La carta e la realtà

Perché “la carta e il territorio”? Perché la carta è più interessante (e più ricca di vita) del territorio è la lampante rivelazione di Martin Jed, l’artista protagonista del nuovo romanzo di Michel Houellebecq, Premio Goncourt 2010.
Perché la rappresentazione della realtà è più eccitante della realtà stessa…
Jed Martin è un artista di successo, ma poco socievole, imparziale, indifferente a ricchezza e celebrità. Un uomo che fissa i fatti su tela, dice, registrando ciò che c’è.

Un esteta che si rivolge alla pittura figurativa per continuare, attraverso le opere disposte in serie, a sviluppare un inventario del mondo contemporaneo con particolare attenzione per l’economia, la produzione di beni di consumo, il potere del denaro…

Accanto a Jed c’è lo stesso Michel Houellebecq, solitario e nevrastenico scrittore.
Intorno a questi due personaggi viene costruita una nuova architettura estremamente intelligente e perfettamente fluida, una satira pungente del mondo contemporaneo, della sua disperazione, delle regole del denaro e della volgarità… Un’indagine accurata sugli inganni dei media, un documento sulla società, un labirinto ricco di visioni scritto con una irresistibile ironia.

Con “La carta e il territorio” Michel Houellebecq non è meno visionario dei precedenti romanzi (sicuramente meno esplicitamente scandaloso), è forse solo più profondo.
Sicuramente questo libro non ha il profumo di scandalo e della provocazione (in cui si rappresenta il mondo del libero mercato come una gara tra sesso e morte) che ha accompagnato i suoi libri precedenti.
Nelle colonne di “Paris Match”, l’editor e scrittore Gilles Martin-Chauffier ha scritto che leggere “La mappa e il territorio” è come scivolare sul ghiaccio. E, se si cade all’indietro, è per ammirazione. Sì, perché questo è un libro che è riuscito davvero, da un certo punto di vista, a entrare nel mondo di oggi.

Michel Houellebecq, La carta e il territorio, 2010, 360 p., brossura, traduzione di F. Ascari, Bompiani (collana “Narratori stranieri”).

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Marco Crestani

"In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose e oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti - una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena… Questo è il tipo di scrittura che mi interessa più di ogni altra. Non sopporto cose scritte in maniera sciatta e confusa…"(Raymond Carver)

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