Il re del mistero è Wojtyla, non Nesbo

Dimenticatevi la Scandinavia: non è Jo Nesbo il re delle storie misteriose, ma un sacerdote alto e prestante venuto dall’est Europa che si chiamava Karol Wojtyla. Per convincersi che questa non è un’iperbole basta osservare il gran numero di testi saggistici e di inchieste giornalistiche che da diversi anni invade le librerie nel tentativo di portare ai lettori qualche lume in più sulla vita dell’uomo che divenne il più grande papa del Novecento col nome di Giovanni Paolo II.

Spesso si tratta di testi con un intento critico e per questo bisogna dare atto agli autori di un certo coraggio: non è facile parlare di Wojtyla in maniera non agiografica. Il papa polacco è stato una figura di tale spessore religioso, politico e umano da essersi guadagnato ben al di fuori degli ambienti ecclesiali un’autorevolezza trasversalmente riconosciuta e un rispetto personale del tutto distinto da quello che per formalità si tributa al ruolo pontificale. Non significa che la sua vicenda sia al di fuori di ogni analisi, ma Wojtyla è un gigante della storia e i giganti per convenzione non si criticano, a meno di voler rischiare di esserne schiacciati. Gli autori che pubblicano testi di inchiesta su di lui non sembrano avere di queste sudditanze psicologiche, forti del fatto che sulla vita di questo eccezionale pontefice brilla una luce così forte che non può non aver proiettato dell’ombra da qualche parte. A parlare di queste ombre Filippo Gentiloni ci provò già nel 1996 con il suo Karol Wojtyla, nel segno della contraddizione (Dalai editore), ma a pontificato non ancora concluso il tabù su Giovanni Paolo II era ancora inviolabile. Oggi ci riprovano Roberto Monteforte con il suo Popestar (Editori Internazionali Riuniti) e soprattutto Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti con il bel saggio Wojtyla segreto, uscito pochi mesi fa per i tipi di Chiarelettere. Quest’ultimo è un’inchiesta ben documentata che indaga l’uomo Wojtyla prima ancora che il papa, e inquadra con chiarezza gli anni oscuri in cui la vicenda della Polonia, terreno di battaglia di tutti i totalitarismi del Novecento, si è intrecciata con la storia personale del giovane Karol, chiave di volta indispensabile per comprendere i terremoti che segnarono l’assetto mondiale durante il suo pontificato. L’inchiesta diventa più dura – ma sempre documentatissima – sugli intrecci economici tra lo Ior e Solidarnosc, sull’appoggio ai movimenti religiosi integralisti e sull’amicizia imbarazzante che Wojtyla ebbe con Marcial Maciel, il discusso fondatore dei Legionari di Cristo. Considerata la fama di papa moderno e aperto di cui gode Giovanni Paolo II, la parte più interessante del libro resta quella che analizza invece la sua opera di restaurazione interna alla Chiesa. Una lettura pacata e equilibrata che non ha la pretesa di negare la grandezza dell’uomo, ma di restituircelo nella sua autenticità. 

Michela Murgia

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