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Mercoledì, 26 Marzo 2014 13:24

António Lobo Antunes. Duca dell'ordine del Coccodrillo.

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António Lobo Antunes insieme a Saramago è considerato il più grande scrittore portoghese ma, a differenza del suo collega, non ha vinto (ancora) il Nobel ...ed è ancora vivo. Ha esercitato la professione di medico psichiatra in un ospedale della capitale lusitana e ha partecipato alla guerra coloniale, in Angola, come tenente-chirurgo, un'esperienza che ha più volte rievocato, soprattutto nei suoi primi libri. Considerato uno degli autori europei più importanti, le sue opere sono tradotte in molte lingue.

 

Dei suoi innumerevoli lavori, alcuni sono molto famosi anche da noi, tra i quali cito per un invito alla lettura: "L'ordine naturale delle cose", "In culo al mondo", "Lettere dalla guerra" e "Spiegazione degli uccelli". Trovatevi una libreria decente per comprarne qualcuno.

Il suo lavoro è riconosciuto universalmente con i prestigiosi premi che hanno testimoniato i suoi libri, tra tutti il premio Camões per il contributo alla lingua portoghese. Una delle cose curiose della sua vita, tuttavia, è che nel 2001 è stato insignito del titolo di duca de Cocodrilos (trad. duca del coccodrillo) dal sovrano del Regno di Redonda: l'unico regno al mondo dove si succedono Re letterati. Se volete saperne di più su questo regno leggete Wiki: vi farete anche un sacco di risate. Una cosa interessante da sapere è che il secondo Re succeduto al fondatore è stato lo scrittore Shiel: quello di Nube purpurea. L'ho scoperto giusto facendo ricerca su Redonda. Ma si leggono anche molte altre cose.

Lobo Antunes non ha difficoltà a parlare di se stesso come un poeta mancato - e per questo frustrato – per non avere il talento necessario per dire in un solo verso quello che riesce a dire solo in 200 pagine di prosa. Certo, di prosa calibratissima e densa densa "romanzesca" piena di suggestioni (e pertanto bisognosa di un trattamento speciale da parte di chi voglia tradurla in un altra lingua).

"Arcipelago dell'insonnia" è uno di quei libri, appunto, pieno pieno; racconta il dominio esercitato da un solo uomo su una vasta comunità rurale. Ci ricorda un suggerimento che Lobo Antunes dava in un precedente romanzo, quello, cioè, di vagare attraverso le sue pagine come in un sogno, perché dalla somma apparentemente contraddittoria delle sue luci e delle sue ombre avremmo trovato il senso profondo. I personaggi che si incontrano, che incontriamo, e che comprendono tre generazioni lungo un arco di tempo che decorre tra la prima guerra mondiale e la guerra dei garofani, offrono identità confuse. Di molti di loro sappiamo a mala pena il nome: Jaime, Hortelinda, Maria Adelaide, e le atmosfere ossessionate in cui si muovono. sono segnate da ripetuti riferimenti a un uccello: il tucano, che Lobo Antunes traghetta dall'uno all'altro dei suoi romanzi come una sorta di testimone identitario dei suoi scritti. Bello e difficile.

Lobo Antunes ha sentito da sempre la vocazione dello scrivere. Suo padre, brasiliano, medico-neurologo e professore universitario ha avuto gioco facile sul suo primogenito che divenne psichiatra per non fare il medico ma voleva essere scrittore fin da piccolo, sapendo che non sarebbe stato facile. Trascorsero moltissimi anni prima del suo libro di esordio: Memoria dell'elefante e molti altri ancora prima di trovare un proprio stile e voce.

Quella voce che prende corpo dentro lo scrittore. In una intervista su Repubblica di qualche tempo fa ha raccontato che a volte, a inizio mattina, deve aspettare tre o quattro ore prima che questa voce cominci a parlare. Ha spiegato che è come scrivere sotto dettatura ciò che viene ordinato di scrivere. Sembrerà un po' folle, ma questo è quello che fa ed è quello che è Lobo Antunes. Conosco questa pena: il mio amato Alberto Bevilacqua mi raccontava la stessa cosa. Il suo sillabario creativo per questi tempi tristi manca tantissimo. A proposito di questo: lo scrittore portoghese in quell'intervista racconta, tra le altre cose, che non ha mai capito in cosa consista davvero il sistema creativo. Quando era uno studente di medicina ha letto moltissimi libri sui processi creativi e, a detta di lui, non ha mai trovato una spiegazione soddisfacente.

Probabilmente rimarrà sempre un mistero per lo scrittore.

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