A bordo del Pilar, la barca di Hemingway

   Tempo di lettura: 7 minuti

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In un articolo pubblicato quanche tempo fa ho scritto del libro di Paul Hendrickson, The Hemingway’s boat, ora ripubblicato dall’autore con una nuova prefazione e qualche altra nota. In quell’articolo mi concentrai molto sugli aspetti ludici e sentimentali del premio Nobel americano e della sua barca da pesca, Il “Pilar”, in una specie di biografia doppia. Naturalmente, non scrissi solo di questo. Registravo, in occasione dell’uscita del libro, il punto sull’opera e il dibattito pubblico a 50anni dalla morte dello scrittore. A distanza di qualche anno torno sull’argomento colmando qualche vuoto e curiosità sugli aspetti propri dell’imbarcazione. Avverto quindi i lettori: le righe che seguono sono un omaggio al celebre natante Pilar.

Hemingway l’acquistò nel 1934 appena tornato da un safari in Africa dalla newyorkese Wheeler Yacht Company, nel suo cantiere di Coney Island. Il prezzo pattuito fu di 7.495 dollari ma lo scrittore volle personalizzare la sua barca sulla base del già esistente dodici metri “Playmate”, un nome un programma (“compagna di giochi”), e aveva le idee molto chiare: una grande vasca per il pescato, una doppia motorizzazione (oltre ad un Chrysler da 75 HP venne aggiunto “trolling engine” e lo specchio di poppa venne ridisegnato per facilitare il recupero delle prede: fu abbassato di 12 cm e venne installato un rullo sulla falchetta (si vede nella foto di seguito). Disponeva di un assetto che abbassava il quadro di poppa di 30 cm, e aggiungeva un’onda lunga di grande ampiezza alla stessa per agevolare il traino dei pesci grandi sulla barca. Successivamente Hemingway dipinse lo scafo di nero e fece aggiungere, ma da un altro cantiere, un’aggiunta al fly. Insomma una vera macchina da guerra per il big-game.

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Non a caso Hemingway vinse numerose gare di pesca nella zona Key West – Havana e le Bimini Islands (Bahamas) e conquistò per primo il record per aver pescato sette Marlin in una sola giornata. Ma lo scrittore utilizzò la sua Pilar anche per il servizio di pattugliamento per l’identificazione degli U-Boot tedeschi nelle acque dei Caraibi durante la Seconda Guerra Mondiale (con esiti miseri) poi raccontato anche in Isole nella Corrente. Qualcuno, malalingua, ha raccontato l’attività del Pilar durante il conflitto come gesto di scambio tra il grande autore e grande bevitore di rum e le autorità locali che chiudevano gli occhi sulle sue alzate di gomito.

Il Pilar era all’epoca una barca innovativa: si ritiene sia stata la prima ad avere un flybridge, la parte coperta del pozzetto sul ponte, dotato di timoneria e la prima con stabilizzatori da pesca in assoluto. E’ stata una barca forte, così forte che è sopravvissuta indenne a quattro uragani.

Il Pilar fu anche usato come strumento al servizio della scienza. Ospitò a bordo, per lunghi periodi, Charles Cadwalader direttore del Philadelphia Academy of Natural History e Henry Fowler, il direttore del dipartimento di ittiologia dell’istituto. Lo scopo era una ricerca sulla tassonomia dei Marlin dei Caraibi, e insieme riclassificarono le diverse specie del Nord Atlantico.

Il nome, Pilar, deriva dal soprannome di Pauline Pfeiffer (v. la foto al lato), la moglie di Hemingway ed era anche il nome della donna a capo delle bande partigiane di cui lo scrittore parla nel suo “Per chi suona la campana” del 1940.

Nel 1940, quando Ernest divorziò da Pauline e successivamente sposò Martha Gelhorn (che aveva incontrato in un Sloppy Joe’s, l’allora McDonald, produttore del famoso sandwich con carne di manzo macinata, cipolle, salsa di pomodoro o ketchup, salsa Worcestershire, e altri condimenti), si trasferirono a Cuba e comprarono vila Finca Vigia (Lookout Farm), la casa su una collina che domina L’Avana. Il Pilar era attraccato a Cojimar, un piccolo villaggio di pescatori a est dell’Avana, che è stato l’ispirazione per Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway.

Un giorno mi piacerà scrivere delle mogli di Hemingway. Quando lasciò Cuba nel 1960 con la sua quarta moglie Mary era convinto, sapeva, che sarebbe tornato. Ma l’invasione della Baia dei Porci nel 1961 interruppe il suo ritorno e lo separò per sempre dalla sua amata barca. Dopo la morte di Hemingway nel luglio di quell’anno, la sua vedova regalò Il Pilar a Gregorio Fuentes che aveva servito come suo capitano. Gregorio in gravi difficoltà economiche non poteva mantenere i periodici lavori e costose manutenzioni del Pilar così lo ha affidò allo Stato che gli garantì, fino alla sua morte, un vitalizio per un ristorante e un bar. La figura di Fuentes è servita anche come ispirazione per il personaggio di Santiago, in Il vecchio e il mare. È morto nel 2002 all’età di 104 anni.

Finisco con un ricordo affettivo. La foto accanto ritrae la giovane e bellissima Inge Schönthal, non ancora Feltrinelli, di ritorno da una fortunata battuta di caccia al Marlin a bordo del Pilar. Arrivava da New York dopo un viaggio lungo e avventuroso. La giovane e già famosa fotografa andava a conoscere Ernest Hemingway che allora, nel 1953, a cinquantaquattro anni, aveva già scritto tutti i suoi capolavori ed era una delle massime celebrità letterarie mondiali. La ragazza dalla vita sottile e dal sorriso felice arrivava con una raccomandazione importante, quella dell’editore tedesco Rowohlt, che aveva pubblicato i suoi romanzi. Heinrich Maria Ledig-Rowohlt le aveva dato anche un difficile incarico: cercare di convincere Hemingway a cambiare la traduttrice che lavorava con lo scrittore dagli anni trenta e il cui linguaggio era invecchiato con lei. Finora ad allora nessuno c’era riuscito. Lei, sì.
E’ stato un privilegio per me starle accanto professionalmente per anni.

Il Pilar oggi riposa sul retro di Finca Vigia.

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per BookAvenue, Michele Genchi

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fonti:

Motorboat
, Hemingway’s boat reborn,
Hemingwayhome, The legend of Pilar,
Inside Hook
, Ernest Hemingway’s boat is back


Il libro:


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1 commento

  1. Grazie dell’articolo. Anzi, di tutti e due.
    Un solo piccolo appunto: nell’articolo precedente a questo, in effetti non si parla affatto – o quasi – del Pilar, pur avendo come oggetto il titolo del libro. Lo dico senza spirito polemico alcuno, intendiamoci. Tanto più che entrambi sono molto belli. E’ un pò che seguo le cose che scrivete e mi piacete un sacco.
    Gabriella

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