Toro, luglio 2010

Una spiccata sensibilità ti rende quasi animista in questo caldo – bollente – mese di luglio. Tendi sovente a commuoverti per qualunque cosa perché tutto ti stimola pensieri belli e premurosi, e allora non c’è niente di meglio de “La leggenda di Redenta Tiria”, un libro pieno di vita mentre racconta di morte, un libro molto asciutto, dove un tramonto dura esattamente quanto un tramonto e dove nessuno si commuove per gli animali, che sono solo bestie. Eppure quanta passione ci troverai dentro questa sorta di antologia di Spoon River in salsa sarda, e quanto lo consiglierai!

La leggenda di Redenta Tiria, Salvatore Niffoi

Redenta Tiria bussò al portone di Micheli Isoppe molte volte. Tòc tòc tòc tòc… Non rispondeva nessuno, la casa sembrava disabitata. I garofani rossi, coltivati dentro grossi barattoli di lamiera appesi al muro, riempivano l’aria di un profumo piccante. Redenta allungò la mano e ne strappò uno. Prima lo annusò avidamente, poi se lo infilò tra i capelli.

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