tu sei qui: Home Letture Sara Capatti. La ragazza con gli occhiali di legno
Lunedì, 22 Giugno 2015 16:17

Sara Capatti. La ragazza con gli occhiali di legno

Scritto da Sivia Belcastro


“Io Leggo Perché…”

Il mese scorso fui attirata da un grande pannello all’entrata di una libreria. I passanti potevano prendere un foglietto, scrivervi la loro frase e attaccarlo sul pannello. “Io Leggo Perchè ho bisogno di sognare”, “Io Leggo Perchè il viaggio in metro è lungo”, “Io Leggo Perchè voglio dimenticare mia suocera”…>>

 

 

 

Fui inondata di ricordi. Mi resi conto che ciascun libro che avevo amato era – a modo suo – un grido sul potere salvifico dell’immaginazione e della parola. Pensai all’ultimo che avevo comprato, che giaceva da giorni sulla mia scrivania. Non avevo ancora avuto il coraggio di aprirlo: oltre a sentire un’empatia dolorosa per la storia, mi chiedevo come avrei potuto avvicinare i lettori a un libro del genere. Come li avrei convinti che questa storia li riguardava? Mi venne in mente La Strada di Cormac McCarthy. Il libro che avevo sul tavolo cominciava con parole che sembravano rubate al padre del romanzo: “Ho freddo, molto freddo”. Ma come diavolo aveva fatto McCarthy a convincerci che l’Altro non esisteva?! Come ci aveva convinto che quel padre e quel bambino che trascinano un carrello della spesa verso la fine del mondo, siamo tutti noi? Forse… con una storia?

E va bene, allora la storia è questa. C’era una volta una principessa che si chiamava Sara e abitava in un castello a Calusco d’Adda. Per pagare le bollette del castello, la principessa faceva la parrucchiera e aveva aperto una bottega. Un giorno un Mostro bussò alla porta, la principessa si sentì svenire e scappò a rinchiudersi nel castello. Passarono i mesi e il Mostro si rifece vivo prima una volta, poi due volte… poi sempre più spesso, finché la principessa dovette chiudere la bottega. Era un colpo duro dopo tanti sacrifici, ma la principessa non si arrese. Decise di consultare il più famoso Mago del regno, il quale le rivelò il nome del Mostro e le consigliò di nascondersi in un paesino sulla Montagna. La Montagna era infatti così alta e l’aria così limpida che il Mostro non riusciva a raggiungere Sara senza essere visto. Una Scrivana venne poi a sapere che una principessa in fuga abitava sulla Montagna, e decise di incontrarla. Sara e la Scrivana decisero allora di scrivere tutta la storia e di diffonderla fino ai confini del regno, affinché chiunque incontrasse il Mostro da allora in avanti, sapesse riconoscerlo.

“Ma che aspetto ha il Mostro?!”, mi chiederete voi. Ebbene, credo che il maestro Miyazaki lo disegnerebbe come una creatura mastodontica dalle molte teste, un drago deforme che emerge da un lago nero e vischioso sul punto di prosciugarsi. E sulle rive del lago immaginatevi l’orda lillipuziana delle nostre città inquinate: grumi di casupole sovrapposte segnate dall’affanno neoliberista. Vi ricordate lo Spirito del Fiume che attende di essere lavato ne La città incantata? Ecco, una cosa così…

E in effetti abbiamo bisogno di una favola, perché nel nostro “regno” il Mostro è sconosciuto ai più nonostante in diversi paesi abbia un nome da molti anni. E il nome é MCS, Sensibilità Chimica Multipla, “una patologia di origine epigenetica strettamente connessa all’inquinamento ambientale”. E’ una malattia oggi in aumento soprattutto tra donne e bambini, che si manifesta quando una predisposizione genetica – predisposizione che interessa una fetta consistente della popolazione – viene esposta a sostanza tossiche. E’ dunque legata alle migliaia di sostanze chimiche che da decenni immettiamo nell’ambiente e nella catena alimentare. Quali sostanze chimiche, mi chiedete? Tutte: dai farmaci agli anestetici ai cosmetici ai conservanti alimentari allo smog ai toner delle stampanti ai mobili intrisi di formaldeide. E “peggiorando nel tempo”, scrive Sara Capatti, “[…] si diventa inoltre “allergici” a molte sostanze naturali […] e intolleranti alla quasi totalità degli alimenti”.

La storia di Sara Capatti – scritta a quattro mani con la giornalista Patrizia Piolatto – parte poi da una definizione che riecheggia in modo sinistro gli avvertimenti che Rachel Carson lanciò negli anni Sessanta. In Primavera Silenziosa la Carson scrisse che i pesticidi e i chimici che stavamo immettendo nella catena alimentare erano già fuori dal controllo umano, che agivano sugli enzimi di piante, animali ed esseri umani. Parliamo infatti di un danno enzimatico causato da chimici anche in bassissime quantità, un danno che ha conseguenze terribili: “colui che ne è affetto non è in grado di eliminare dal proprio organismo le sostanze tossiche, sviluppando un’ipersensibilità nei confronti delle stesse. A questo si aggiunge una scarsa capacità di metabolizzazione che aumenta l’accumulo di tossicità”. In poche parole continuiamo a concentrarci sul cancro come se fosse il Mostro da abbattere, mentre non vediamo che il più delle volte esso è il figlio di un Mostro più grande: l’inquinamento ambientale.

Torniamo al padre nel romanzo di Cormac McCarthy: muore sdraiato su una spiaggia fetida, cercando di respirare aria pulita in un mondo dove l’aria pulita non esiste più. L’unica differenza con le favole è che la storia scritta da Sara Capatti è vera e ci riguarda tutti. Qui, La Strada è quella che stiamo percorrendo come specie. Il libro ci riguarda perché è la storia della vita colorata di una giovane donna ma anche la storia di malesseri che non sappiamo riconoscere perché i poteri forti non vogliono che li identifichiamo per quello che sono: frutti di un “progresso” basato sull’industria petrolchimica. “I miei strani malesseri” scrive l’autrice, “i dottori dicevano spesso che erano dovuti allo stress”. Ed è soprattutto una storia che riguarda la scelta che possiamo compiere ogni giorno di essere “creatori di meraviglie” o “smontatori di meraviglie”, per dirla col grande poeta Mario Benedetti. Infine, è un libro importante anche solo perchè in italiano non troverete molto altro.

Quel giorno non ho trovato una frase da apporre sul pannello della libreria. Sono tornata a casa, ho acceso la televisione e sono stata aggredita dalle celebrazioni per l’Expo. Nessuna parola sulle ragioni imprescindibili per cui il cibo deve essere separato dal controllo delle multinazionali dei farmaci, dei pesticidi, del petrolio. Allora ho spento la TV e ho iniziato a leggere La Ragazza con gli Occhiali di Legno, ed é stato in quel momento che le parole sono uscite e ho scritto la mia lettera d’amore ai libri: Leggo Perché voglio conoscere il pensiero dell’Altro, perché voglio sapere quali verità mi si nascondono e soprattutto perché voglio che l’Altro non esista; Leggo Perché credo che ci sia bisogno di persone come il padre ne La Strada di Cormac McCarthy, come la moglie del medico in Cecità di Saramago; inoltre Scrivo Perché questa storia non la conoscete e invece la dovete conoscere, ma soprattutto Scrivo Perché l’Altro potreste essere voi.

 

Per BookAvenue, Silvia Belcastro

Letto 1576 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti


BookAvenue usa i cookies. 
Usando il sito ne consenti implicitamente l'utilizzo. 
Se desideri saperne di più, leggi la nostra politica di privacy sez.cookies