Podcast. Belli e dannati vers.2: Jaco Pastorius

Jaco Pastorius potrebbe essere stato l’ultimo musicista jazz del 20° secolo ad avere avuto un impatto così importante sul mondo musicale in generale. Ovunque si vada, a volte anche nei luoghi più improbabili si sente il suono del suo basso per radio, o per gli “stacchi” per la pubblicità in tv o per puro caso, come mi è capitato di sentire mentre attraversavo la strada da un auto a tutto volume Ma è anche l’eco di quel suono inconfondibile in molti dei bassisti in giro per il mondo (credo, anzi, possa essere il timbro più imitato che il suono del jazz abbia mai avuto in precedenza). La forma principale che caratterizzò la musica e la vita di JP fu l’ intensità.. Essere stato il primo ad usare il basso elettrico senza tasti, la sua tecnica innovativa e il suo talento compositivo portarono Pastorius, senza falsa modestia, ad auto proclamarsi “il più grande bassista del mondo.” Sfortunatamente dopo la sua ascesa al vertice seguì una rapida caduta verso il baratro, provocata dall’ abuso di alcool e droghe ed accentuata da una specie di istinto di auto-distruzione.

Jaco ridefinì il ruolo del basso elettrico nella musica. Suonando simultaneamente melodie, accordi, armonici ed effetti percussivi , la sua mano ha fuso jazz, musica classica, R&B, rock, reggae, pop, e punk. La sua incredibile innovazione sul basso si può paragonare a quella di Hendrix con la chitarra, Armstrong con la tromba, e Parker col sassofono. Nelle scuole di musica e nei conservatori di tutto il mondo il suo nome è citato con la stessa riverenza attribuita a Mozart. In molti sono d’accordo nell’ affermare che Jaco ha aperto le porte, e ora noi le stiamo attraversando.

Sono sempre stata invidiosa di mio marito che ha avuto la fortuna di vederlo in concerto a Imola nel 1987 in agosto per la rassegna jazz di quell’anno. Giusto in tempo: Pastorius morì tragicamente il mese dopo in Florida per mano di un pazzo. Della serie: bello e dannato o dannatamente bello (il risultato non cambia: fanno tutti la stessa fine).

Per tutti i nuovi musicisti che hanno dimostrato negli ultimi anni di valere qualcosa Jaco rappresenta il “Duke Ellington” della loro generazione, o di qualsiasi altra cosa.
Jaco per tutti è l’unico del suo genere, senza precedenti, l’unico musicista jazz che dal 1970 è stato conosciuto come primo nome da tutti gli appassionati di musica di tutte le varietà in tutto il mondo. Dalle profondità dell’Africa, dove è venerato dai suoi musicisti quasi come una divinità alle università di musica del pianeta. Fino ad oggi, e forse più che mai, rimane l’unico e il solo. JACO, appunto.

E’ curioso vedere come, in questa epoca di revisionismo globale del jazz, JP abbia anticipato di un ventennio ciò che la parola jazz significa veramente. Quanto JP abbia usato la sua personale esperienza con una “sua” genuina originalità e incredibilmente ricca di una musicalità audace, per manifestare il suono attraverso l’improvvisazione.E oltre a tutto ciò, ha semplicemente svolto, in un mondo che era assolutamente privo di esperienze musicali del “basso”, una sua e nuova “scuola” a disposizione dei musicisti di tutto il globo.
Non mi resta che lasciarvi all’ascolto di uno dei suoi “pezzi” migliori. Buon ascolto e alla prossima (tra due settimane: vado in vacanza).

 

Libri

Con i libri non siamo messi bene ma non è una novità. La sola biografia di Jaco Pastorius in circolazione è pubblicata da stampa alternativa. Frutto di anni di ricerche e interviste, questo libro analizza a fondo la vita e l’arte di Jaco Pastorius, il talentoso e tormentato artista che ha rivoluzionato il ruolo del basso elettrico nella musica d’oggi. L’apprendistato nelle band di rhythm’n’blues, l’ascesa mondiale cori i Weather Report, l’attività solistica e gli ultimi, oscuri anni della sua vita sono raccontati con esemplare ricchezza di dati e testimonianze, in una polifonia collettiva che traccia l’inimitabile traiettoria umana e artistica del più grande bassista del mondo.

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4 pensieri riguardo “Podcast. Belli e dannati vers.2: Jaco Pastorius

  • 7 Luglio 2011 in 16:41
    Permalink

    certo se il pazzo e tuo marito coincidono…è un problema :), scherzi a parte complimenti per la recensione..sempre coinvolgente,
    ciao
    Mara

  • 7 Luglio 2011 in 18:40
    Permalink

    Tra lei e suo marito non so chi è più bravo; mi piacerebbe essere da voi una sera per sentire di cosa parlano due belle teste come le vostre (libri, politica o cose più amene come la spesa o il prezzo delle pesche?) Loredana

  • 17 Luglio 2011 in 18:41
    Permalink

    Jaco soffriva di disturbo bipolare, la malattia che ha causato il suo declino mentale e fisico (accentuato da alcol e droghe ), non si trattato quindi di “istinto di autodistruzione”…ed è morto non per colpa di un pazzo ma di un buttafuori che lo ha picchiato fino a ridurlo in fin di vita. Sul suo sito o su wikipedia.org si trovano informazioni dettagliate

  • 18 Luglio 2011 in 9:28
    Permalink

    non per difendere la recensione di Francesca, ma…un tipo che ti picchia fino alla morte o quasi…proprio normale non è, o sbaglio? 🙂

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