Tre donne forti

Norah, avvocato trentottenne, torna in Senegal per aiutare il padre malgrado tutto quello che ha subìto a casa sua quando era una ragazza.
Quando lo incontra, sulla soglia della grande casa di cemento, è il crepuscolo e quasi non lo riconosce perché non ha più nulla della sua fierezza, della sua statura e della giovinezza di un tempo. La guarda un po’ perso e sembra quasi che non la aspetti. Porta un vestito verde tiglio, senza maniche, punteggiato di fiorellini gialli e calza degli infradito di plastica. Che cosa strana, pensa Norah, proprio lui così orgoglioso del suo aspetto esteriore appare tanto trasandato. Lui che ci ha sempre tenuto all’apparenza, soprattutto a farsi vedere solo con delle impeccabili scarpe chiuse.

Vederlo così lasciarsi andare, con quei suoi infradito di plastica e gli occhi scavati, lo sguardo lontano, un po’ fisso, è triste. Forse, si domanda Norah, non si ricorda nemmeno che è stato proprio lui a scriverle perché tornasse a trovarlo.

Chi mai avrebbe immaginato che quell’uomo dalle tante donne e dai tanti figli, quell’uomo non bello ma brillante, furbo, impietoso e sbrigativo si sarebbe un giorno trovato così come lo vede ora, solo e forse abbandonato…

Tre donne forti, racconta, come suggerisce il titolo, il destino di tre donne, Norah, Fanta e Khady, che lottano contro un destino avverso per avere una vita migliore. Il tema è la forza interiore, la capacità di resistenza e di sopravvivenza che dimostrano tutte le protagoniste femminili.
Marie Ndiaye riflette con precisione sulla pesantezza insopportabile di certe atmosfere e offre una messa in scena quasi cinematografica e multi-sensoriale, oltre a un flusso di parole che spesso rivelano anche la grande profondità del non detto.

Con questo nuovo romanzo, che in Francia ha vinto il Premio Goncourt, Marie Ndiaye ha raggiunto una rara maestria formale.
Amarezza, sofferenza e disillusione si mescolano, inevitabilmente, grazie a uno stile cucito al ritmo delle circonvoluzioni dell’anima e a un realismo spesso inquietante.

Ho davvero apprezzato la lettura di questo romanzo e lo consiglio a chiunque cerchi qualcosa di originale, di commovente e poetico, ma anche qualcosa ricco di forza e valori.

Marie Ndiaye
Tre donne forti
(traduzione di Antonella Conti)
Giunti
2010

Marco Crestani

"In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose e oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti - una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena… Questo è il tipo di scrittura che mi interessa più di ogni altra. Non sopporto cose scritte in maniera sciatta e confusa…"(Raymond Carver)

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