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Francesca Lombardi

Allieva di Stefania Bertola e della sua scuola di scrittura, ha all’attivo un libro per bambini: “Alfredo l’imbranato”. Si è affermata in diversi concorsi di poesia e narrativa. Ha collaborato con Alessandra Minervini docente della scuola di scrittura Holden in occasione di studi su Luciana Martini. Nel 2020 ha vinto un concorso letterario con la poesia “Vi sembra strano” presso le biblioteche fiorentine partecipando ad un’edizione dal tema “Biblioteche chiuse?”

Oltre il fuoco

“Uno scrittore argentino che insegna l’arte di narrare.
La crepa abissale che a volte si apre tra gli esseri umani e l’amore come ponte
sono i motivi ricorrenti di un’opera di grande spessore”.

Beatriz Vignoli

 

Prima di perdere se stesso, un uomo aveva un nome. Oggi, si fa chiamare Pessoa.

Ancora bambino, sta schierando i suoi soldatini attorno al gigante di ferro, quando il gigante parcheggia l’auto davanti a casa e spara due colpi di pistola. Il bambino – che un giorno diventerà l’uomo – “smette di parlare con Dio”. Anni dopo, da ragazzo, si ritrova coinvolto in un crimine tremendo e per questo passa diciassette mesi in un carcere minorile.

Elizabeth Strout, Resta con me

È l’inverno del 1959. Al giovane reverendo Tyler Caskey è stata da poco affidata la parrocchia di West Annett, una cittadina del New England settentrionale. Tyler vi si è trasferito con la moglie Lauren e la più grande delle loro due bambine, Katherine. La comunità è incantata dal nuovo pastore, colto e appassionato, mentre Lauren è l’emblema di un’America un po’ troppo distante: solare, florida e capitalista. Eppure, è già passato un anno dalla morte improvvisa di Lauren e la panca in terza fila è ancora vuota. In fondo, “quella donna era stata bella”. Gli ingranaggi del destino si mettono in moto…{jcomments on}

 

Mai avuto famiglia

Una famiglia, una casa. Tranquillità, serenità, ordine… E poi un incendio terribile e tutto di colpo finisce, si dissolve, quasi non fosse mai esistito prima. Quasi.
“Mai avuto una famiglia” è un libro sul senso di colpa di chi sopravvive ed è una meditazione per sopportare l’insopportabile.

“Vuole andare. Infilarsi nella Subaru familiare e scivolare lungo queste contorte, dissestate strade di campagna fino a trovarne una grande, puntare a ovest e via. Vuole continuare ad andare più a lungo e più lontano che può senza passaporto, dato che quello che aveva non esiste più […]”>>

Una piccola rivoluzione, molto borghese

“Il Giovin Signore si trova ad agire in un contesto e in un tempo nei quali qualcuno si permette di mettere in discussione i privilegi del suo stato e i diritti del suo casato. Educato nella ferma certezza del suo rango, affronta le contestazioni e i nemici con l’assoluta sicurezza del suo buon diritto. Nel  nuovo mondo in cui si trova a vivere e ad agire, la sua fermezza inconcussa appare come boria violenta e alterigia irresponsabile. Con l’educazione tardofeudale finisce per essere sfasato rispetto al suo tempo. Ogni questione finisce per sembrargli una questione d’onore. Sembra non aver capito che nell’Ottocento per tutelare efficacemente i propri interessi deve servirsi freddamente di avvocati e tribunali, e non usare in modo sanguigno di bravi e randelli.”
Federico Bozzini, Nobili, borghesi e contadini in un conflitto di paese, Mazziana, Verona, 2016, p. 39.

Podcast. Milton Nascimento. Il Brasile è nato cantando

foto autoreQuando è arrivato il pacchetto da Milano (in gergo si dice “passaggio interno”), sono stata molto, molto contenta. A Roma non ero proprio riuscita a trovare questo disco: Novas Bossas, la cui recensione, letta su una rivista jazz, mi aveva talmente colpita da obbligarmi all’acquisto. Sto parlano di Milton Nascimento e mi scuserete se, alla ripresa della mia rubrica, parlerò di un artista che con il blues ha poco da scambiare mentre nella sua musica jazz si trova moltissimo dell’influenza della musica popolare brasiliana e molte tracce del pop,del rock ma anche della …samba.
Lo dico subito: il disco è be-lli-ssi-mi-ssi-mo. Dentro ci trovate pezzi come Dias Azuis o come, O vento, e altri come Checa de Saudade, che mi hanno ricordato alcune melodie di Let’s let lost del grande Chet Baker.