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Questa rubrica:

Reading Room è la nostra rubrica dedicata alle cronache culturali e ai libri usciti oltreconfine, in particolare dagli Stati Uniti da dove traduciamo molto.
(a cura di Michele Genchi)

Domenica, 22 Luglio 2018 19:33

Paul Auster, 4321. Cronaca di una sfida

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Questo articolo è stato pubblicato in ottobre 2017. Lo ripubblichiamo a favore di una rinnovata lettura. Ndr.

Recentemente, in occasione della presentazione a Madrid del suo ultimo lavoro 4321, oggetto di questa cronaca di lettura, Paul Auster ha dichiarato che Trump è "un maniaco psicopatico, pericoloso per gli Stati Uniti e per il mondo, un uomo incapace di leggere un libro". La sua dichiarazione è stata salutata con favore e fervore dagli ambienti liberal americani e contestato aspramente, ovviamente, da quelli del tea party. L’America che amo è finita il 9 novembre 2016; quello che rimane del Paese è spaccato in due parti che si fanno la guerra in continuazione incuranti che il loro controverso presidente stia per scatenare la terza guerra mondiale. Come i polli di Renzo nei Promessi Sposi. Uguali.

 

Molti affezionati lettori del più grande scrittore americano, si sono chiesti il motivo per cui ha scelto di essere sepolto al Bard College Cemetery di Annadale; un posto molto bello per passare l’eternità e non molto lontano dai luoghi in cui ha vissuto e amato.

Ha abitato nell’Upper West Side di Manhattan a lungo, spostandosi all’interno del quartiere. Per molto tempo ha vissuto in due appartamenti sullo stesso piano. In uno con l’attrice britannica Claire Bloom, la protagonista di “Luci della ribalta” di Charlie Chaplin, con la quale è stato sposato dal 1975 fino al divorzio nel 1994 - non si si lasciarono bene…–, l’altro è stato il suo studio. Un luogo spartano: una grande stanza, molto luminosa, pareti spoglie, un tapis roulant, una scrivania con una macchina per scrivere elettrica. Poco più in là, un divano e due poltrone.

Giovedì, 24 Maggio 2018 17:55

Il mondo dopo Philip Roth

Definito LLL Living Literary Legend, in occasione della celebrazione del suo 75mo compleanno, Philip Roth ha donato la sua vita alla scrittura. E' scomparso all'età di 85 anni e il mondo è un posto più triste dove vivere da ieri.

Considerato già un grande con i suoi racconti d'esordio Goodbay Columbus, Roth ha scritto moltissimo nella sua carriera differenziando tre aree distinte il suo lavoro. Quella famigliare e autobiografica (leggi Patrimonio, a proposito della morte di suo padre), ha indagato il tempo della società americana con grandissimi romanzi (la Pastolare: un vero capolavoro e gli altri due che seguono, La macchia umana, Ho sposato un comunista), consacrato con Il Lamento di Portnoy, una audace tragicommedia post rivoluzione sessuale, e la grande ironia di Zuckerman: il suo alter ego sulla carta con il quale si è divertito a raccontare molto della sua esistenza di scrittore cui ha dedicato diversi libri fino al Fantasma esce di scena.>>

Venerdì, 11 Maggio 2018 14:28

Come Susan Sontag ci aiuta a capire il presente

La cronaca recente ci vede tutti molto occupati a seguire non senza apprensione le vicende di coppia Salvini-Di Maio e di che fine faremo, invece che volgere lo sguardo a quello che accade in medio oriente dove, Trump prima di altri e a seguire il capo del governo israeliano, sono molto occupati a dare fuoco alle micce di bombe che potrebbero anticipare la fine del mondo di qualche migliaio di anni.

Si sa che l'attuale inquilino della Casa Bianca guarda un sacco di televisione, proprio come il resto di noi. Diversamente da noi però, e in risposta alla visione di alcuni servizi giornalistici sulle vittime di un bombardamento di armi chimiche a Khan-Sheikhoun a inizio Aprile durante la martoriata guerra civile in Siria, Donald Trump ha lanciato una sessantina di missili da crociera sulle regioni settentrionali del paese.

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