Il passato di tutti

foto di ©marinaandruccioli
   Tempo di lettura: 5 minuti

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Le lettere arrivano sempre di mattino presto, compresa quella destinata ai coniugi Fry. Harold sta facendo colazione con sua moglie; la legge. È di Queenie, una collega con la quale ha lavorato tanti anni addietro che gli annuncia che sta morendo e gli dice addio in poche righe.
Visibilmente scosso, Harold scrive di getto una lettera di risposta, ed esce per imbucarla nella cassetta delle lettere in fondo alla strada, ma non si ferma e passa oltre. Continua a non fermarsi alle successive che incontra e nemmeno a quella dell’ufficio centrale della posta. Continua a camminare, un passo dopo l’altro, strada dopo strada, una buca delle lettere dopo l’altra. Arriva al bar di una stazione di servizio, dove chiede un panino alla ragazza che vi lavora. Le parla: spiega cosa lo porta li.

Come in barca spinta dalla bolìna, la storia dispiega qui le sue vele. La ragazza dice che anche sua zia ha avuto il cancro, ma bisogna essere ottimisti: “bisogna credere”.

Così che la penso io. Niente a che vedere con la medicina e tutta quella roba lì. Bisogna credere che una persona possa guarire.

“Se si ha fede, si può fare qualsiasi cosa” dice. “Non ha niente a che fare con la religione”, continua a spiegare ad un attonito Harold, “bisogna credere di poter fare la differenza”. Harold riprende quel camminare mentre cerca di incrociare la prossima buca per depositare la sua lettera, ma quelle parole, poter fare la differenza, risuonano forti nella sua testa.

Lui ha 65 anni, il corpo provato dal suo tempo, le articolazioni già sofferenti. Eppure… poteva fare qualcosa per la sua amica, oltre che scriverle una lettera? D’impulso, decide di chiamare la casa di cura che ospita Queenie e, non potendole parlare di persona, prega la suora dall’altro capo del filo di riferirle che: “Harold Fry sta arrivando. Lei deve solo aspettare. Io la salverò, vedrà. Io continuerò a camminare e lei dovrà continuare a vivere. Glielo dirà?”.

Con queste parole inizia il pellegrinaggio di Harold che, partendo da Kingsbridge, attraverserà a piedi tutta l’Inghilterra per arrivare ottantasette giorni e mille chilometri dopo, a Berkik per vedere la sua amica Queenie.
Questo cammino ricco di tenerezza e alterità, non si svolge solo fisicamente. Harold comincerà a percorrerlo anche con se stesso, con il suo passato, ad affrontare il dolore del rapporto con il figlio, a ripercorrere il progressivo allontanamento dalla moglie, ma non è solo questo.

Muoversi lentamente gli farà riscoprire il bello che lo circonda mentre procede avanti, capirà che c’è sempre qualcuno lungo la sua strada che lo aiuta a vedere la realtà in modo migliore. Incontrerà anche persone che gli faranno capire che c’è sempre qualcuno pronto dal dissuaderlo dal fare qualcosa che è importante per lui. Non perchè creda veramente che non possa farcela, ma perchè non ha il suo stesso coraggio.

Passo dopo passo, incontro dopo incontro, si sciolgono nodi, si fa pace con eventi dolorosi, si acquista serenità, si fanno scelte nuove, si lasciano andare altre prese in precedenza.
Raccontava ad altri la sua storia. Raccontava di Queenie e delle parole della ragazza alla stazione di servizio; chiedeva agli ascoltatori sconosciuti delle sue parole la cortesia di aiutarlo. In cambio, lui ascoltava le loro. Le persone che Harold incontra, i luoghi che attraversa, sono tutte tappe del suo viaggio interiore; sapeva di aver trovato la sua strada”.

Cito ancora il libro: “Le persone gli avevano offerto conforto e riparo, anche se lui aveva avuto paura di accettare. Accettando, aveva imparato qualcosa di nuovo: che si ottiene un dono sia nel ricevere sia nel dare, e che c’è bisogno di coraggio e di umiltà in entrambi i casi“.

Questo è un libro tenero e toccante ma allo stesso tempo forte e ricco di profonda saggezza. Scoperchia il vaso di Pandora che la vita ci mette di fronte. Mentre tutti cerchiamo di evitare di aprirlo perchè, come dice Harold, sappiamo che dentro c’è il nostro passato con cui fare i conti.

Il mondo degli uomini, forse, ha bisogno di meno ragione e un po’ più di fede. Fede in noi stessi, della bellezza del creato, dell’aiuto che gli altri, insperato, ci donano. Dare e darsi. La sola forza che può riporre chi crede in noi e noi fare altrettanto.
Leggetelo. E se non vi è bastato, il 5 ottobre uscirà al cinema il film tratto da questo libro, con il premio Oscar Jim Broadben interprete di Harold Fry.

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per BookAvenue, Marina Andruccioli


Il libro:

Rachel Joyce,
L’imprevedibile viaggio di Harold Fry,
Sperling & Kupfer

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1 commento

  1. Ho percorso a piedi alcune migliaia di chilometri e ogni volta che riprendo la strada rimango sorpreso dal continuo guardarmi dentro e fuori. Ho raccontato spesso di questa necessità di mettermi lo zaino in spalla; ogni volta trovo quello che non sto cercando.
    Grazie Marina, andrò a vedere il fim di corsa!

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