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Mercoledì, 29 Aprile 2020 17:43

Lo sciamano delle Alpi di Michele Marziani

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C'è chi si piega a compromessi che gli permettono di avere una vita “di successo” secondo gli standard sociali, e chi i compromessi li rinnega e si costruisce una vita su misura della propria anima, anche se controcorrente. È quello che accade ai quattro fratelli Beltrami, tutti tra i cinquanta e i sessant'anni, uniti da un'infanzia serena e dalla discutibile tradizione di famiglia di imporre nomi della tradizione greca antica.

Clitennestra, detta Ciccia, vive a Londra e lavora nell'alta finanza. Anfio è un luminare dell'oncologia, Ermenegildo, detto Gildo, (no, non è un nome greco, ma questa è un'altra storia) un avvocato della Milano bene. E poi c'è Adrasto, medico anche lui, di cui i fratelli hanno perso le tracce da anni, dopo la morte del padre. Complice un'idea di Ciccia per fare soldi facili e il veto dell'anziana madre che li tiene ancora in pugno e ha deciso che non se ne fa niente senza l'approvazione di Adrasto, e i tre professionisti partono alla ricerca del fratello sulle montagne della valle Antrona in Piemonte, nei luoghi delle loro vacanze estive di bambini. Nello spazio di alcuni giorni i tre fratelli fanno un viaggio a ritroso nei loro ricordi, alla scoperta (perché di questa si tratta) di un fratello che non conoscono o riconoscono più e che ha fatto delle scelte di vita in controtendenza con le loro. È un viaggio anche dentro se stessi, inevitabile non mettere a confronto le loro esistenze convenzionali e apparentemente di successo con la vita che Adrasto si è scelto dopo essere andato in pensione: una moglie di 30 anni più giovane, tre bambini e l'attività di casaro. Un romanzo che, come tutti quelli di Michele Marziani, ti cattura tenendoti sempre più avvinto alla narrazione finché – quando arrivi al finale – ti dispiace non essertelo gustato più lentamente. Una storia scritta con la sua consueta ironia e in cui trova posto, come protagonista o cameo, ciò che gli è più caro: la montagna, il ritorno alla natura, la pesca, il buon cibo e buon bere. Per raccontare la “sua” Ossola con parole diverse da tutti coloro che gli hanno già dedicato un omaggio letterario.

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