La bombetta inconfondibile di Charlot

Tatoo di Charlot di ©marinaandruccioli
   Tempo di lettura: 6 minuti

Ognuno di noi ha una frase-karma che mormora a se stesso per superare qualche ostacolo che la vita inevitabilmente ci mette davanti. La mia, per motivarmi a reagire quando mi trovo a vagare in una sorta di terra di mezzo, quando non vedo la mia stella polare e non so quale direzione prendere, è questa: “non voglio essere una di quelle persone che attraversa la vita senza lasciare qualcosa di bello agli altri.”
Penso, infatti, che non sempre le persone ricorderanno il tuo nome, ma credo convintamente che ricorderanno sempre come le hai fatte sentire.

Un’amica che mi è molto cara, proprio una di quelle bellissime anime che lasciano sempre, dico, sempre qualcosa di bello alle persone che hanno la fortuna di incrociare la sua strada, mi ha consigliato la lettura dell’autobiografia di Charles Chaplin che vi racconto di seguito.

Una bombetta ed un bastone bastano da soli ad evocare il ricordo di un uomo che ha lasciato un segno profondo e bellissimo, nella storia del cinema.

Nato nel 1889 da una soubrette di varietà, Charles aveva un fratello maggiore, Sidney, un’infanzia caratterizzata dalla madre emotivamente fragile, ma tutto sommato serena, come la definisce lui stesso.
Per problemi alla voce, la madre dovette smettere di lavorare in teatro, e questo portò la famiglia a diventare via via sempre più indigente. Lo stato di malnutrizione peggiorò la già cagionevole salute mentale della madre, portandola anche per alcuni periodi in manicomio ed essere così costretta a lasciare i due figlioletti in Istituti per orfani. Sia Charles che suo fratello avevano il sogno di diventare attori e caparbiamente, tra mille difficoltà, ci riuscirono entrambi.
Charles aveva fatto lo strillone, il tipografo, il fabbricante di giocattoli, il soffiatore di vetro, l’usciere. Aveva patito la fame e la solitudine, crucciato per la sorte dell’amata madre in manicomio, spesso costretto a stare lontano dal fratello a cui era molto affezionato, ma non aveva mai perso di vista il vero scopo che lo faceva andare avanti: diventare un attore. Un giorno entrò all’agenzia teatrale Blackmore, a due passi dal teatro Strand, e balbettando chiede se ci fossero parti disponibili per un ragazzo della sua età, e con somma sorpresa venne chiamato poco tempo dopo.

La fortuna gioca spesso un ruolo decisivo nelle vicende della vita. Certo, la caparbietà ed il talento sono stati una costante nella vita del monumentale attore inglese, ma leggendo questa autobiografia, oltre che ripercorrere le tappe della sua incredibile carriera, ho visto il divenire dell’uomo che indossò quella bombetta uguale a nessun’altra e quel bastone con cui interpreta il famosissimo e dolcissimo Charlot. Senza quegli accessori, oggi non avremmo nulla da ricordare.
Continuando nella lettura del libro, ho trovato delle vere e proprie perle; ad esempio, quando a New York, alla firma di un contratto da capogiro con la Mutual Film Corporation, Chaplin dice a se stesso: “Ora sono solo”. Condivide con noi i suoi sentimenti di quel particolare momento; scrive: “Si direbbe che di fronte all’improvviso successo o nelle avversità le nostre reazioni siano le stesse: ci sentiamo smarriti e in preda allo sgomento. Ricordo che un grande attore un giorno mi domandò: Ora che siamo arrivati, Charlie, che cosa abbiamo ottenuto? Arrivati dove?, risposi.”
Ecco che, mentre l’avatar di Chaplin, Charlot, prende forma nei tanti film muti che lo vedono protagonista, iniziamo a distinguere anche l’identità dell’uomo rimasto forse nascosto dalla intensa luce della ribalta i cui tratti emergono evidenti in questa sua autobiografia (*).
Il successo indiscusso, la controversa vita privata, le mogli e i tanti figli, questo libro racconta anche del passaggio del cinema muto al sonoro, e mai come nel talento di quest’uomo, i silenzi si riempiono immediatamente di suoni ed emozioni.
Pare che Einstein una volta disse a Chaplin: “Quello che più ammiro della vostra arte è la sua universalità. Non dite una parola e nonostante ciò, tutto il mondo vi comprende”.

Ancora una volta attraverso un libro mi sorprendo a curiosare nella vita di chi ha lasciato tracce evidenti del suo passaggio in questo mondo. Credo che sia proprio questa la ragione che mi spinga a leggere così tante biografie. Pagine spesso difficili, nelle quali sono descritte storie di anime lacerate dagli eventi. Osservo come quei corpi sono riusciti a ricucire i brandelli delle loro esistenze. Quelle ferite, rimangono: dimorano in zone d’ombra e non scompaiono del tutto. Quel miasma, misto di fatica, di sofferenza e infelicità rimane nascosto anche in quelle persone che hanno raggiunto il successo e trovato motivo per essere finalmente felici. Ragioni sufficienti per lasciarselo alle spalle. Ma non è così che funziona.

Esiste, dunque, una scatola nera del proprio vissuto? Sì, ne sono convita; ma non è solo una questione di come ognuno porti la propria a spasso con la vita. La forza, per chi è capace di raccoglierla, è racchiusa proprio qui: chi ha tanto buio nel proprio passato, emette altrettanta luce, forte e bellissima.

per BookAvenue, Marina Andruccioli

(*)nota dell’autore:
Il regista Richard Attenborough ha diretto il bravissimo Robert Downey jr., nel film Charlot, candidato all’Oscar come migliore attore).


Il libro:

Charles Chaplin,
La mia autobiografia,
Arnoldo Mondadori Editore
ed.2019, pp.538


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