Fernando Pessoa, Il libro dell’inquietudine

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Come se il terremoto epocale di Lisbona fosse continuato nell’ anima di un uomo, e avesse prodotto nei suoi paesaggi interni fratture inestinguibili, così si leggono le note, scritte tra il 1913 e il 1934, che Fernando Pessoa ci ha lasciato come Livro do Desassosego, Il Libro dell’ inquietudine, una “autobiografia senza fatti”, una “Baedecker” attraverso le tortuosità dell’ animo umano. Il libro, era stato pubblicato in Portogallo per la prima volta nel 1982, 47 anni dopo la morte dell’ autore.

Giorno dopo giorno Bernardo Soares si alza all’ alba, cammina per le strade dritte della città bassa, entra negli uffici della ditta Vasques & Co nella Rua dos Douradores, va alla sua scrivania e si sprofonda in colonne di numeri. La sua vita è una metafora dell’ esistenza moderna la cui totale mancanza di senso può essere combattuta solo con una rinuncia radicale, il ritiro dal mondo.

Scrivere, dice Pessoa, è dimenticare, la letteratura è «il modo più piacevole per ignorare la vita». Bernardo Soares si guadagna da vivere come aiuto contabile ma nelle sue preferenze e convinzioni estetiche assomiglia al suo inventore. Pessoa si è sempre diviso in eteronimi, personaggi con una propria biografia e una personalità propria, inventando se stesso dal materiale della propria fantasia.

Il Libro dell’ inquietudine è stato una pietra miliare nella letteratura portoghese. Con la sua pubblicazione la letteratura portoghese si è spostata dai margini al centro della modernità, Lisbona si è avvicinata alla Dublino di Joyce, alla Praga di Kafka, alla Vienna di Musil e alla Trieste di Svevo. Come una Bibbia uno lo può portare sempre con sé, leggere a caso un passaggio e imparare qualcosa di più sulla solitudine umana. Il testo contiene le centinaia di riflessioni del celebre eteronimo dell’autore, Bernardo Soares, raccolte in maniera disordinata e “aperta”: tragico, ironico, profondo e irrequieto, Soares riflette sulla vita, sulla morte e sull’anima, ma anche sulle sue memorie più intime e sullo scorrere del tempo, sui colori e le emozioni che osserva intorno a sé e dentro di sé.

Vorrei dire di più di questo libro: non è solo un classico. E’ un capolavoro della letteratura di ognuno. Nel senso che ognuno di coloro i quali, si sono formati come lettori, che sono stati educati o si sono semplicemente educati alla lettura da soli, sono passati attraverso alcuni libri fondamentali, chessò: Dickens piuttosto che Wilde, che Dostoevskij, che Flaubert, Svevo ecc..(personalmente, Manzoni l’ho sempre trovato pesante…), Pessoa resta un autore imprescindibile, e questo libro in particolare, di questo percorso di maturità.

I libri hanno questo di bello: il dono della consapevolezza di chi non vuole smettere mai di apprendere. E con esso quello sguardo distaccato, laico aggiungo, di osservare il mondo e le cose che ci capitano. Ma anche la sua straordinaria bellezza.

 mg.


copertina

Il libro:


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