Una vecchia storia da rileggere

Shirley Jackson
   Tempo di lettura: 3 minuti

Il 9 Agosto 1965 il “New York Times” annuncia che a Bennington nel Vermont “Shirley Jackson di anni 45, scrittrice di racconti brevi e romanzi, è morta nella sua casa ieri pomeriggio, dopo un apparente attacco di cuore.”
Shirley Jackson si era laureata alla Syracuse University nel 1940 e aveva sposato il critico letterario Stanley Edgar Hyman (la coppia aveva quattro figli).
Casalinga e scrittrice a tempo pieno, è nota per aver scritto “La Lotteria“, un racconto pubblicato nel 1948 dal New Yorker che all’epoca suscitò scalpore e dibattiti diventando in breve tempo un classico che è stato, per almeno due generazioni, una lettura obbligatoria nelle scuole americane.

E’ una storia piena di suspence, stilisticamente pulita e senza fronzoli, in cui spettrale e banale si mescolano bene insieme turbando profondamente chi legge.

In un piccolo villaggio composto da circa trecento abitanti ogni 27 di giugno si tiene una lotteria a cui tutti, tradizionalmente, partecipano.
Sembra il classico giorno di una festa paesana, ma non ci si mette molto a esser presi da una strana sensazione e fino alla fine non si capisce veramente in che cosa davvero consista il premio della lotteria. E’ però latente un’opprimente senso d’angoscia che annuncia qualcosa di terribile.

La Jackson, maestra del racconto breve, esplora le incongruenze nella vita quotidiana, esamina il lato oscuro della natura umana, il pericolo dei comportamenti ritualizzati, la crudeltà del singolo quando si sottomette alla massa. Rivelando il decadimento dell’etica di fondo a seguito di un rito vuoto, seguito da persone di mentalità ristretta.

Citando James G. Frazer e il suo studio antropologico delle società primitive (Il ramo d’oro, 1890), molti critici hanno osservato che la storia tratta anche dell’antico bisogno dell’umanità di trovare un capro espiatorio, una figura su cui si può proiettare ogni nostra indesiderabile qualità per poi distruggerlo in un sacrificio rituale.

Spesso descritta come una maestra del gotico, Shirley Jackson merita di essere riscoperta non solo per l’influenza che ha avuto su scrittori come Stephen King (che le ha dedicato “L’incendiaria” scrivendo in una nota come la Jackson “non ha mai avuto bisogno di alzare la voce”), Nigel Kneale o Richard Matheson, ma anche perché è stata un’anomalia nella sua generazione vagando in profondità nel regno delle tenebre.

Per BookAvenue, Marco Crestani

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Shirley Jackson, La lotteria, traduzione di F. Salvatorelli, Adelphi  (collana Piccola biblioteca Adelphi).

Il libro:

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Marco Crestani

"In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose e oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti - una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena… Questo è il tipo di scrittura che mi interessa più di ogni altra. Non sopporto cose scritte in maniera sciatta e confusa…"(Raymond Carver)
http://libereditor.wordpress.com/

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