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Giovedì, 17 Gennaio 2019 16:05

Il sale dell'amicizia

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Il sale, si sa, dà sapore, ma se sparso sulle ferite provoca dolore.

Pactum salis (Olivier Bourdeaut, Neri Pozza) è un libro sull’amicizia, di come sia sfaccettata, di come possa dare gioia, ma anche dolore. Il titolo, lo si scopre dall’abstract, deriva da un proverbio medievale che definisce  l’amicizia come un patto di sale; e fondamentale era il sale nella società dell’epoca; inoltre quel salis evoca anche la salina della Bretagna in cui è ambientato il libro.

 

Tre sono i protagonisti di rilievo del romanzo, due principali e uno secondario. I primi due Jean e Michel sono chiaramente trasposizioni letterarie dell’autore; basta leggere la scarna biografia dell’autore, pubblicata in copertina, per rendersene conto. Credo che anche il terzo personaggio, Henri, sia una proiezione dell’autore, di come egli vorrebbe essere: un personaggio appartenente ad un mondo superato, con costumi d’altri tempi, che ha come vezzo quello di sfidare tutti a duello, senza avere alcun intento di presentarsi all’appuntamento della tenzone.

L’aura dal sapore arcaico è data sia dal comportamento e dai modi di Henri, sia dal fatto che i due personaggi principali si danno del lei, mantenendo una distacco formale nel rapporto dialettico, distacco che non è però suffragato dagli atteggiamenti, che potremmo definire spesso camerateschi.

Michel e Jean sono due personaggi antitetici: arrembante e alla moda il primo, espressione della decrescita felice il secondo; Jean è colto, mentre Michel manifesta una cultura da dizionario delle citazioni. Sono accomunati da una domanda che entrambi si pongono:  se il loro rapporto si possa definire di amicizia o qualcosa d’altro, di diverso, di indefinibile.

Quando ho deciso di leggere il libro in base alla quarta di copertina non ero molto convinto, ma l’opportunità offerta al romanzo mi ha ripagato. La lettura, con la descrizione dei due personaggi contrastanti e il passare da un ritratto all’altro di capitolo in capitolo,  è stata una sorpresa; mi sono reso conto, dopo poco, che il romanzo mi piaceva e i protagonisti erano ben delineati: dei bei personaggi, che mi incuriosivano. 
Devo solo segnalare una nota dolente: ad un certo punto della narrazione ho riscontrato un cambio di stile, meno raffinato. Anche se sono conscio che questa parte, a mio parere meno riuscita, serva a creare nel racconto un clima di cameratismo tipicamente maschile, credo che l’autore potesse concepirla in maniera diversa.

Superata questa fase, ci si avvia alla conclusione che ripaga delle pagine precedenti, perché il libro ha indubbiamente un gran epilogo che ribalta completamente le carte in tavola spiazzando il lettore.

E alla fine rimarrete stupiti a chiedervi quale vocabolo possa definire lo strano rapporto tra Jean e Michel.

 

per BookAvenue, Davide Zotto

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