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First Circle (27)

Questa rubrica:
First Circle è dedicata principalmente agli autori poco conosciuti o esordienti. Quelli che aspirano a diventare tali, potranno essere dissuasi scrivendo a : Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Carla saprà, con competenza e nel limite del possibile, dirvi no. In fondo, escono già 60,000 titoli nel nostro Paese anche senza il vostro. Oppure si, visto che è importante dare spazio ai libri ben scritti a prescindere dalla notorietà o meno dell'autore.

(a cura di Carla Casazza)

Qui su Bookavenue abbiamo chiacchierato tre anni fa con Marta Casarini esordiente molto giovane con una piccola casa editrice. La ritroviamo ora con un nuovo romanzo uscito col gruppo RCS che si intitola "Anita friggeva d'amore".

Il loro primo romanzo, Hedge Fund, un giallo finanziario scritto in tempi non sospetti ma terribilmente attuale, ha vinto l’edizione 2011 del concorso Io Scrittore del gruppo Mauri Spagnol e il Premio internazionale Città di Cattolica 2012.
Massimiliano Govoni, esperto in nuove tecnologie, e Francesco Taddia, consulente finanziario, scrivono per passione e hanno trovato nel lavoro "a quattro mani" la dimensione creativa che più valorizza il loro lavoro di narrazione.

L'esordio narrativo di Viviana Viviani

Fra gli incanti più preziosi della scrittura c’è la conservazione dello sguardo dell’infanzia, salvato da una proustiana memoria involontaria. E’ lo sguardo che ci restituisce il felice esordio di Viviana Viviana, ferrarese, classe 1974, che lavora come ingegnere ma coltiva la passione della scrittura essendosi già meritata dei premi letterari. Il suo primo romanzo Il canto dell’anatroccolo, nella parodia del titolo allusivo al cigno introduce il lettore a un tono sospeso fra ironico sorriso e spregiudicata denuncia.L’autrice deve aver goduto le autobiografie del tipo di Infanzia di Nivasio Dolcemare di Alberto Savinio, evocative dello sguardo surreale e magico di chi affronta la guerra coi genitori che, già arresi al reale, si battono perché i figli li imitino.

Classe 1980, Alberto Schiavone ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2009 con una piccola casa editrice. Ma ha subito fatto il salto di qualità e quest'anno è uscito con Rizzoli il suo secondo libro, "La libreria dell'armadillo". In questa intervista, con ironia e sincerità, ci racconta il suo percorso come autore.

Hai esordito con "La mischia" edito da Cult che ha avuto buoni apprezzamenti. Poi il salto di qualità e l'uscita de "La libreria dell'armadillo" con Rizzoli. Fortuna? Perseverenza? Oltre all'innegabile qualità del romanzo, ovviamente. Ci racconti come hai fatto... a farcela?

Il mio primo romanzo è uscito nel 2009, accolto bene dalla critica e benino dal pubblico, per le ovvie difficoltà che un piccolo editore incontra nell'essere presente tra gli scaffali. Nel frattempo ho chiuso la mia libreria a Bologna e partendo da quell'esperienza ho scritto in poco tempo un romanzo. Poi l'ho messo in giro, e Rizzoli è stato il primo editore a fare una proposta seria. Quella sera, e non è stata la sola, mi sono ubriacato. Nel frattempo ho cambiato lavoro, pur rimanendo nell'ambito dei libri, e forse questo disincanto rispetto al mestiere dello scrittore mi ha permesso di arrivare all'uscita in libreria con ancora qualche amico di fianco, senza impazzire del tutto. Poi li ho persi tutti. È stato in effetti il vero e proprio salto tra i professionisti. E a distanza di quattro mesi dall'uscita posso dire che è stato un salto ben riuscito, con tutto ciò che può comportare l'affidarsi alle ampie cilindrate di un macchinone come RCS. Insomma fortuna, bravura, alcol. Come al solito.

Benchè Thomas Jay sia stato dato alle stampe per la prima volta nel 2007 da una piccola casa editrice, Alessandra Libutti ha iniziato a lavorare al romanzo nel 1999. Già nella sua prima edizione in tempi non sospetti, quando era una piccola perla di un autore sconosciuto pubblicato da un editore sconosciuto, il romanzo ha ricevuto numerosi apprezzamenti dai lettori. Ora è stato ripubblicato da Fazi con una grande campagna promozionale (segno che l'editore ci crede) che è stata anche al centro di qualche polverosa - e a mio avviso esagerata - polemica.

Tra la prima pubblicazione nel 2007 e quella attuale cos'è accaduto a Thomas Jay? Qual è stato il percorso del romanzo?

Thomas Jay è stato vittima di un editore inesperto, con più ambizioni che capacità. Si mostrarono seri fino alla pubblicazione, poi i nodi vennero al pettine: il romanzo non raggiunse mai le librerie e ci volle parecchio perfino perché comparisse su IBS. Decisi di mettere a disposizione una copia per una catena di lettura su aNobii. Piacque e la gente cominciò a comprarlo e recensirlo. Fu un percorso lento, ma nel giro di due anni finì sullo scaffale di oltre 90 utenti di aNobii, guadagnando 60 commenti positivi e quasi altrettante recensioni in giro per la rete. Considerato che non aveva avuto promozione ed era acquistabile solo online fu un bel traguardo. E’ stato tramite la rete che è arrivato tra le mani di un editor di Fazi.

Marco Valenti, romano, classe 1960, non può essere definito propriamente un esordiente perché ha al suo attivo già alcune pubblicazioni: Cinque canti si separazione (2007, boopen editore), Un senso alle cose (con Paolo Scatarzi, 2007 – 2009, boopenLed editore), Cometa e bugie (2010, ilmiolibro.it), Cometa e bugie – eBook (2012, Narcissus). Ha fatto però una scelta coraggiosa e impegnativa decidendo di optare per il self publishing. Nell'intervista che segue ci racconta quali sono i motivi  per cui ha preferito l'autoproduzione all'iter tradizionale, che percorso ha seguito e qual'è un primo bilancio dell'esperienza.

Riporto qui, per gentile concessione dell'autore, l'intervista fatta da Aldo Moscatelli della casa editrice I sognatori a Gian Andrea Rolla: entrambi sono coinvolti - a titolo gratuito - nel progetto editoriale “Quand la sève devient lait” finalizzato a sostenere e sviluppare l'amore per la lettura anche in Mauritania, paese dove Rolla opera come cooperante internazionale.

copertinaLo chiarisce subito il titolo: la storia che racconta Angelo Ricci in Notte di nebbia in pianura (Manni, 2008), anzi le storie, si svolgono contemporaneamente in una notte invernale di quelle in cui la nebbia della pianura padana la fa da padrona. Una notte tristemente fredda e umida, come tristi e fredde sono le vite dei protagonisti di questo impietoso ritratto dei nostri tempi. Vite che si sfiorano ma non hanno in realtà elementi decisivi di contatto, solo qualcosa di amaro da mandare giù per tutti. C'è l'ex avvocato che per vivere presenta aste televisive in una anonima rete privata, l’ubriaco Sticazzi che comunica esclusivamente col turpiloquio, un giovane infelice sia per la sua nuova condizione di orfano che per la sua enorme stazza. E poi una donna arrestata per favoreggiamento di un terrorista islamico che in realtà l'ha raggirata facendo leva sul suo bisogno d'amore e infine una partita di pocker tra amici italiani a cui assistono le fidanzate dell'Est Europa. Cinque episodi che nella narrazione asciutta, brusca, ritmata di Ricci continuano ad alternarsi come in un caleidoscopio duro, ironico e amaro, un girotondo in cui vengono messe a nudo con uno sguardo disincantato e distante miserie, solitudini, ambizioni, sconfitte, desideri e sogni infranti. Ecco cosa ci racconta Angelo del suo libro e della sua scrittura.

In un futuro molto prossimo l'umanità - ossessionata dalla biocibernetica che offre la possibilità di raddoppiare le aspettative di vita - ha rischiato il collasso demografico. L'unica soluzione trovata dal Sistema è quella di controllare costantemente ciascun abitante del pianeta che attraverso sistemi di telecamere e microchip lascia una traccia digitale di ogni singolo quotidiano movimento. Questo per evitare che nascano bambini non autorizzati: è infatti possibile mettere alla luce un figlio solo se si ottiene il Permesso di Procreazione concesso dal Sistema esclusivamente in seguito ad un decesso, che lascia un posto "libero". Una società accuratamente controllata, quindi, dove vengono compiuti sempre meno crimini ma in cui i problemi maggiori sono divenuti l'inquinamento e l'abuso di protesi cibernetiche.  Finchè l'opinione pubblica viene scossa da un effrato omicidio che mette in crisi la polizia poichè non si riesce a trovare il colpevole. Troppi misteri impediscono all'indagine di procedere mentre vengono alla luce un traffico di innesti cibernetici da collezione e - cosa assai peggiore - l'esistenza di un irregolare, una persona cioè nata senza Permesso di Procreazione. La caccia all'uomo è aperta...
Irregolare (Solfanelli 2010) di Vincenzo Bosica è un thriller dal ritmo incalzante, crudo e violento come gli scenari fantascientifici di un futuro che -  a guardae bene - non è poi così lontano come ci piacerebbe pensare.
Bosica ci racconta qualche cosa di più sul romanzo e su di sè...

All'inizio la storia di Nina Nihil, baby sitter oversize con una vita caotica e sconclusionata, appare semplice. Ma è solo una prima e fugace impressione.
Perchè subito dopo si viene catturati da un vortice di sensazioni, citazioni, interrogativi. E allora le vicende di Nina - che vorrebbe trascorrere le sue giornate sdraiata sul pavimento e come unica confidente ha Mela, la bambina di cui si occupa - diventano un pretestoper scavare tra miti, speranze, problemi, disillusioni di una giovane donna di oggi che non riesce a sottrarsi al peso del maledetto clichè magra = vincente / grassa = perdente.
Marta Casarini giovane autrice esordiente, ci racconta qualche cosa in più sul suo primo romanzo Nina Nihil giù per terra (Voras Edizioni).

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