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Mercoledì, 12 Gennaio 2011 17:30

Ma guarda il Po

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Se scrivessi che questo libro è la versione padana di Cuore di tenebra, l’autrice, imbarazzata, si sentirebbe in dovere di corrispondermi qualcosa in denaro. Ma Un’Argonauta Contromano di Marina Senesi (Ed. Il Sole 24 Ore) è un diario di bordo che ci traghetta dentro quella stessa aria rarefatta evocata dai ritmi fluviali. Il fumo dell’alba, il sole implacabile di mezzogiorno, i colori del tramonto sono suggestioni che si risvegliano leggendo questo libro. E il fiume lo fa sempre, persino il Po. Anche se il mezzo per navigarlo non è il battello Rois de Belges bensì un pedalò giallo di Naviglio Ticinese. Anche se non è un gioco di immaginazione ma un viaggio davvero compiuto.

In qualità di inviata di Caterpillar (chi non conosce Caterpillar?), Capitan Senesi intraprende nel 2009 un viaggio in solitaria su un tratto del Po, precisamente da Milano a Senigallia (dove si svolge il celebre CateRaduno), per un totale di 28 giorni e 560 km a bordo di un pedalò non truccato, come tiene a ribadire in più punti del libro. Tra l’incoscienza del gesto e i casi della vita - che da soli sono i migliori produttori di aneddoti di sempre - il lettore ride moltissimo nel seguire la cronaca di questo viaggio, che già comincia con un esordio non proprio felice. Perché al momento del battesimo del pedalò, atto doveroso di scaramanzia per ogni partenza su acqua che si rispetti, la bottiglia da sbattere contro la prua non si rompe.

“Stung… Noo, non si è rotta la bottiglia! In diretta su Radio2, Alex Bellini ha impattato una magnum di spumante italiano contro la prua del mio pedalò e la bottiglia non si è rotta! Sento in cuffia Cirri e Solibello che ridono a crepapelle…Stung. Ancora niente. Stung… stung… stung… Mi si gela il sangue nelle vene, rivedo in un attimo tutta la mia vita, ma più che altro rivedo gli ultimi 10 minuti, cioè la telefonata con lo sponsor.
“Mi raccomando, non faccia che non si rompa la bottiglia”
“Ma no, presidente, che dice? Ci mancherebbe…”
“Guardi che rompere una bottiglia al primo colpo è meno facile di quello che sembra: bisogna tenere conto della traettoria, individuare il punto di impatto e poi le bollicine devono poter garantire una pressione sufficiente ad agevolare la rottura, quindi bisogna tenere conto anche della temperatura della bottiglia. Colpisca su un ferro a U o rischia che la bottiglia non si rompa. E guardi che se non si rompe…”
“Ma sììì, stia tranquillo, stia tranquillo…”

(...) Il tempo a nostra disposizione sta per terminare e ancora i bicipiti dell’uomo che ha attraversato a remi l’oceano Pacifico non riescono ad avere la meglio su un Pinot di Pinot”.
Ma mentre ridiamo, dondoliamo insieme all’autrice nella solitudine rarefatta di acqua e alberi, guardiamo attraverso i suoi occhi le sconcezze dell’inquinamento che non ha nessun rispetto né della bellezza, né della preservazione ambientale; conosciamo i suoi compagni di viaggio, quegli italiani finalmente anonimi, curiosi e – me lo si lasci dire – perbene che vivono ai margine del fiume e delle grandi città e che, ascoltandola per radio nei collegamenti quotidiani con Cirri e Solibello, si offrono di accompagnarla per un pezzo del tragitto. E lo stesso Po ci sorprende coi suoi pericoli finemente calcolati eppure sempre imprevisti, e ci culla nel flusso lento delle sue acque che sanno essere anche molto materne, come quando ad esempio lasciano la Senesi tranquilla a godersi il viaggio.

Una volta un’amica mi ha detto: “Sono andata sul Niger che assomiglia spaventosamente al Po”. Non conosco il Niger, ma so che le avventure sono altre, quelle che mollano le prese della paura e della pigrizia e diventano sogni coronati di idee e passioni. Ebbene, questo libro lo è.

Marina Senesi, Un Argonauta contromano, Il sole 24ore

per BookAvenue, Paola Manduca

 

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