Hanif Kureishi, Il Budda delle periferie

Torniamo indietro negli anni per riscoprire questa volta un testo apparso oramai una ventina d’anni fa, il Budda delle Periferie, opera d’esordio dello scrittore anglo-pakistano Hanif Kureishi e pubblicato appunto nel lontano 1990.
Rimane in ogni caso un testo attuale e moderno, nonostante nel libro il contesto sia quello della Londra hippie degli anni 70. Ma non solo della capitale britannica si parla, bensì della sua sterminata periferia, che rappresenta un microcosmo non poi tanto diverso da quello che troviamo ai nostri giorni, almeno per problematiche, situazioni e persone. Come dice l’autore stesso: “Londra sembrava una casa con cinquemila stanze, tutte diverse. Il trucco era di scoprire come si collegavano, e alla fine attraversarle tutte”.

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Paul Auster, Le follie di Brooklyn

Le Follie di Brooklyn è stato pubblicato nel 2005. Un romanzo particolare, dove l’ombra del meta-romanzo è sempre presente, ma in maniera meno forte rispetto agli altri libri di Auster. Nonostante qualche rimando biografico – l’autore americano infatti vive stabilmente a Brooklyn da ameno 30 anni – e geografico ai luoghi principali del distretto newyorkese, il testo è essenzialmente un inno d’amore alla passione per la letteratura, alla finzione letteraria e quel “rifugio interiore” che essa è in grado di offrire. E, per ritornare al tema del meta-romanzo, Auster dimostra tutto questo con la sua stessa scrittura, avvolgente, intrigante, attraente.

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Amos Oz, Scene dalla vita di un villaggio

Copertina libroL’ultimo libro di Amos Oz, Scene dalla vita di un villaggio, é stato pubblicato in Italia nel 2010. Non é un romanzo ma bensi’ una raccolta di 8 racconti, otto brevi sonate in sordina, verrebbe da dire, variazioni sul tema del silenzio e accumunate dal fatto che si svolgono tutte nel tranquillo villaggio di Tel Ilan, in Israele. Sulla quarta di copertina dell’edizione italiana troviamo una frase di Haaretz: “Le cose più importanti sono quelle che rimangono non dette, ma che nella notte, nel silenzio possono essere udite”.

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Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata

COPERTINA LIBROChi, dopo aver superato lo scoglio dei primi capitoli, riesce ad avventurarsi oltre, troverà in questo libro emozionanti sorprese, sia letterarie che narrative.
Nonostante le difficoltà iniziali, come dicevo, poiché le sperimentazioni stilistiche che questo romanzo attua sin dalle prime pagine non si possono certo definire semplici e scorrevoli, il viaggio caleidoscopico che s’intraprende in seguito vale tuttavia lo sforzo.
Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer, plaudito come il primo vero romanzo sperimentale americano del 21esimo secolo, è stato pubblicato nel 2002 e poi tradotto in Italia nel 2005. Come spesso accadde, al pubblico è piuttosto noto il film, ma il valore aggiunto è senza alcun dubbio, quello letterario in senso stretto.
Anche perché ritengo, mai come in questo caso, libro e film sottolineino piuttosto aspetti diversi della vicenda. Il titolo del libro è una citazione tratta da ‘L’insostenibile leggerezza dell’essere’ di Kundera, il che ci conferma la coscienza letteraria dell’autore senza pero’ poter avvicinare le estetiche dei due autori.

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Milan Kundera, Un incontro

copertina libro kundera

Un incontro é l’ultimo libro di Milan Kundera, edito in Francia e tradotto in Italia nel 2009.
Non ci troviamo innanzi ad un romanzo ma ad una raccolta di saggi, sull’onda de I testamenti traditi (1993) e L’arte del romanzo (1986), anche se la produzione saggistica dello scrittore ceco nulla ha da invidiare a quella narrativa. L’autore introduce il testo dicendo che si tratta di “incontri tra le sue riflessioni e i suoi ricordi; tra i suoi vecchi temi (esistenziali ed estetici) e i suoi vecchi amori” letterari. Effettivamente ci troviamo davanti a tutti i temi cari a Kundera: la letteratura, la musica, la storia, l’esilio, l’occupazione, l’Europa, l’esistenza e i sentimenti.
Niente di banale, anche il più breve resoconto di uno dei suoi incontri con personaggi e intellettuali, diventa una piccola variazione, dai toni filosofici o letterari.

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Amélie Nothomb, Uccidere il padre

Non poteva mancare, fra le cronache da Bruxelles un articolo su Amelie Nothomb, di fatto la più famosa scrittrice belga. Lasciando da parte il personaggio, una volta straordinariamente eccentrico e originale, ora forse un po’ adagiato sull’immagine di se stessa e delle sue stranezze, l’autrice é sicuramente degna di nota sulla scena francofona e non solo, per la particolarità della sua scrittura e della sua visione del mondo.
Al suo attivo abbiamo ormai una ventina di romanzi, quasi tutti tradotti anche in italiano.
Mi soffermo sul suo ultimo libro, Uccidere il padre, pubblicato in Italia nel 2012 da Voland e in Francia nel 2011 da Albin Michel, il suo fedele editore.

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David Grossman. A un cerbiatto somiglia il mio amore

David Grossman ha recentemente terminato il suo ” tour” europeo iniziato nel 2010 e conclusosi proprio il mese scorso a Bruxelles, per l’ultima tappa. Tour per promuovere il suo ultimo romanzo, ma non solo. L’esperienza di ascoltare dal vivo e incontrare David Grossman rimane sempre qualcosa di affascinante e di unico al di là dell’occasione e delle spesso imbarazzanti domande poste dai giornalisti (soprattuto riguardo la sua vicenda personale), perché la profondità, l’umanità e la sensibilità della persona trascendono il ruolo dello scrittore, per arrivare semplici e dirette all’ascoltatore. Non si tratta del carisma o della personalità, ma del valore e del contenuto delle sue parole che non sono quindi solo prerogative dei suoi libri.

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