Storie di antieroi convalescenti

Tutto bruciato, tutto devastato” è stato, secondo la critica, uno dei migliori prodotti letterari usciti lo scorso anno negli Stati Uniti.
Una raccolta di racconti che vive e respira, una visione eccezionalmente lucida e convincente dei complessi meccanismi della psiche.
Tower Wells
, nominato miglior giovane scrittore del 2009 dal Village Voice, lo storico settimanale culturale (gratuito) di New York lanciato da Norman Mailer, è ancora una promessa (dal talento non comune), ma scrive in modo impeccabile, empatico, profondo, divertente per come descrive l’assurdità spesso esilarante della vita contemporanea.

La sua scrittura può risultare cupamente grottesca, ma è latente il senso di perdita, di smarrimento e di frustrazione.

I personaggi sono tutti degli antieroi “convalescenti” (disadattati e malcontenti per la maggior parte uomini) a cui è venuta meno una relazione importante e il mondo in cui vivono è quello in cui noi viviamo.

Libri come “Tutto devastato, tutto bruciato” catturano una varietà di esperienze vitali che ci fanno capire, con onestà, quanto l’amore sia spesso una lama a doppio taglio.
Matrimoni falliti, genitori negligenti, figli ingrati, abusi sessuali e disillusioni sono al centro della narrazione in una magistrale evocazione della vita quotidiana americana (ma non solo) d’oggi.

Si sentono molto il dolore, il dilemma emozionale, la ricerca della redenzione.
Umiliazione, solitudine e rabbia sono descritte da Tower Wells in modo inflessibile, con affetto e tenerezza anche se c’è sempre una sorta di terrore e di crudeltà in agguato, in attesa di esplodere.

Tower Wells ha trentasette anni e divide il suo tempo tra la North Carolina e New York.
Suoi racconti e articoli sono apparsi sul New Yorker, Harper’s, McSweeney’s, Paris Review, GQ e sul Washington Post Magazine.
Ha ricevuto il premio Plimpton dal Paris Review e due premi Pushcart.

Tower Wells, Tutto bruciato, tutto devastato, 2010, 221 p., rilegato, traduzione di C. Prinetti, Mondadori (collana Scrittori italiani e stranieri).

Marco Crestani

"In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose e oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti - una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena… Questo è il tipo di scrittura che mi interessa più di ogni altra. Non sopporto cose scritte in maniera sciatta e confusa…"(Raymond Carver)

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