L’arte perduta della gratitudine

Sdraiata a letto, ecco il momento in cui Isabel Dalhousie, filosofa e direttrice della «Rivista di Etica Applicata», rifletteva sulle azioni che compiamo. Aveva il sonno leggero. Charlie, suo figlio di diciotto mesi, si faceva delle dormite profonde e, ne era sicura, felici; Jamie era più o meno una via di mezzo. Eppure Isabel non faticava a addormentarsi. Quando decideva di dormire, non doveva far altro che chiudere gli occhi e finiva per assopirsi senza troppi problemi. Lo stesso capitava se si svegliava nel corso della notte, oppure durante le ore malinconiche che precedono l’alba, quando corpo e spirito arrivano a toccare il punto di minor attività. Le bastava ricordare a se stessa che non era il momento per mettersi a rimuginare e poco dopo riusciva a riaddormentarsi.

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