Ma la nuova legge sul libro non premia i lettori.

E’ stato approvato in via definitiva dal Senato il decreto legge che disciplina il prezzo del libro. Per la gioia di editori, soprattutto piccoli e medi, e librai, soprattutto indipendenti; sull’entusiasmo dei lettori, invece, si possono nutrire molti dubbi. Il prossimo 1° settembre, con la decorrenza della «legge Levi» (dal nome del primo relatore), finirà l’era degli sconti selvaggi, online, e di quelli «civetta», applicati a prezzi di copertina rialzati.

Il testo, come anticipato , fissa un doppio tetto. I venditori, grandi e piccoli, tradizionali e online, non possono offrire sconti superiori al 15 per cento del prezzo di copertina. Il secondo riguarda gli editori e le loro campagne promozionali, bloccate al 25 per cento di sconto, ma sono sottoposte a ulteriori vincoli: vanno proposte a tutti i venditori, senza favoritismi, non possono durare più di un mese e, comunque, sono vietate a dicembre.

Le associazioni di categoria hanno ribadito grande soddisfazione. Da Marco Polillo presidente dell’Aie (Associazione italiana editori, grandi gruppi compresi), per cui «la legge migliora una situazione fuori controllo», a Paolo Pisanti dell’Ali (Associazione italiana dei librai), che spera inibisca la cannibalizzazione delle piccole librerie ad opera delle grandi catene. A loro volta minacciate dalle vendite online, che in America hanno contribuito al fallimento del colosso Borders.

Facciamo un paio di esempi. Non si potrà più comprare Anna Karenina di Lev Tolstoj (Oscar Mondadori) a 6,60 euro, con uno sconto del 40 per cento sul prezzo di copertina (11 euro). Com’è oggi invece possibile su Amazon. Inoltre, sulla home page di Ibs.it, l’internet bookshop italiano, ieri campeggiava un’offerta quasi da liquidazione, che si chiama «Fuori tutto»: su 150 mila prodotti (non solo libri), sconti fino al 75 per cento. Attenzione, l’offerta è valida «fino al 31 agosto». Che è la vigilia dell’entrata in vigore della «legge Levi», che salvaguarda dunque anche le catene tradizionali.

Ma i veri vincitori sono gli editori piccoli e medi. Volevano una legge «alla francese», con uno sconto massimo addirittura del 5 per cento, ma salutano la «legge Levi» positivamente. Sul blog tematico del gruppo «i Mulini a vento» (Donzelli, Instar libri, Iperborea, La Nuova Frontiera, Minimum fax, Nottetempo, Voland), si saluta una legge che «non è quella che volevamo, ma volevamo una legge e questa è la migliore che potevamo ottenere». E c’è già chi rilancia. Il 22 ottobre a Matera, l’Associazione Forum del libro composta da Laterza, Sellerio, Giunti e Donzelli, lancerà la proposta di una legge quadro sul libro. «Non basta difendere i librai e i libri – dice Giuseppe Laterza – bisogna difendere i lettori, puntando al rafforzamento delle biblioteche, che sono centri di aggregazione sociale e culturale, non solo commerciale. Qui avvieremo una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare – ha aggiunto – che rimetta al centro della politica e delle risorse pubbliche la lettura e i suoi luoghi naturali».

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