Haruki Murakami, 1Q84

   Tempo di lettura: 6 minuti

Con questo articolo Silvia Bertolotti inizia la sua collaborazione con BookAvenue

E’ rimasta avvolta nel mistero fino all’ultimo la pubblicazione dell’ultimo romanzo di Murakami Haruki. Nessuna promozione, nessun annuncio. Sia da parte dell’autore che della sua casa editrice, Shinchosha, che non hanno nemmeno rivelato alcun dettaglio sull’opera. Una grande attesa che si é risolta per noi italiani qualche mese fa, per i Giapponesi nel 2010. Enigmatico é anche il titolo del libro 1Q84 che farebbe di primo acchito pensare a 1984 di G. Orwell. Un rimando forse. Più che altro una sovrapposizione piena di significati. La lettera Q infatti ha la stessa pronuncia del numero 9 in giapponese (kyuu). Quella Q rimanda anche alla parola inglese question, perché numerose sono le domande che si pongono i personaggi del libro e noi lettori. Il romanzo stesso é un questionare non troppo implicito sulla realtà stessa. Sembra complicato e, in effetti, la struttura di questo libro é stata spesso definita complessa e surreale, ma a dire il vero é paradossale parlare di complessità per Murakami. Forse a livello di contenuti, ma lo stile e i personaggi mantegono sempre una linearità, un’essenzialità, una trasparenza del tutto nipponica. D’altro canto é difficile definire Murakami uno scrittore soltanto giapponese, quand’anche le sue storie siano ambientate a Tokyo, i suoi personaggi si chiamino Komatsu, Aomame, Tengo e non manchino mai descrizioni di chirashi, udon e zuppe di miso.

Ma veniamo al libro, diventato subito nei diversi paesi in cui é stato tradotto un best seller, a vedere il numero di copie vendute. Il quotidiano britannico The Guardian, nella sua rubrica letteraria, parla di ‘epic romance’. Vero é che si tratta di due volumi, quasi fosse una narrazione dalla portata letteraria vasta e in certo senso storica. Ma non è cosi. Più che epica è una vera e propria poetica, che sonda quei territori invisibili e di confine su cui germina l’arte del racconto.
La prima impressione che si ha é che ancora una volta i libri di Murakami ci accolgano con il loro stile limpido e disteso, dove le cose, gli eventi e le dinamiche sembrano sempre essere rassicuranti.
Eppure, dopo le prime pagine, si intravedono delle irregolarità, che appaiono in maniera pacata, sobria, non invasiva. Eppure sono là, frammenti di mistero che si mimetizzano tra racconti realistici e descrizioni minuziose, che tuttavia riescono sempre ad essere leggere e essenziali.
Il termine di ‘realismo magico’ o ‘onirico’ é effettivamente più appropriato, perché quello che avviene é un’esplorazione talmente profonda della realtà che essa diventa sogno.
Gli elementi fantastici si inseriscono con estrema naturalezza nei suoi romanzi, per cui gatti che parlano o coincidenze impossibili diventano la cosa più normale che il lettore si possa attendere.
Murakami crea incantesimi quotidiani, in cui é bello perdersi con gli occhi spalancati e le orecchie ben tese. Tutto é lucido, trasparente nei suoi romanzi, come un sogno dai toni nitidi e chiari.
In quest’ultimo romanzo, oserei direi uno dei piu’ riusciti dopo Kafka sulla spiaggia, l’autore usa ancora una volta l’espediente del doppio intreccio, ossia due storie i cui capitoli si alternano e che poi convergono, coincidenza dopo coincidenza, rimando dopo rimando e sovrapposizione dopo sovrapposizione.
Parallelismi narrativi, strutturali e semantici.
Una storia d’amore, in cui l’amore é l’ultimo elemento che emerge dal racconto.
Le storie infatti si compongono come puzzle, i cui pezzi combaciano dopo lo smarrimento inziale.
Che dire, Murakami é un autore da scegliere ad occhi chiusi, le cui figure sono riconoscibili tra mille personaggi.
Sguardi malinconici, solitari eppure pieni di poesia, che esprimono tuttavia con il loro tipico mutismo e le loro abitudini ritmate e scandite.
Sicuramente c’é sempre un po’ di Murakami Harumi in ognuno di loro e per quello forse, romanzo dopo romanzo, ci sentiamo immediatamente famigliari con tutti essi.
In ogni caso 1Q84 é la perfetta metafora del mondo dello scrittore giapponese: parallelo, sur-reale nel senso di simile eppure leggermente diverso rispetto a quello reale, tanto che spesso non si capisce più se si é nel 1984 o nel 1Q84, questione di sguardi, di particolari dimenticati o dettagli che non combaciano. La dimensione parallela fra realtà e immaginazione é quella appunto della Q di question, che é spiegata in maniera efficace dalle parole stese dell’autore: “We are living in a fake world; we are watching fake evening news. We are fighting a fake war. Our government is fake. But we find reality in this fake world. So our stories are the same; we are walking through fake scenes, but ourselves, as we walk through these scenes, are real. The situation is real, in the sense that it’s a commitment, it’s a true relationship.”

 

Elementi ‘finti’, spesso fantastici, ma personaggi estremamente umani e semplici, nella loro solitudine.
Estremamente malinconico poi, ma senza alcuna tristezza. Come quelle lune di carta che si appendono…”it’s only a paper moon”, come direbbe Murakami stesso, appassionato di jazz.

 

Silvia Bertolotti

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1 commento

  1. Loredana Peretti

    Permettimi di presentarmi: sono una amica e affezionata lettrice del sito.
    Bello come scrivi.
    Benvenuta!

I commenti sono chiusi.