Uno zaino pieno di gente. I passi di Marco Crestani

Ho parlato spesso dell’esperienza personale del camminare e della ricerca di significato cui do a questo esercizio ogni volta che mi metto in marcia o mi accingo a farlo. In esso, cerco il rapporto tra il camminare con le cose; con il pensare. Camminare, anima le ambizioni di molti a superarsi in una continua fame di senso da dare alla propria porzione di umanità.

Pure l’esperienza che Marco Crestani ha offerto e offre con i suoi libri ogni volta è quella in cui mi riconosco di più riflettendo sul fatto che il viaggio è più importante dell’arrivo e dove la voglia di viaggiare a piedi rappresenta di per sé una propria ricompensa cognitiva ed emotiva. Per l’autore, scrivere, come tento di spiegare di seguito, è camminare lungo una strada panoramica attraverso un paesaggio di storie ed esperienze abbandonate. Camminare, è fare una “deviazione sovversiva”, a dirla con le parole di Rebecca Solnit. La sovversione di Marco Crestani è camminare per amore della storia. Le sue passeggiate sono sentimentali perché cercano l’anima ancora pulsante di chi l’ha preceduto nei passi come raccontano le parole del suo nuovo libro e oggetto di queste righe: “Viaggi affollati di anime invisibili”.

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Il cactus non ha colpa di Roberta Marcaccio

Rebecca ama il suo lavoro che la fa sentire realizzata e le riempie la vita. Come una bella storia d’amore. I colleghi sono la sua famiglia, anche se non è sola al mondo, per lei l’armonia col proprio team è fondamentale. Si percepisce tutta la sensibilità che mette nel rapporto con le persone, persino coi clienti che le vogliono bene. Un legame particolare si instaura con Giuliano, il suo superiore e il suo mentore. Un uomo che lei ammira e che ha un peso decisivo nel suo sviluppo professionale e umano.

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Orario!

Sono in cassa e squilla il telefono, la modulazione dello squillo suggerisce che si tratta di una telefonata interna. Mi aspetto un collega della libreria che mi chieda qualche delucidazione.
Invece no.
“Orario!” afferma una voce dall’altro capo del filo. Non è un collega della libreria; l’accento romano-pugliese e l’affermazione non lasciano alcun dubbio: Michele da Roma.
Mi ricorda che gli devo una recensione.
Ma poi non sono così sicuro di avergliela promessa, ma lui è convinto di sì e si fa prima a scrivere una  recensione che distoglierlo dalle sue convinzioni.

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Tutte le mattine felici si assomigliano. Jonathan Safran Foer

Mettetevi comodi: ci vorranno dieci di minuti per arrivare a fondo pagina.

Leggo dal dizionario Sabatini: casa[cà-sa], sostantivo femminile, 1 Edificio a uno o più piani, di dimensioni e aspetto vari, adibito ad abitazione dell’uomo: c. popolare, signorile || seconda c….etc…, 2 Abitazione, residenza di un nucleo familiare: aprire, chiudere, cambiare c.; cercare, trovare c. || metter su c., andare ad abitare per proprio conto | fare gli onori di c…., etc…, nel gergo sportivo, disputare una competizione sportiva nella propria città o nella città della squadra avversaria || figg. abitare a c. del diavolo, fuorimano | sentirsi a c. propria, a proprio agio | portare a c. la pelle, sopravvivere, salvarsi dalla morte | a c. mia, secondo me, a mio parere | non sapere dove stia di c | c. comune, unione ideale di forze, di intenti, di principi politicamente vicini |, 3 La propria famiglia: saluti a c. || essere tutto c. e chiesa, di persona dedita esclusivamente alla famiglia e molto religiosa >>

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Addio a Naipaul, premio Nobel in letteratura ma non nella vita.

E’ morto a Londra dopo una lunga malattia Sir Vidiadhar Surajprasad Naipaul. Aveva ottantasei anni. È considerato uno dei romanzieri più grandi della nostra epoca e ha vinto sia il Booker Prize che il Premio Nobel per la letteratura nel 2001 con la seguente motivazione: “per aver unito una descrizione percettiva ad un esame accurato incorruttibile costringendoci a vedere la presenza di storie soppresse”. Il grande autore, tuttavia, non avrebbe vinto alcun premio per la sua vita privata se mai ce ne fosse stato uno.>>

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Nathan Zuckerman, David Kepesh e Alexander Portnoy non abitano più nel Connecticut

 

Molti affezionati lettori del più grande scrittore americano, si sono chiesti il motivo per cui ha scelto di essere sepolto al Bard College Cemetery di Annadale; un posto molto bello per passare l’eternità e non molto lontano dai luoghi in cui ha vissuto e amato.

Ha abitato nell’Upper West Side di Manhattan a lungo, spostandosi all’interno del quartiere. Per molto tempo ha vissuto in due appartamenti sullo stesso piano. In uno con l’attrice britannica Claire Bloom, la protagonista di “Luci della ribalta” di Charlie Chaplin, con la quale è stato sposato dal 1975 fino al divorzio nel 1994 – non si si lasciarono bene…–, l’altro è stato il suo studio. Un luogo spartano: una grande stanza, molto luminosa, pareti spoglie, un tapis roulant, una scrivania con una macchina per scrivere elettrica. Poco più in là, un divano e due poltrone.

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Sarah Perry, Il Serpente dell’Essex

E’ il 1893 e il vecchio Seaborne muore, lasciando soli la giovane moglie Cora e il figlio Francis. Mentre le campane di Londra suonano a lutto, Cora non finge di essere triste. Non sa ancora cosa fare della sua nuova libertà, ma la brezza dell’Essex la chiama: hanno appena scoperto dei fossili a Colchester e lei è appassionata – in linea con la moda dell’epoca – di naturalismo e paleontologia. Un vecchio cappotto maschile e stivali comodi vanno benissimo per immerge le mani nella sabbia bagnata: Cora vuole scavare, scavare… scavare alla ricerca di tesori.

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Il cuore scomparso della Mitteleuropa

Con questo articolo Davide Zotto comincia la sua collaborazione con BookAvenue…a sua insaputa.
Dalla redazione un caloroso benvenuto.

Non cercate sullo scaffale della libreria la guida Lonely della Galizia, perché non la troverete. Non chiedete nemmeno al solerte commesso. Sarebbe inutile; forse vi risponderebbe che quella guida non la stampano più. Perché la Galizia è stata inghiottita dalla storia; come è stato inghiottito l’impero Austroungarico di cui era la regione più orientale, come sono stati inghiottiti gli shtetl ebraici che la punteggiavano.>>

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Mio fratello rincorre i dinosauri

Cominciamo proprio da lì: dalla piazzola del parcheggio, uno spazio scelto, che sospende il tempo e consente di fare l’annuncio che merita tutta l’attenzione della famiglia. Per il narratore, Giacomo, si tratta di un momento memorabile: finalmente arriverà un fratellino! Rimetterà in equilibrio l’asse che pendeva verso la fazione femminile di casa: mamma e due sorelle. Quale gioia!

Stessa piazzola qualche tempo dopo. Altro annuncio importante: il fratellino sarà speciale. Per Giacomo, cinque anni, vuol dire solo una cosa: super eroe!>>

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