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Mercoledì, 26 Aprile 2017 10:41

H.D. Thoreau. Il cammino dell'uomo

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Thoreau ha detto con grande anticipo le cose che oggi leggiamo sui libri di Serge Latouche in fatto di descrescita. La semplicità collettiva è fondata sull'idea che una "vita semplice" con risorse e consumo di energia ridotte, è una valida alternativa alla cultura del consumo.

L'idea, aggiungo, è che la vita "semplice" migliora non solo la nostra vita, ma la vita dei nostri contemporanei - a patto che anch'essi aderiscano a questo modello - e degli altri che verranno dopo di noi. Per non parlare di come questo codice comportamentale contribuisca a salvaguardare il nostro pianeta dalla catastrofe ambientale verso cui stiamo… marciando tutti con grande entusiasmo.

 

 

Non dobbiamo solo scendere dal treno del consumismo mollando l'dea del "business è vita" ; dobbiamo, invece, esplorare modelli alternativi di vivere, sperimentando creativamente nuove vie di sviluppo sostenibile.Abbiamo a disposizione una limitata quantità di tempo di vita e Thoreau suggerisce di non sprecarla. Il grande autore anticipa che la nostra società - quella dell'800, tempo in cui egli è vissuto, come quella di ora - ha generato nuovi bisogni in relazione alla propria crescita. Questi nuovi bisogni hanno, di contro, generato la necessità di produrre di più sottraendo molto più tempo a disposizione degli individui, barattato con l'accumulo di nuovi beni.

 

Ha avvertito che se i propri bisogni materiali possono insinuarsi a tempo indeterminato, una settimana di lavoro non potrà mai diminuire e potrà solo aumentare, nonostante i considerevoli aumenti di ricchezza e progresso tecnologico.
Del resto ha sperimentato e offerto come esperienza, che sei settimane di lavoro potevano bastare a soddisfare i bisogni primari riassicurandosi la libertà tanto cercata da dedicare allo studio e non avendo nulla da invidiare al successo professionale di altri magari molto ricchi, ma privi di qualsiasi interesse intellettuale alternativo alla sola cultura del "produrre capitale".

Il fatto che Thoreau era in grado di provvedere ai sui bisogni lavorando solo due mesi l'anno, dovrebbe avere un effetto provocatorio verso coloro che lavorano 50 settimane l'anno, in posti di lavoro non sempre all'altezza delle proprie aspettative e con la consapevolezza che, nonostante tutto, non stanno/stiamo andando da nessuna parte.

Anche se, suppongo, il tempo di lavoro di Thoreau era in qualche modo distorto, credo che le sue argomentazioni abbiano bisogno e meritino ancora qualche riflessione. Dal punto di vista dell'economia alternativa, stiamo facendo un "buon affare" a mantenere i nostri livelli di vita così elevati a tal punto da dover essere costretti dalla "maledizione del lavoro" e a lavorare così tanto? O semplicemente non siamo più liberi a tal punto da non essercene accorti?

Tutti i suoi libri ebbero - e hanno - questa cifra. Camminare, nacque per essere la relazione di una conferenza e fu pubblicato solo dopo la scomparsa di Thoreau. Anche in questo libro i temi ricorrenti del rapporto uomo natura sono il centro del pensiero dell'autore. Invita quasi liricamente a trovare l'essenza di ognuno persi nella bellezza delle foreste, dei fiumi e dei campi e di come questa, restituisca grande conforto e stimolo per gli individui.

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2 commenti

  • Link al commento Loredana Peretti Giovedì, 02 Aprile 2015 16:37 inviato da Loredana Peretti

    E' molto tempo che manco ma non ho staccato la spina da BookAvenue. E' davvero assai interessante quello che scrivi. Avevo letto Walden a suo tempo e mi era particolarmente piaciuto. Seguirò ancora una volta il tuo consiglio. Un caro bacio casto.
    lory

  • Link al commento Bartolomeo Di Bartolomeo Martedì, 31 Marzo 2015 17:00 inviato da Bartolomeo Di Bartolomeo

    Decrescita. Con questa parola ci si riferisce a qualcosa di completamente nuovo, che porti ad un cambiamento radicale della situazione attuale in cui la felicità e il benessere delle persone vengono misurate con un indice puramente economico, il Pil, che, in realtà, misura la ricchezza secondo un metro prettamente capitalistico, dimenticando che il ben-essere di un popolo non coincide con il ben-avere. Ormai è un dato di fatto che, seppur abbiamo una quantità enorme di oggetti e abbiamo prospettive di lunga vita, la nostra serenità non è maggiore (anzi..) di quella dei nostri genitori o dei nostri nonni e la nostra felicità, è evidente, non è direttamente proporzionale al Pil. Il tuo articolo coglie puntualmente il tema e ti ringrazio per una rinnovata lettura del libro di Thoreau. BB

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