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La prima cosa che mi ha colpito di questo piccolo libro prezioso, l'Atlante tascabile delle isole remote di Judith Schalansky, è stata la copertina giallo arancione che fa contrasto cromatico con i bordi delle pagine colorati di blu. La seconda è stata il sottotitolo: Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò. L'ho aperto, sfogliato, e mi sono soffermata sulle affascinanti cartine che racchiude. Doveva essere mio! Il mio sesto senso bibliofilo non mi ha deluso e ho letto il libro tutto d'un fiato come se fosse un romanzo giallo. Avrei potuto gustarlo lentamente, un'isola al giorno. Ma mi ha coinvolto talmente che non ho resistito. Judith Schalansky, autrice anche delle illustrazioni, ci racconta senza inventarsi nulla - ciò di cui parla è tutto documentato - ma in forma narrativa, cinquanta isole sconosciute ai più, alcune piccole o piccolissime, che racchiudono storie appassionanti o strane.

 

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Domenica, 30 Settembre 2018 11:59

La storia dimenticata: Resto qui di Marco Balzano

Ciò che si impara a scuola sulla storia del '900 è una goccia nel mare. Nel secolo scorso si sono concentrate tali e tante vicende che approfondirle tutte come meritano richiederebbe un programma di studio vastissimo  e molte più ore di lezione di storia soprattutto alle superiori. Ma la storia è "pericolosa" perché apre gli occhi alle persone e ogni tanto sbuca persino il politico di turno che vorrebbe abolire le ore di storia perché considerata una "materia morta". Cosa c'entra questa premessa con Resto qui di Marco Balzano? C'entra perché il suo ottimo romanzo racconta alcune delle vicende che non si imparano sui banchi di scuola, la storia della gente altoatesina tra le due guerre mondiali e dopo. Lo fa attraverso la storia di Trina, maestra di Curon, e della sua famiglia. Vi intreccia anche le vicende del lago di Resia, un bacino artificiale riempito nel secondo  dopoguerra allagando i paesi di Resia e Curon.

 

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Lunedì, 17 Settembre 2018 15:13

La ragazza con la Leica di Helena Janeczek

Attraverso i ricordi degli amici più intimi di Gerda Taro, nome d'arte di Gerda Pohorylle, Helena Janeczek ricostruisce la breve vita della compagna del celebre fotografo Robert Capa. Gerda, animo ribelle e controcorrente, fu ella stessa fotografa e contribuì a creare il mito di Capa: se fosse vissuta oggi, sarebbe una bravissima esperta di marketing, perché fu grazie ai suoi suggerimenti - primo fra tutti quello di cambiare nome da Andrè Friedmann a Robert Capa - che il giovane ungherese, rifugiato politico a Parigi, seppe accrescere la propria notorietà e il proprio prestigio.

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Per mere questioni economiche, sono solo i grandi successi a essere tradotti: acquistare i diritti di pubblicazione in un'altra lingua, pagare un bravo traduttore, sono investimenti che un editore affronta se ha buone garanzie che il libro venderà; perciò spesso si punta su titoli che nel loro paese hanno avuto vendite notevoli.

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Lunedì, 19 Giugno 2017 05:35

Le vite fragili e confuse dei Ragazzi di carta

Se dovessi scegliere due parole per definire "Ragazzi di carta" di Marco Mazzanti (Editore Le Mezzelane) sceglierei "malinconico" ed "evanescente".
Malinconico, perché è il sentimento che pervade e traspare nel mosaico di racconti e poesie che compongono il libro e che tratteggiano vite, anzi stralci di vite, un po' confuse, smarrite, malinconiche - appunto - di uomini e donne, giovani e già più adulti. Gente del nostro tempo così confuso e sgualcito.
Evanescente, perché sono tracce di tante vite che si intrecciano per un attimo, ma è sufficiente per entrarci dentro e "sentire" la fragilità dei personaggi, quasi fossero davvero come i ragazzi di carta del titolo.>>

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Stella è una giovane insegnante di lettere che si trova in una situazione delicata: l'amata casa di famiglia rischia di essere venduta a causa dei debiti e questo spezzerebbe il cuore della madre che in quel luogo ha vissuto anni felici col marito mancato da poco tempo.
Le viene in aiuto un editore amico di famiglia: la aiuterà a riscattarsi dai debiti se lei , in cambio, scriverà un romanzo.
Stella accetta la sfida e dà vita a Gemma, fanciulla medioevale appartenente a una nobile famiglia di Acquapendente che incarna tutto ciò che Stella non riesce a essere: coraggiosa, decisa, emancipata, anticonformista.>>

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Mercoledì, 12 Aprile 2017 11:58

Zanne di Piero De Fazio: un thriller nerissimo

L'ispettore Pietro De Falco è un poliziotto che crede davvero nel proprio lavoro, ci mette impegno e dedizione anche a costo di scontrarsi con i superiori e le autorità per i suoi modi non sempre ortodossi.
Quando a causa di un incidente scopre di avere dei "poteri" inconsueti e pericolosi, decide di usarli per fare giustizia da sé, avventurandosi così in una situazione sempre più pericolosa e dai risvolti inquietanti.
Non voglio raccontare oltre di questo thriller duro e nero perché rovinerei la tensione creata dalla capace scrittura di Piero De Fazio che tiene il lettore "incollato" al romanzo fino all'ultima pagina.
Una scrittura che, nonostante la drammaticità e la crudezza dei fatti narrati, non rinuncia mai a una lieve ironia.
Proprio questo non prendersi mai completamente sul serio è uno dei pregi dell'autore, oltre all'innegabile capacità di tratteggiare in modo efficace i personaggi, anzi le personalità, e a indurre il lettore a sentirsi all'interno della vicenda, invischiato nella trama assieme ai protagonisti. Tanto  da arrivare alle ultime pagine con un certo dispiacere, perché si vorrebbe leggere ancora.
Un'ottima "prima" per De Fazio che speriamo ci regali presto altri romanzi.
Zanne. L'eredità del cane di Piero De Fazio (Antonio Tombolini Editore, 2016).

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Martedì, 06 Dicembre 2016 21:03

Tre vite in fotogrammi 6x6.

Tre fotografie, tre brevi episodi, possono contenere tanta forza narrativa da riuscire a raccontare vite intere. È quello che fa Michele Marziani in questo breve romanzo (o racconto lungo,come si preferisce) con la sua scrittura asciutta ma che con poche frasi riesce a dirti un sacco di cose, a farti entrare nel cuore dei personaggi e delle vicende.

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Ci sono amicizie che ti accompagnano e sostengono lungo tutta una vita, che resistono ai cambiamenti di gusti e di carattere, e a tutti i percorsi tortuosi che si compiono dall'infanzia all'età matura. Si stringono legami più solidi di quelli di sangue che non temono il confronto con innamorati, famiglia, carriera o successo. E ancora più preziose sono quelle amicizie così importanti negli anni giovanili che crediamo perdute col passare del tempo, ma riscopriamo salde nei momenti più difficili.>>

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Vittorio Meano era un architetto piemontese vissuto tra la fine dell'800 e i primi del '900, sconosciuto in Italia, ma che – emigrato in Argentina – progettò a Buenos Aires il Palazzo del Congresso e il Teatro Colón – celebre per la sua acustica perfetta – e il Palazzo legislativo di Montevideo.
Una figura interessante per il contributo che i suoi edifici diedero all'architettura di quegli anni, ma anche avvolta nel mistero, poiché morì assassinato al culmine della carriera a 44 anni.

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