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Lunedì, 21 Ottobre 2013 15:48

L'Italia non è Paese per esordienti?

Scritto da Carla Casazza
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Nel nostro Paese c'è spazio per la letteratura d'esordio? E a quali condizioni?  Cosa puo' fare un giovane scrittore per emergere dall'oblio? Interveniamo nel dibattito con Carla Casazza, non a caso, responsabile della rubrica First Circle del nostro sito.

Due articoli usciti la scorsa settimana - uno a firma di Andrea Bajani pubblicato su La Repubblica, il secondo in risposta al primo di Angelo Ferracuti su Il Manifesto - esprimevano con diversa veemenza e sfumature più o meno intense di amarezza il medesimo concetto: autori esordienti, lasciate perdere e cercatevi un'altra occupazione.>>

Ero alla Fiera internazionale del libro di Francoforte, quando li ho letti. E mentre visitavo stand, parlavo con editori e altri professionisti del settore, mentalmente stavo componendo questo mio intervento. Perchè vorrei dire due parole sull'argomento, anche se fuori tempo nel dibattito innescato.

Sono un "pesce piccolo" dell'editoria ma trovandomene comunque immersa fino al collo sono anche una testimone quotidiana di ciò che accade in questo contesto a livello nazionale. Lavoro principalmente con gli esordienti e quindi ho ben chiara la fatica che si fa, l'erculea enorme fatica, per vedere il proprio romanzo in libreria, e poi - ancora di più - per impedire che lo stesso romanzo sparisca nel dimenticatoio in pochi giorni. Citando la canzone di Morandi "uno su mille ce la fa". E lo dico agli esordienti con cui ho a che fare. Può essere un'affermazione negativa. Ma può anche essere una frase di speranza.

Mi è dispiaciuto che due persone come Bajani e Ferracuti che della scrittura fanno la loro professione (e immagino quindi anche una passione importante della loro vita) scoraggino gli esordienti a continuare a scrivere. Nella desolante situazione culturale italiana consigliare di smettere di scrivere e smettere di leggere è proprio il modo migliore per spegnere gli ultimi fuochi di un glorioso passato che sta tragicamente e velocemente declinando. Finchè ci sarà qualcuno che avrà voglia di raccontare su un foglio (o sullo schermo di un pc) una storia - stilisticamente buona o meno che sia - la letteratura resterà viva. La letteratura, sì, che non è fatta solo di eccelsi autori. Anche perchè molti di coloro che oggi riteniamo eccelsi autori, ai loro tempi erano semplici "scribacchini", affabulatori, che scrivevano spesso per il gusto di raccontare e non si immaginavano che sarebbero in seguito assunti al Gotha della letteratura. Finchè qualche esordiente resisterà tenacemente ai rifiuti e alle difficoltà, avremo la possibilità di scoprire nuovi autori interessanti.

Piuttosto occorre parlare chiaro a questi esordienti, e dire loro come stanno le cose. Se immaginate una carriera letteraria alla Ken Follett, alla J.K. Rowlings, se scrivete solo per diventare ricchi e famosi, lasciate perdere. Famosi, forse, in Italia lo diventerete, ma ricchi mai, perchè nel nostro paese non è possibile vivere esclusivamente grazie ai diritti dei propri libri. Se invece scrivete perchè avete qualcosa da dire, una storia da raccontare, se la volete condividere coi lettori, allora sappiate che il percorso è difficile, duro, richiede pazienza, perseveranza, voglia di darsi da fare e mettersi in gioco personalmente. Bisogna prenderla in modo un po' leggero, con filosofia, senza fare drammi all'ennesimo rifiuto o di fronte ad una recensione che vi stronca. Ma se siete davvero convinti che il vostro scritto valga qualcosa, non fatevi scoraggiare: è un gioco al massacro, certamente, ma uno su mille ce la fa (e forse anche qualcuno in più).

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1 commento

  • Link al commento michele genchi Mercoledì, 23 Ottobre 2013 17:35 inviato da michele genchi

    Ho trovato gli articoli citati da Carla pieni di pregiudizi, non fosse altro perchè entrambi, un tempo, hanno esordito indipendentemente dal percorso professionale e CV. Carla ha ragione: credo anch'io che l'indicatore debba essere il talento e la ricchezza di vocabolario. Se qualcuno sa scrivere belle storie e incontra il favore di un editor capace di scommetterci, non vedo perchè non si debba provare. Carla ha ragione sul "tempo" di permanenza - e quindi di vita - di un libro sul tavolo della libreria: è sempre più breve. Ma sta al libraio saper valorizzare i testi. Il nostro, aben vedere, è un mestiere di destini incrociati, dove ognuno fa la sua parte. BookAvenue pure. Ha dedicato proprio alla scrittura di esordio una rubrica diretta da Carla e un Festival letterario molto visitato. Agli esordienti dico: non scoraggiatevi e difendente il vostro talento.

    grazie Carla.

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