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Giovedì, 29 Aprile 2010 18:09

Alice Munro, In fuga

Scritto da Marco Crestani

Alice Munro ha scritto di volere fortemente che «il lettore assista a qualcosa di straordinario - non in quello che succede ma nel modo in cui succede.»
“In fuga” riunisce otto racconti di Alice Munro, tre dei quali sono legati fra loro per la presenza dello stesso personaggio in differenti momenti della sua vita.
I racconti, costituiti come episodi, sono tre: “Fatalità”, “Fra poco” e “Silenzio”.
Uno stile impeccabile, nitido, energico, quello della Munro che confonde sempre il lettore con la sua spavalda purezza.
Il racconto ha un andare sommesso, l'autrice in poche parole sa delineare uno stato d'animo, un tratto distintivo, un episodio e può condurti là dove un fatto repentino, impensato oppure auspicato, trasforma il rapporto del personaggio con la realtà.

«Voglio che la scrittura mostri come sono complicate le cose e sorprendenti. Voglio emozionare i lettori, ma senza trucchi. Voglio che pensino sì, quella è vita. Perché è la reazione che ho io di fronte alla scrittura che ammiro di più. Una sorta di meraviglioso sbalordimento».
Il racconto iniziale, che dà il titolo alla raccolta, analizza i diversi sentimenti di una giovane donna che per amore ha rinunciato ai propri sogni e perciò tenta di fuggire da quella vita. Una fuga temporanea e senza uscita. Nel racconto intitolato “Passioni”, invece, la protagonista, promessa sposa al classico giovane di buona famiglia, si concede un bizzarro e sconclusionato viaggio in macchina con il fratello di lui, medico alcolizzato e donnaiolo. È un racconto indicativo del modo di scrivere della Munro sia per il continuo passare dal presente al passato che per la presenza di una svolta improvvisa che avrà notevoli conseguenze sul futuro della donna: «Descrivendo in seguito quel passaggio, quel cambiamento nella sua vita, Grace avrebbe potuto dire – anzi, così in effetti diceva – che le era parso di sentirsi chiudere rumorosamente un cancello alle spalle. Ma allora non percepì alcun clangore, solo un’onda lieve di acquiescenza che le percorreva le vene, cancellando con dolcezza i diritti di chi era rimasto indietro».
Anche “Rimetti a noi i nostri debiti” ha una protagonista femminile: questa volta però è una ragazzina, Lauren, obbligata dai genitori (nevrotici, perbenisti e, ancora una volta, molto, troppo ordinari) a vivere in un paesino a suo dire privo di significato, ai margini della foresta. La famiglia serba però un angoscioso segreto, che l’incontro con quella che sarà, per poco tempo, l’unica amica di Lauren, la barista dell’albergo Delphine, porterà a scoprire.
I racconti di Alice Munro sono stati spesso definiti come «perfetti», sia dal punto di vista stilistico, che narrativo, descrittivo e dei contenuti. Non so se la definizione si possa attribuire a tutta opera della scrittrice dell’Ontario; certo è che “Scherzi del destino”, se non arriva alla perfezione, ci va molto vicino. E’ stupenda la descrizione di un amore appena accennato, nutrito nella solitudine per un anno dalla protagonista, Robin, ventiseienne orfana che vive con una sorella malata nella provincia canadese degli anni sessanta, appassionata di teatro, unico svago di una vita piuttosto vuota. L’amore per lei sfuma, in un attimo, così come si era appena mostrato. Si dissolve per uno stupido scherzo del destino, che si manifesterà, ancora una volta, con un salto temporale al presente, capace di dare a quell’episodio fuggevole, ma determinante di tanti anni prima un aspetto nuovo e derisorio.
“Poteri” è francamente, pur nell’indubbio interesse, il racconto più faticoso della raccolta, forse per la ricomparsa di un elemento soprannaturale, i poteri del titolo, che staccano il racconto da quel «realismo delle piccole cose» che è la vero leit motiv della narrativa dell’ultrasettantenne scrittrice canadese.< br/> Giustappunto «le cose nelle cose» sono il fulcro dell’opera di Alice Munro, perché munite «di una complessità infinita»: «Forse ciò che voglio dire – ha detto l’autrice in una intervista recente – è questo: la vita ordinaria è tutt’altro che ordinaria. Scrivo di persone normali, nel senso che non fanno grandi professioni, come la maggior parte di noi. Ma nessuno è ordinario». L’intera esistenza è spesso racchiusa in piccoli dettagli, che possono causare brusche virate, senza alcun preavviso, verso la felicità, ma più spesso verso il dramma, la tragedia, la rottura, il radicale cambiamento e, dunque, il fatalismo: «Cose che succedono più o meno a tutti. A volte raccontarle nel modo in cui avvengono provoca tristezza. Io non la cerco apposta, ma sono convinta che nella consapevolezza ci sia sempre un po’ di redenzione». Alice Munro, In fuga, Ed. Einaudi, trad. Susanna Basso, pagg. 312.

 

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