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Mercoledì, 27 Dicembre 2017 11:19

La figlia del partigiano O'Connor di Michele Marziani

In certi casi la vita ci riserva delle svolte inaspettate, che possono stordire oppure dare una nuova sferzata di energia, o entrambe le cose.
È quello che accade a Pablita O'Connor, vedova sessantenne che vive nelle Alpi piemontesi e si porta dietro un nome ingombrante. Nome che è il ricordo più vivo dell'amato padre, Malachy O'connor, partito dall'Irlanda nel 1936 per combattere accanto agli antifascisti durante la guerra di Spagna e finito, poi, a fare il partigiano sui monti dell'Ossola.
Proprio per percorrere le tracce lasciate dal padre, per capire qualcosa di più delle proprie radici, Pablita parte per un viaggio avventuroso e imprevedibile che le riserverà incontri speciali la cambierà per sempre.

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Lunedì, 27 Agosto 2018 02:20

Le tre del mattino

di Bruna Mozzi

E’ la notte il momento che Gianrico Carofiglio sceglie per questo suo romanzo; le tenebre che, con il loro trascorrere, fanno avvicinare i due protagonisti, un padre e un figlio. Forse, dopo, i due non saranno più come prima: un ragazzo adolescente che cresce e un uomo sulla cinquantina che matura.

E’ l’età topica di tante coppie di padri e figli, da Telemaco che cerca il padre Ulisse a Zeno che con il padre litiga fino a riceverne uno schiaffo sul letto di morte a Kafka che accusa il genitore di avergli imposto una vita non voluta. Un evergreen che hanno affrontato anche i contemporanei: ad esempio il Michele di “Io non ho paura” o la giovane figlia nel romanzo “Pura vita” di De Carlo.

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Martedì, 20 Giugno 2017 05:56

il prezzo del sogno

Nell'America degli anni Quaranta, Pat (Patricia Highsmith) è una sorta di malvivente: determinata e spietatamente libera, ama le donne e vuole fuggire da ogni ipocrisia. È scappata dal Texas e da una madre autoritaria e accentratrice per inseguire il sogno di diventare scrittrice: nei salotti letterari si sente fuori luogo e in grande imbarazzo, ma ha una prontezza e una perspicacia uniche, oltre a un talento straordinario. Per lei la vita e la scrittura – che è piacere, felicità, beatitudine, qualcosa di incredibile che fa sentire vivi – si fondono tra loro nutrendosi l'una dell'altra in modo prodigioso. È questo il prezzo del sogno: è inquietudine, cura, impegno, ma anche frustrazione e inappagamento.

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Giovedì, 25 Maggio 2017 12:41

Una piccola rivoluzione, molto borghese

“Il Giovin Signore si trova ad agire in un contesto e in un tempo nei quali qualcuno si permette di mettere in discussione i privilegi del suo stato e i diritti del suo casato. Educato nella ferma certezza del suo rango, affronta le contestazioni e i nemici con l’assoluta sicurezza del suo buon diritto. Nel  nuovo mondo in cui si trova a vivere e ad agire, la sua fermezza inconcussa appare come boria violenta e alterigia irresponsabile. Con l’educazione tardofeudale finisce per essere sfasato rispetto al suo tempo. Ogni questione finisce per sembrargli una questione d’onore. Sembra non aver capito che nell’Ottocento per tutelare efficacemente i propri interessi deve servirsi freddamente di avvocati e tribunali, e non usare in modo sanguigno di bravi e randelli.”
Federico Bozzini, Nobili, borghesi e contadini in un conflitto di paese, Mazziana, Verona, 2016, p. 39.

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Lunedì, 12 Settembre 2016 13:15

Simona Vinci ha vinto il Premio Campiello 2016

Simona Vinci, con La prima verità (Einaudi), si è aggiudicata il premio Campiello 2016. La giuria composta da 157 donne e 143 uomini ha assegnato 79 voti alla scrittrice milanese, in un'edizione dopo anni "al femminile". Era infatti dal 2010 che il Campiello non andava a una donna, in quell'occasione a vincere era stato Accabadora di Michela Murgia (Einaudi). E quest'anno anche il premio giovani è stato assegnato a una scrittrice, una liceale milanese di 17 anni.
Vinci, alla sua terza finale, ha staccato di 13 voti Elisabetta Rasy, con Le regole del fuoco (Rizzoli), che alcuni mesi fa a Padova al momento della scelta della Cinquina finalista era stata nominata al primo turno. Terzo, l'outsider Andrea Tarabbia (Il giardino delle mosche edito da Ponte Alle Grazie) che era entrato alla nona votazione patavina.

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Giuseppe Lupo possiede un dono: quello di giungere direttamente al cuore del lettore, evocando con enorme sensibilità scene di vita quotidiana e altre tratte da una autentica capacità creativa. Ho letto molte recensioni e le ho trovate tutte appropriate e di spessore, ma, a mio avviso, questo è un libro che non si può solo raccontare, ma "attraversare" e "incontrare"

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“Io Leggo Perché…”

Il mese scorso fui attirata da un grande pannello all’entrata di una libreria. I passanti potevano prendere un foglietto, scrivervi la loro frase e attaccarlo sul pannello. “Io Leggo Perchè ho bisogno di sognare”, “Io Leggo Perchè il viaggio in metro è lungo”, “Io Leggo Perchè voglio dimenticare mia suocera”…>>

 

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Venerdì, 05 Agosto 2016 00:00

Quando lo sport è carogna

Senza paura è una storia d'amore.
L'amore perverso per una passione, l'amore che trasmigra e rimbalza tra generazioni, l'amore per chi non c'è più, l'amore inespresso e quello letale. E la storia è una di quelle che ti prendono allo stomaco perchè non è inventata, è vera e terribilmente recente.
Ancora una volta Flavio Pagano scrive di sport. Ma non di epiche maratone di inizio '900 nè di eroici incontri di rugby. Questa volta è diverso perchè, forse, a ben vedere, l'autore non racconta lo sport, racconta il calcio.

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Come costruire una perfetta macchina del fango. Come prepararla e utilizzarla.

Ingredienti.
Un investitore (di facciata o vero che sìa). Dategli un nome: Vimercate e un titolo, Commendatore.
Un direttore di testata. Simmei di nome (e Machiavelli di fatto)
Un giornalista miserabile, un relitto di infima categoria come caporedattore. Date anche a questo personaggio un nome: Colonna.
Un gruppetto di cronisti della stessa categoria di cui sopra, buttati fuori da mille giornali per incapacità manifesta e/o fannulloni per scelta e, possibilmente, scemi inconsapevoli.  Meno uno.
Una redazione con un nome: Il Domani

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Lunedì, 19 Gennaio 2015 15:46

Enzo Gaiotto. Solo me ne vo per la città.

Un figlio assiste la madre, Annina, in fin di vita. In un lungo flashback che parte dalla Prima Guerra Mondiale e arriva fino ai giorni nostri, sullo sfondo di Livorno e di un’Italia che cambia, riviviamo la storia travagliata di Annina intrecciata a quella del figlio, che di fronte alla malattia della madre si ritrova a soppesare i propri errori.
Una vita difficile, quella di Annina: nata nella campagna di Garlasco, figlia illegittima di un tenente e adottata da Rino, operaio in una vetreria di Livorno. Crescendo si innamorerà di Toni, cantante dalle alterne fortune con cui concepirà il protagonista della storia, e poi di George, un ufficiale inglese arrivato in Italia per la Seconda Guerra Mondiale. Qui Annina si troverà di fronte a un bivio e dovrà compiere una scelta dolorosa.

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