Gemelli, Aprile 2011

Una bella avventura, ecco che cosa ci vuole! Non parliamo di quel tipo di avventura, per quanto siate naturalmente liberi di concedervi i piaceri che gradite. Ci vuole una piccola meta, e ci vuole che ti ci impegni a raggiungerla. Tu che odi lasciare le cose a metà e che metà delle cose – per pigrizia o eccesso di casini – le devi abbandonare, trova qualcosa che sia alla tua portata. Né troppo vicina che la vedi, né lontanissima, che ti sembri impossibile. Ispirati a una donna che nel 1894 fece il giro del mondo in bicicletta, per vincere una scommessa.

Il giro del mondo in bicicletta, Peter Zheutlin

La mattina del 13 gennaio 1895, una folla trepidante, resa euforica dall’aspettativa, fiancheggiava le strade di Marsiglia per assistere all’arrivo di una giovane, coraggiosa americana di poco più di vent’anni. Mentre la ciclista, minuta e con i capelli scuri, faceva il suo ingresso in città pedalando con una sola gamba – l’altro piede era avvolto nelle bende e adagiato sul manubrio – la bandiera a stelle e strisce sventolava nella brezza da un sostegno improvvisato sul telaio della sua bici (…). Tuttavia la verità, che la gente di Marsiglia ignorava, era che la giovane ciclista di Boston aveva un nome irlandese, in effetti si chiamava Annie Cohen Kopchovsky (moglie di Simon “Max” Kopchovsky), ed era una donna ebrea, lavoratrice e madre di tre bambini di cinque, tre e due anni.

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