Il professore, Fernando Pessoa e il nano.

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La sua opera prezioso baluardo per difendere i valori delle idee, della democrazia e della libertà.”Sostiene Pereira” divenne il romanzo simbolo del fronte antiberlusconiano negli anni 90. Diceva di essere in primis un professore universitario, e che la letteratura fosse piuttosto un’arena di sogni, idee, desiderio. Ma con la sua prosa colta, densa, colma di passione civile, sensibile agli sconfitti e ai dimenticati, ha lasciato un segno robusto nella narrativa italiana contemporanea.

Tutto cominciò alla Sorbona, quando il giovane studente Tabucchi scoprì Pessoa, e fu travolto dal genio portoghese che si sfarinava in molteplici identià. Lo studiò, lo tradusse, lo chiosò fin quasi a diventarne un eteronimo appassionato, dedicandogli varie scritti (da Pessoana mínima a Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa). Così come gran parte delle sue opere, magari ambientate nel passato della dittatura salazarista o in un viaggio in India alla ricerca di un uomo scomparso diventano dolenti anabasi di personaggi in cerca di una propria identità.

Tabucchi ha pubblicato oltre trenta libri. Molto diversi tra loro, per stile e per ambizione, ma percorsi dalla medesima consapevolezze che le parole sono un prezioso baluardo per difendere i valori della libertà, della democrazia, delle idee, della libertà d’informazione. Forse anche per questo, Sostiene Pereira, la sua opera più famosa, diventata film con l’indimenticabile volto di Mastroianni, divenne il libro simbolo del fronte antiberlusconiano negli anni 90.

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