Mikhail Shishkin testimonia la guerra, il dolore, la morte e la speranza. Soprattutto l’amore.

In una intervista recente, lasciando presagire tragicità e speranza, l’autore russo Mikhail Shishkin il cui ultimo libro, Punto di Fuga edito dalla meritoria opera di 21Lettere è oggetto delle righe che seguono, non ha usato mezzi termini contro la nomenclatura del suo paese. Parla della situazione politica come deprimente e, allo stesso tempo, incoraggiante. Dice: “Tutti vogliono essere orgogliosi della propria patria. Ma cosa c’è di cui essere orgogliosi in Russia? Il fatto che la Russia sia tornata al medioevo dal 21° secolo? Ma sento, aggiunge, che il movimento di protesta sta maturando e sono sicuro che un grande cambiamento ci attende nel prossimo futuro”.

Nel tentativo di evidenziare i modi in cui la letteratura e, più in generale, l’arte potrebbero influenzare la prospettiva di chiunque sull’attuale crisi globale dei rifugiati, cui si aggiunge l’ultima a causa della terribile attualità ucraina, basterebbe cercare qualche risposta in uno dei suoi romanzi precedenti. In Capelvenere, non a caso, descrive l’esperienza del rifugiato in modi molteplici. Sebbene i rifugiati ritratti nel romanzo di Shishkin possano non essere “reali”, si basano sui suoi stessi incontri con i migranti quando lavorava come interprete al confine svizzero; lui traduce i loro traumi, le loro lotte e la loro esistenza quotidiana in modi abbastanza veri, tali che hanno segnato i molti lettori.

La dispersione di milioni di migranti e rifugiati in tutto il mondo ha prodotto dibattiti in corso sull’identità nazionale, sulle dinamiche sociali e sui cambiamenti della popolazione. Solo negli ultimi anni, abbiamo assistito a come diversi paesi rispondono all’afflusso di migranti e come queste risposte a loro volta riflettano varie realtà storiche, politiche, culturali ed economiche. Allo stesso modo, i rifugiati stessi provengono da un ampio spettro di background etnici, religiosi e culturali, e questa diversità incarna la natura incredibilmente complessa di questo problema. Non esiste una soluzione facile a un problema che coinvolge milioni di sfollati forzati e altrettanti rifugiati. Tuttavia, le storie raccolte in Capelvenere offrono una prospettiva umana che incoraggia empatia, che trascende le statistiche scavando in profondità nelle esperienze degli sfollati e che enfatizza il potere della narrazione per trasformare le nostre percezioni su un’immane tragedia del nostro tempo.

Il modo in cui parliamo di migrazione, sia tra di noi che nei media, sottolinea il potere delle narrazioni di alterare i punti di vista e, a loro volta, di definire i soggetti di una narrazione, nel bene e nel male.

La guerra e la morte sono ricorrenti nel libro di Shishkin. E’ la grammatica di un tempo troppo nostro per sentirlo come un eco lontano e per questo udibile come lo scoppio delle bombe russe sull’Ucraina. I due protagonisti di Tempo di Fuga: Volodja combatte da coscritto in Cina nella guerra dei Boxer a inizio secolo (che vide anche gli italiani con un corpo d’armata di duemila soldati) in una guerra, quella si, lontanissima e Sasha l’amata lasciata indietro. La loro toccante passione e l’atroce separazione rimanda a quelle cui assistiamo al confine ucraino, dove gli uomini mettono al sicure le famiglie per poi tornare indietro a combattere. In guerra Volodja assiste al disfarsi dei corpi come i liquami che pulisce dalle latrine. Il libro li ritrae in un lungo scambio di lettere che raccolgono il racconto delle loro vite di pace. Lui che aspira alla scrittura, lei dottoressa in un epoca, la loro come la nostra, di passioni tristi.
Lettera dopo lettera il lettore scopre dettagli, storie, immagini; ricostruisce l’immagine dei protagonisti, entra nelle loro vite e nelle loro relazioni. Mentre veniamo attirati ulteriormente nelle realtà fisiche separate di Vovka e Sasha, Shiskin svela con grazia la natura veramente grande e mistica del divario tra di loro e rivela una connessione che trascende i limiti storici e temporali.

Amare è una richiesta incessante dell’innamorato; è uno stato di bisogno, una necessità che inizia con il pianto del neonato e termina con il sospiro del moribondo. Per una sorta d’inerzia temporale, le lettere continuano ad arrivare anche dopo la tragica morte di lui. Il libro ritrae Sashen’ka devastata dal dolore e dal lutto che si trascina in una esistenza ammutolita, diafana di un pallore d’alabastro e muta. Soprattutto chiusa agli altri in una singolarità di scelta che scuote il lettore mentre assiste al suo invecchiamento in attesa di ricongiungersi all’amato in un limbo sconosciuto ai vivi. Qui il laboratorio di scrittura di Tolstoj, così caro all’autore, sembra regolare i conti con la storia in attesa che l’aldilà riunisca i due amanti.

Rara merce il romanzo epistolare di cui s’erano perse le tracce da molto tempo e che rivive grazie alla storia offerta da Michail Shishkin. La lezione dei classici sembrano forzare la mano di questo importante testimone della letteratura russa di oggi regalando a chi legge una importante testimonianza di quanto la scrittura può testimoniare la guerra, l’amore, la separazione e il dolore.

Ieri come oggi.

Per BookAvenue, Michele Genchi

L’Autore

Di Mikhail Shishkin sono stati tradotti diversi libri. E’ uno dei maggiori scrittori russi contemporanei, tradotto in molte lingue, ha vinto il Grinzane da noi ed è il solo autore a cui sono stati riconosciuti i maggiori premi letterari del suo paese.Mikhail Shishkin è una delle figure letterarie russe contemporanee più acclamate ed è l’unico autore a vincere tutti e tre i principali premi letterari russi (incluso il Russian Booker Prize). Qualcuno lo ha definito il più grande romanziere vivente della Russia”. Nato a Mosca nel 1961, Shishkin ha studiato inglese e tedesco all’Istituto pedagogico statale di Mosca. Dopo la laurea ha lavorato come spazzino, operaio stradale, giornalista, insegnante di scuola e traduttore. Ha debuttato come scrittore nel 1993, quando il suo racconto “Lezione di calligrafia” è stato pubblicato su Znamyarivista, che gli è valso il Premio letterario dell’anno debutto. Dal 1995 vive in Svizzera. I libri di Shishkin sono stati tradotti in più di dieci lingue. La sua prosa è universalmente elogiata per lo stile e i suoi romanzi e storie trattano temi universali come la morte, la resurrezione e l’amore. Shishkin è stato paragonato a numerosi grandi scrittori, tra cui Anton Cechov, Vladimir Nabokov e James Joyce. Shishkin porta avanti la tradizione dei più grandi scrittori russi e ammette la loro influenza nel suo lavoro. (da Deepvellum.org)

Il LIbro

Mikhail Shishkin Tempo di Fuga di Mikhail Shishkin
Traduttore:Emanuela Bonacorsi
Editore: 21lettere, 2022
Pagine: 448 p., Brossura

L’Autore

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