Il Grande Romanzo Americano

Oh!, che razza di gente siamo, tifosi! Che razza raggiante, volgare, malmessa, licenziosa, scatenata, furente, farneticante, rapace, rara, avventata, vociante, sboccata, devastata, insaziabile, realistica, ragionevole, ribelle, ricettiva, spericolata, riscattabile, raffinata, riflessiva, rinfrescante, regale, irreggimentata, deplorevole, implacabile, affidabile, religiosa, rimarchevole, negligente, piena di rimorsi, repellente, pentita, ripetitiva (!!!), riprovevole, repressa, riproduttiva, strisciante, ripugnante, repulsiva, rispettabile, risentita, riservata, rassegnata, resiliente, resistente, resistibile, intraprendente, rispettabile, irrequieta, risplendente, responsabile, reattiva, controllata, ritardata, vendicativa, rispettosa, rivoltante, rapsodica, ritmica, ribalda, rachitica, ridicola, retta, rigorosa, dissoluta, risibile, ritualistica, rubizza (agg. arcaico o umoristico [a voi la scelta], che significa «brusco, gagliardo o chiassoso», secondo il New Webster), canagliesca, allegra, romantica, sbrigliata, corrotta, approssimativa, violenta, rissosa, turbolenta, maleducata, pietosa, rude, rovinata, stramba (soprattutto ingl. Nevvero? Slang strano, eccentrico), esausta, nana, crudele!.

Naturalmente, è solo un’opinione personale.

L’opinione di un certo Smith, il cui nome di battesimo è Word.

Philip Roth racconta il baseball come una parodia tragicomica del sogno americano e lo fa attraverso un gioco metaletterario che è giustamente considerato un piccolo classico della narrativa postmoderna americana.
Non è il grande romanzo americano, ma è un grande romanzo americano scritto con un linguaggio immediato, crudo ed estremamente efficace.
Definito da più parti come un romanzo minore di Roth, non è certo un libro facile per i lettori italiani visti i diversi tecnicismi del baseball decisamente non avvezzi alla nostra cultura.
Roth è una figura centrale nella tradizione americana-ebraica e tratta da sempre di assimilazione e identità, di scontri fra generazioni e di tensioni irrisolvibili. Qui, attraverso le vicissitudini di una squadra di baseball americana durante la Seconda Guerra Mondiale, ci rivela un capitolo (secondo lui deliberatamente… “parlo di una riscrittura della nostra storia non meno odiosa di quelle ordinate da un tirannico dittatore straniero. E non di una storia risalente a mille anni fa, ma di qualcosa che ha visto arrivare la sua fine una ventina di anni fa. Sì, parlo della distruzione della Patriot League. Che non ha semplicemente chiuso bottega, ma è stata deliberatamente cancellata dalla memoria nazionale…”) dimenticato del passato degli Stati Uniti.
Leggendolo si sente bene come certi paesaggi politici e culturali d’America siano viziati da una politica assolutamente terrificante che troppo spesso piega la propria storia a bisogni contingenti.
È un Roth ispirato e gli spunti di riflessione sono tanti e attuali. Da leggere attentamente, ma non troppo.

Philip Roth, Il Grande Romanzo Americano, traduzione di Vincenzo Mantovani, Supercoralli, Einaudi 2014.

Marco Crestani

"In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose e oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti - una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena… Questo è il tipo di scrittura che mi interessa più di ogni altra. Non sopporto cose scritte in maniera sciatta e confusa…"(Raymond Carver)

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