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Martedì, 12 Marzo 2013 10:55

Podcast. I Crociati del Jazz. The Crusaders

Scritto da Francesca Schirone

In più di una occasione mi è stato chiesto se c'è un ordine particolare con cui decido di parlare di un artista piuttosto che un altro. La risposta è: No, non c'è. In genere mi avvicino agli scaffali di casa dove conserviamo i dischi e passo le dita sui dorsi delle copertine. La musica passa attraverso esse ricordandomi il contenuto di quel determinato disco. E' una questione di empatia: il disco che fa più breccia di altri, determina la ricerca della settimana. Questo giro è dedicato, per questo, ai Crusaders.

Nel 1961, quattro amici provenienti da Houston si trapiantano a Los Angeles per fare musica. La loro ha aggiunto elementi più distintamente blues allo stile soul jazz con un suono più orecchiabile prova ne è il loro album intitolato The Freedom Sound, pubblicato con una delle decine e decine di etichette aperte nei sottoscala. Questa si chiama Pacific Jazz. 
La band era già al suo quarto nome. Era nata come: i Swingsters, cui seguì il Modern Jazz Sextet, e successivamente come Nighthawks; ora la band si chiama I Jazz Crusaders (I Crociati del Jazz) ed è il nome che rimarrà per i successivi 50 anni) . I suoi quattro co-leader erano: il trombonista Wayne Henderson, il sassofonista tenore (e il bassista occasionale) Wilton Felder, il pianista Joe Sample, e il batterista Nesbert "Stix" Hooper.

Il suono della Jazz Crusaders band fa entusiasti proseliti alla grande, e i loro successivi album li ricompensano con una buona dose di popolarità. La band si esibì regolarmente in decine di concerti. Uno dei loro pezzi, "Young Rabbits",  fu utilizzato come sfondo musicale per la promo televisiva della Ford Mustang. E se c'è una cosa che negli anni sessanta è popolare negli Usa, è proprio quest'auto. Il mio due di copia suggerisce che viene ancora prodotta: è una vera istituzione.

Alla fine degli anni Sessanta, i tempi cambiano così come la band. Agli inizi degli anni 70 arriveranno a integrare i quattro, il chitarrista Larry Carlton ed il bassista Robert "Pops" Popwell che decide di cambiare il nome della band, semplicemente in The Crusaders. La ragione è trovata nel fatto che la parola "jazz" impedito loro di attrarre una base più ampia ascoltatori, nasce di qui un nuovo album apertamente jazz ma intriso di pop, soul ed elementi di r&b: "The Crusaders, vol.1 (Chisa record). Aveva ragione: se i Jazz Crusaders hanno raggiunto un alto grado di popolarità, non è niente a confronto come il successo che ha salutato i nuovi "Crociati". 
Album come Scratch , Southern Comfort , Chain Reaction , Those Southern Knights , Free as the Wind , Images , Street Life , and Royal Jam vendono migliaia e migliaia di copie portando alla band un diluvio di nuovi fan. L'album Street Life's consacra la band universalmente regalando al disco la top hit del 1979. Famosa è l'interpretazione di Randy Crowford.

La loro popolarità ha iniziato a svanire nei primi anni Ottanta, spinta dalla partenza di Henderson. Hooper, poi, lo seguì a breve. La band tentò di sopravvivere senza i suoi fondatori ma ai primi anni novanta, Felder sciolse il gruppo. 
Pochi anni dopo, Henderson e Felder hanno iniziato ad esibirsi insieme, prima come i New Crusaders e, più recentemente, come (ancora) i Jazz Crusaders.

Dalla collezione di casa, consigli per gli acquisti.

Eviterei di comprare i dischi sotto il nome di Jazz Crusaders che vanno dalle origini agli anni 70. Il Jazz è quello di quegli anni: io non lo preferisco. Mentre mi piacciono, e molto, quelli degli anni successivi, pubblicati con il nome più noto della band, ricchi di R&B e fusion. In particolare Royal Jam, e Streey Life. Molto belli sono pure: Life in modern world e Groove Crusade. Potete partire da qui.

Il brano che vi offro da You Tube è: Street Life, con la voce di Randy Crowford. Alla prossima!

I libri.

I Crusaders questi sconosciuti. Ecco perché la sola risorsa destinata a tenere memoria di certa musica è YouTube. Fosse per i libri, li avremmo dimenticati da un pezzo e estinti anche alle nuove generazioni di ascoltatori. Ed è la ragione di questa rubrica.
No book? No party!

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