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Il libro più brutto del mondo
Il libro più brutto del mondo

I libri peggiori secondo il Manduca-pensiero. Agli autori e ai loro editori diciamo: niente di personale e senza offesa: potevate scegliere di non pubblicarlo ma lo avete fatto lo stesso.

(a cura di Paola Manduca)

Con questo articolo, si vuole inaugurare un ciclo didattico su come riconoscere – e aderendo al progetto evitare - un libro brutto. Sarà bene intendersi.

Che cos’è un libro brutto? Un libro brutto è una qualsiasi sensazione tra l’amaro in bocca e la grande delusione, un primo appuntamento andato male, un vestito acquistato e poi mai messo; nei casi più gravi è come un bluff amoroso, di quelli che, per fortuna, non fanno troppo male eppure un pochino pesano lo stesso, perché la brutta fine di una storia non è mai bella. Un amico una volta mi ha detto che prova verso i libri brutti la stessa sensazione di quando da ragazzo giocava a pallone e una partita finiva 0 a 0.

Un libro è brutto quando è ridicolo o quando fa incazzare ed è bruttissimo quando ti lusinga troppo, come certe persone che mentre parli annuiscono in continuazione.

Un libro è brutto quando non ci piace, vale a dire non piace a noi, eppure niente può trattenerci dal giudicarlo oggettivamente brutto. Sui libri sono davvero pochi quelli disposti ad ammettere la parzialità del proprio giudizio, e quei pochi mi fanno paura, perché non hanno capito niente dell’amore.>>

La logica del supermercato è entrata in libreria pari pari all'idea del sistema di offerta introdotto dalle leggi del marketing. E' la società dei consumi, bellezza!, direbbe qualcuno. È cosa ormai consueta agli occhi dei lettori trovarne sempre qualcuna sulle novità, per quanto i libri non siano esattamente paragonabili a un dentifricio. Tutto è utile per vendere una copia in più. La domanda è: siamo certi che funzionino? E qual'è il prezzo che il pianeta deve pagare per il sostegno alle vendite dato da questo straordinario - si fa per dire - mezzo di trasporto (del libro alle casse)? La nostra Paola Manduca ha una opinione precisa, e ce la spiega con il suo solito mordente puntiglio.

Se ne sentiva la mancanza, di una guida personalizzata su Parigi. Perché Parigi, ancora più di New York, si presta a essere una città che ciascuno può far sua, a patto che se ne svelino i segreti. E questi misteri non sono mai sempre gli stessi: variano a seconda di chi li scopra e poi sveli al grande pubblico.

Si va dai segreti dotti di Corrado Augias alle chicche women friendly di Ines de la Fressange (autrice di “La Parigina, guida allo chic”), a loro volta costantemente aggiornate da blogger che aprono finestre su itinerari insoliti ed eventi imperdibili, che basta prendere un aereo e ritrovarsi giusto in tempo al vernissage per la retrospettiva di Jeanne Lanvin al Palais Galliera.

Mercoledì, 26 Febbraio 2014 19:13

GOODBYE, TONY’S GIRL

I titoli tradotti male non sono una prerogativa del cinema: A Venezia un dicembre rosso shocking (don’t look now), Per favore non toccate le vecchiette (The producers), Vogliamo vivere! (To be or not to be) e l’intramontabile Non drammatizziamo… è solo una questione di corna (Domicile conjugal) hanno il loro equivalente letterario, solo che se ne parla meno.
Qui di seguito perciò un elenco di tipologie di traduttori e relative responsabilità: >>

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