educare mia figlia, quanto farle scoprire chi è.
Per come la giri e rigiri, non è facile nè semplice: costa sforzo, fatica cognitiva e tanta
tanta energia emotiva. Riconoscersi in quella frase che ho letto in rete, e che ho fatto mia: “Ci sono soltanto due donne al mondo che riescono a guardarsi negli occhi, pensando che l’altra sia la più bella del mondo: una mamma e sua figlia. L’una lo specchio dell’altra”, è un traguardo tanto impegnativo quanto appagante. Sembra banale?, beh!, per me non lo è.

Ogni gorno è un giorno nuovo. Vivo questo momento con una sedicenne dal sorriso radioso. L’intensità di quella luce è direttamente proporzionale al tempo che ho investito per inventare me stessa. Mentre in questi anni lei impegnava le sue energie a crescere come figlia, io dedicavo le mie a crescere come madre. Bettelheim ha ragione: si è quasi perfetti ognuno a proprio modo. Molto istinto, certo; ma anche leggendo libri di crescita personale, ragionando su ogni esperienza inedita di mestiere genitoriale e buttando il cuore oltre ogni sacrosanto ostacolo. La cicogna non lascia il libretto d’istruzioni; tantomento un indice per crescere i figli emotivamente sani. Dopotutto, cambiamo anche noi quale che sia la nostra capacità critica di metterci in discussione. Investire su noi stessi, ecco cosa. Crescere come persone ma pure come figure di riferimento. Non si può trasmettere quello che non si è.

In fondo cos’è l’adolescenza, se non un cancello aperto su una nuova dimensione, come quello che Marinka e la nonna tengono amorevolmente custodito in quella buffa casa con le zampe e spalancato al momento giusto?
Anche l’adolescenza può essere percepita così: un passaggio dove si lascia indietro qualcosa, un tempo primario fatto di infanzia, per sporgesi verso un tempo nuovo dove fa mostra di sè un mondo pieno di meraviglia. Prendiamoci sottobraccio con loro: gli anni dell’adolescenza possono fare di noi persone migliori.

Per BookAvenue, Marina Andruccioli


Il libro:

Sophie Anderson, La casa che mi porta via, Rizzoli


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