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Il pensiero di Miguel Benasayag è profondamente focalizzato sull’epoca contemporanea, che il filosofo paragona a un organismo vivente capace di costruire un mondo. Tuttavia, lo sguardo su come il mondo contemporaneo costruisce la sua epoca è particolarmente problematico, poiché poggia su presupposti di crisi: crisi dell’idea di collettivo, pressioni verso società, spinte verso comportamenti performativi e, di conseguenza, il mancato riconoscimento della fallibilità e della fragilità insite nell’essere umano, sempre più ridotto a macchina funzionale e (ri)produttiva.
Questo è da sempre uno dei suoi principali temi di ricerca: comprendere la singolarità del vivente di fronte al riduzionismo degli algoritmi, pur mantenendo una prospettiva collettiva, all’interno di una tensione in cui la singolarità è sempre quella della persona in relazione alla comunità. Una singolarità che si manifesta anche attraverso forme di disagio.
Uno dei testi che ha contribuito alla diffusione del suo pensiero, in Italia, è “L’epoca delle passioni tristi”, scritto con lo psichiatra Gérard Schmit, edito da Feltrinelli (*). Attingendo alla sua esperienza nelle cliniche di psichiatria infantile, Benasayag riflette sul disagio che pervade la società contemporanea, in particolare tra le giovani generazioni, interrogandosi sulle ragioni per cui un numero crescente di giovani cerca aiuto psichiatrico e sull’incapacità del mondo adulto di ascoltarli.
Da ciò emerge una critica più ampia: se gli individui si sentono oppressi dall’imperativo di “funzionare“, qualsiasi deviazione dalla norma – che si manifesta anche attraverso l’esperienza di “passioni tristi” (per usare un termine di Spinoza) come rabbia, paura e ansia, viene allora interpretata come sintomo di “disfunzione” personale e quindi di un’incapacità di vivere nella società senza correggere o “riparare” ciò che non funziona.
Questo disagio, al contrario, ha per Miguel Benasayag un valore di scoperta e di ricerca, poiché diventa un indicatore di disfunzione non all’interno dell’individuo, ma dentro la società nel suo complesso (se ne è occupato anche Žižek, ma il suo punto di vista è politico). Dobbiamo quindi essere attenti a queste passioni dolorose e comprenderne il valore, sia come segnali di pericolose tendenze sociali, sia come tratti distintivi dell’unicità dell’individuo.
Il disagio personale assolve, quindi, a un duplice scopo: riconoscere l’individualità del soggetto e, allo stesso tempo, rivelare problemi che riguardano la società nel suo complesso.
Qualche anno dopo, approfondisce questo tema in “Oltre le passioni tristi” (**), dove ribadisce che la psicoanalisi non dovrebbe mirare a “formattare” la persona per farla “funzionare” di nuovo, ma dovrebbe piuttosto valorizzare l’unicità della sofferenza e la paura del fallimento come nuove dimensioni della singolarità.
Le terapie psicologiche individuali non possono essere concepite e attuate indipendentemente da un’approfondita riflessione critica sulle trasformazioni sociali e ideologiche del nostro tempo. L’autore inizia offrendo un’analisi critica completa sia delle varie forme di psicoanalisi, che stanno chiaramente perdendo terreno, sia delle terapie cognitivo-comportamentali (TCC) e dei trattamenti farmacologici, in rapido sviluppo.
L’autore dimostra che, sebbene entrambi gli approcci possano talvolta fungere da utili stampelle, rimangono in gran parte impotenti di fronte alla difficoltà dei nostri contemporanei di affrontare un mondo percepito come minaccioso e complesso: nonostante le loro differenze, entrambe le scuole di pensiero condividono l’incapacità di affrontare i reali cambiamenti delle nostre società.
Il testo ci invita quindi a sentirci a nostro agio nella nostra fragilità, a imparare ad abitare il “negativo”, in contrasto con una società che non sa come gestirlo. Partendo dalla soggettività delle nostre passioni dolorose, possiamo aprirci alla multidimensionalità della vita e riconoscere le vulnerabilità come strumenti di cambiamento sociale. Proprio perché parte dalle vulnerabilità, questo approccio non anticipa né eroismo né atti rivoluzionari.
Una delle lezioni del nostro tempo, per il pensatore argentino, è che il potere non si prende per sovvertirlo. Piuttosto, come spiega nel suo ultimo lavoro, bellissimo, Controffensiva: agire e resistere nella complessità, scritto a quattro mani con Bastien Cany, (Le Pommier, 2024, pubblicato, da Feltrinelli, 2025), è necessario restituire dignità al ruolo dell’azione situazionale, a partire dalla vita quotidiana, con le sue contraddizioni e potenzialità. La controffensiva che propone parte da una visione manichea di una realtà divisa in due campi contrapposti, e quindi da una presunta vittoria dell’uno sull’altro che porta alla giustizia sociale; si basa piuttosto sul riconoscimento delle complessità e delle contraddizioni del presente come punto di partenza per un’azione radicata nella situazione, partendo dal presupposto che “la resistenza risiede nelle situazioni in cui viviamo” (p. 19).
Finisco. Si tratta quindi di rendersi presenti nel presente, di riscoprire l’importanza del “vivente”, che, a differenza della macchina, possiede un corpo e quindi una presenza. Se l’epoca contemporanea ci pone di fronte a un futuro percepito come una minaccia, è nel presente che dobbiamo riscoprire la nostra presenza e le potenzialità dischiuse dalle azioni quotidiane, perseguendo con coerenza un’etica della presenza e della responsabilità.
Attraverso le molteplici sfaccettature della sua vita e del suo pensiero, Miguel Benasayag tesse un percorso di riflessione intellettuale capace di offrire strumenti accessibili per abitare l’epoca contemporanea – con le sue passioni malinconiche – in modo consapevole e resiliente.
Per BookAvenue, Michele Genchi
Note:
* Titolo originale. Les Passions tristes. Souffrance psychique et crise sociale, ed. La Découverte 2003
**Titolo originale è Clinique du mal être.* La « psy » face aux nouvelles souffrances psychiques. (La Découverte, 2015) e tradotto opportunisticamente e non opportunamente da Feltrinelli con il titolo, appunto, Oltre le passioni tristi
fonti:
Philosophie Magazin, Miguel Benasayag, Spinoza mi ha fatto capire che il corpo è inseparabile dal pensiero 27/3/2019 ;
Philosophie Magazin, Clara De Giovanni, La resistenza deve essere creatrice 28/6/2024;
Miguel Benasayag, Persi dentro un chip fra algoritmi e populismi, Vita E Pensiero n.1/2021;
Massimo Cerulo, Alessandra Polidori, Se rendre présents pour résister au présent. Entretien avec Miguel Benasayag, in Su di una relazione tra teoria della selezione e dottrina della conoscenza. Iris Unina, 2025
il libro:

Miguel Benasayag,
Controffensiva:
Agire e resistere nell’epoca della complessità,
Feltrinelli, ed. 2025, pp. 142
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