Avventure in Africa

Appena posso rileggo qualche passo di Avventure in Africa di Gianni Celati ed è sempre una piccola grande scoperta.

Con questo libro Celati, intellettuale scomodo ed estraneo al business della letteratura, cerca di raccontare le cose come stanno: quello che non ha visto o incontrato è oltre l’orizzonte, è assente dalla sua tela.

Il risultato è un diario di viaggio scritto in modo originale, autentico, puro, attendibile (“i diari di viaggio come li ho scritti per strada, con revisioni e adattamenti per renderli leggibili… dedicati agli amici che vogliono sapere dove siamo stati, e a quelli che abbiamo incontrato…”).

Avventure in Africa (edito da Feltrinelli nella collana Universale economica) è stato scritto nel 1997 durante un viaggio in Mali, Senegal e Mauritania che Celati ha fatto con il regista Jean Talon. Lo scopo del loro viaggio era quello di fare una ricerca per un documentario sui guaritori Dogon del Centro di Medicina Tradizionale di Bandiagara (nell’alto Mali), ma i due europei si persero presto e trascorsero gran parte del loro viaggio a girovagare senza una meta precisa abbracciando ogni diversità di luoghi, esperienze e persone.

Celati non ha paura di avventurarsi in un territorio inesplorato e racconta i travagli di uno scrittore il cui incontro con l’ignoto e con l’altro gli fa comprendere se stesso permettendogli di ritrovare uno stato di oblio di sé da cui, secondo il suo punto di vista, può nascere la migliore scrittura possibile.

Da rileggere, anche aprendo una pagina a caso…

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Marco Crestani

"In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose e oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti - una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena… Questo è il tipo di scrittura che mi interessa più di ogni altra. Non sopporto cose scritte in maniera sciatta e confusa…"(Raymond Carver)

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