“Niente di vero” di Veronica Raimo. L’autobiografia ai tempi dei social

Anche se mancano ancora dei mesi alla fine del 2022, sono certa che questo “Niente di vero” di Veronica Raimo si confermerà senza ombra di dubbio il libro più inutile dell’anno.
Inutile perché la trama (parolona) si sviluppa sulla quotidianità pressoché fisiologica della protagonista – mangiare – dormire – cacca – sesso – raccontata in scala 1:1.Inutile perché si tratta di una evidente autobiografia – numerose le analogie, a cominciare dal nome, tra la protagonista del romanzo (parolona) e l’autrice – eppure la Raimo sin dal titolo ci tiene a dire che no, non è la sua storia vera, è romanzata. Quindi si perde del tempo prezioso a chiedersi: ma se questa vita che racconti è romanzata, allora non potevi sforzarti di inventare fatti avvincenti piuttosto che descrivere aneddoti insignificanti come quelli in cui si smarriscono i logorroici?

C’è anche un’altra chance: la vita che racconti può anche essere piatta – “Stoner“ da questo punto di vista ci ha insegnato a essere umili nella nostra pretesa di emozioni forti – ma in quel caso scrivi un libro come Gesù comanda, non un elenco di post di facebook. Perché questo è “Niente di vero”, che sembra autoreferenziale e invece è solo pseudoautoreferenziale: dà l’impressione di essere scritto come una sequenza di post di fb bellini, simpatici, su fatti idioti che si lasciano leggere per poi farsi velocemente dimenticare, con una congiunzione messa qua e là a dar l’idea di un insieme. Una sfilza di paragrafetti come quelli che pubblicano amici con la penna cinica alla Selvaggia Lucarelli che un algoritmo ti mette sotto gli occhi e che alla fine ti rubano due minuti di lettura (“odio le suggestioni… odio le matite…”).
L’insieme, oltre che oggettivamente sticazzi, manca di scheletro, ossatura, organi, sostanza. La Raimo voleva fare la nuova versione di “Lessico Familiare” di Natalia Ginzburg ma ha partorito uno di quei libri che nasce dal web grazie ai post coi like (tipo “Vesuviana state of mind. Guida alle soppressioni e ai misteri irrisolti”, che per inciso è molto più bello del suo). Il risultato finale non è sgradevole ma questo libro (parolone) potrebbe agevolmente prendere il posto del catalogo Ikea in Fight Club, per i coglitori di riferimenti.
Qui e là ci regala delle frasi tipo “le coppie smettono di esistere, le persone no” che puoi trovare sui profili o di quelle che copiaincollano le citazioni da “Perle di saggezza-Pagina di Facebook” o di quelle molto profonde che trascrivono citazioni esistenziali a cazzo che non si sa se le ha dette Henry Ford, Buddha o Irama durante un’intervista al tg2.
Insomma Veronika (come l’alter ego di Veronica protagonista del libro che però non sei tu), sei troppo vecchia per lo Strega Giovani (43 anni, quando finisce la gioventù per questo premio?) e sei troppo giovane per scrivere di te, soprattutto se non hai un cazzo da dire e se non sai nemmeno bene perché scrivi. Come ammetti tu stessa nel tuo finale di libro che doveva terminare, in base agli accordi con gli editori,a pag. 163.
“Scrivere per me è essenzialmente questo. Scrivo cose ambigue e frustranti. Anche le poche favole che scrivevo da bambina erano così. C’era una spiga che era cresciuta in un bosco.
• E com’è successo? mi chiedeva mio nonno.
• Non ne ho idea.
La storia finiva lì. A mio nonno stava bene. A me pure”.
Appost.
 
Ps: L’ho fatto leggere anche a mamma, magari io sono troppo complicata, kmagari quando metto le citazioni è perché le prendo da testi che ho letto. Ma anche mamma mi ha dato ragione a modo suo, ha così sintetizzato: “io veramente non ho capito bene questo libro di che parla”.

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Per BookAvenue. Paola Manduca

Il libro

Veronica Raimo
Niente di Vero
Einaudi editore
2022, pag.176

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