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Mercoledì, 21 Agosto 2013 13:47

Elmore Leonard. Il Dickens di Detroit.

Avrebbe continuato a scrivere se, come ora tutti sappiamo, le conseguenze di un ictus non lo avesse portato via a 87 anni giusto qualche giorno fa. Martin Amis, l'altrettanto grande scrittore americano, lo ha salutato con un "addio Charles Dickens di Detroit!" E' forse il commiato più giusto che si sia sentito.

Quello che forse pochi sanno è che Elmore Leonard è stato anche un grande sceneggiatore di film western, quando erano i soli film capaci di popolare le sale. Lui, non improvvisava mai nessuna delle sequenze da lui raccontate e dubito che nella storia del West siano mai successi eventi del genere. In realtà le cronache del periodo ci testimoniano situazioni molto diverse in cui spesso tizi assetati di vendetta entravano nei saloon e sparavano ai loro avversari alle spalle...

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Lunedì, 19 Agosto 2013 16:16

Jack Kerouac. La beat generation è viva.

Il primo romanzo scritto da Jack Kerouac, che si credeva perduto, è stato pubblicato 40 anni dopo la sua morte, a quanto riferisce la Bbc. Acclamato come il re della Beat Generation e personaggio cult di dimensioni eroiche per molti giovani, Kerouac ha scritto il romanzo, intitolato ”The Sea Is My Brother” (Il Mare E’ Il Mio Fratello), all’età di 20 anni, tratto dalle esperienze vissute duante gli anni in cui lavorva per la marina mercantile. Contiene corrispondenze con il suo grande amico Sebastian Sampas e ricordi della sua vita sul mare, dice l’editrice del libro Dawn Ward.

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Venerdì, 16 Agosto 2013 10:39

David Forster Wallace. Un baule pieno di gente

Cinque anni fa il suicidio di David Foster Wallace, scrittore molto amato o molto odiato, a seconda dei gusti, ma senza dubbio cruciale per l'influenza esercitata nella letteratura americana (e mondiale) da libri come Infinite Jest. Da allora, negli Stati Uniti, sono usciti quattro libri postumi. This Is Water (Questa è l'acqua, Einaudi), volume costruito attorno al testo di un discorso pubblico tenuto dal podio del Kenyon College in occasione della consegna del diploma nel 2005. Fate, Time and Language, la sua tesi di laurea in Filosofia.

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Sabato, 27 Luglio 2013 11:07

Fight Club avrà un sequel

Chuck Palahniuk ha confermato che si è messo la lavoro per scrivere il sequel di Fight Club romanzo bestseller e poi cult movie (regia di David Fincher). Il sequel di Fight Club sarà una graphic novel, un fumetto che sarà scritto e disegnato con la collaborazione di artisti della Marvel, DC e Dark Horse
Chuck Palahniuk, autore di romanzi di successo come Soffocare (con adattamento cinematografico di Clark Gregg), Gang Bang e Dannazione, ha dato la notizia direttamente via Twitter e poi con una mail pubblicata dall‘Huffington Post:
È vero. Chelsea Chan mi ha presentato agli artisti di Marvel, DC e Dark Horse e mi stanno guidando passo passo. Probabilmente sarà una serie di libri che racconteranno cosa ha fatto Tyler Durden negli ultimi dieci anni. Oggi sarà lui a raccontare la storia: Jack è ignaro di tutto e Marla è annoiata: il loro matrimonio è scomparso nella noia suburbana, ma quando il loro bambino, Tyler, verrà rapito, Jack sarà costretto a rituffarsi nel Progetto Mayhem. Non abbiamo ancora cominciato a cercare seriamente un editore – conclude Palahniuk – Non prima che io abbia gettato le fondamenta dell’intera storia”.

 

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Venerdì, 03 Maggio 2013 18:37

Ricordi di una educazione cattolica

di Michela Murgia

Sopporto male gli autori che danno alle stampe le loro memorie. Ci vuole un ego ipertrofico oltre ogni dire per pensare che la propria esistenza sia così interessante da meritare di permanere a dispetto degli alberi sacrificati a immortalarla. Alle memorie di Mary McCarthy si aggiunge l'aggravante della sua scintillante impudenza: è un'intelligenza ingombrante che sa tutto, ricorda tutto o comunque è in grado di porsi il dubbio, non risparmia niente a nessuno (a onore del vero nemmeno a se stessa) e giudica e commenta ogni cosa; nelle pagine che seguono vi accorgerete che ha già scritto lei anche la sua prefazione, giusto per dire che a questo libro non servirebbe una sola riga in più, tantomeno mia. Immagino sia proprio per questo che la voglio scrivere: l'impudenza è una delle poche temerarietà che invocano compagnia.

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Venerdì, 26 Aprile 2013 09:09

Le sorelle dell’oceano

Mentre fa la verticale reggendosi sulle mani, Katie sogna il mare con le sue acque scure e misteriose. Da qualche parte, nel suo appartamento, suona il telefono. La sveglia sul comodino segna le 2.14 e Katie pensa immediatamente a sua sorella Mia che è dall’altra parte del mondo e sbaglia sempre il calcolo dei fusi orari.

C’è qualcosa di minaccioso e angosciante in quello strano suono nella notte. Katie è preoccupata e mentre sta per raggiungere l’apparecchio pensa alla brutta litigata con Mia del giorno prima. Parole taglienti, dure, velenose. Pensa che ora finalmente potrebbe chiarirsi e forse anche scusarsi con Mia… Fa per rispondere, ma il telefono è muto, non suona più. Forse si è sognata tutto, pensa.

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Martedì, 26 Marzo 2013 18:28

Alice Munro. La memoria ci salva la vita

Non conosco Alice Munro così bene da dire che "La vista da Castle Rock" sia un libro autobiografico o di memorie: più di una nota letta sul web mi suggerisce  un poco che sì, si tratta di un libro assai intimo e scritto in tempi diversi dall’autrice canadese e, no, non è un libro di memorie. Mi pare di capire che presta molta attenzione alle verità che stanno di solito dietro le vite, molta di più di quanto non faccia un romanzo. Tuttavia non sono così certo da giurarci su'.

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Le porno mamme alla riscossa.

Arrivi alla fine un pò provata, ma con la curiosità di sapere come continua questa storia d'amore in cui in non detti riservati all'immaginazione hanno lasciato il posto ai rapporti espliciti e descrizioni minuziose, con posizioni e orgasmi. In riflessi di te, secondo capitolo della Crossfire Trilogy di Sylvia Day, Eva e Gideon continuano a prendersi e a lasciarsi, dopo essersi conosciuti e subito amati in A nudo pe te. >>

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Don DeLillo è sempre stato affascinato dal potere delle immagini. I suoi romanzi, in particolare quelli che sondano il nostro tempo (leggi, Underworld, Americana, L’uomo che cade) evocano fortemente questo potere. Non c’è nulla di illusorio nelle effusioni di una folla in lutto (in "L'uomo che cade": la scena della gente che si abbraccia sotto una fitta pioggia di fogli per stampante e polvere mista a cemento), una scena ricca di significati complessi che si accumulano sotto una tragedia collettiva. 
E, in effetti, quelle immagini tendono riconoscere una certa liquidità delle cose e le associazioni offerte così sovraccariche di portentose implicazioni simboliche, sembrano pure ribellarsi allo status quo dell’evento che le hanno generate e per questo finite sulle pagine dei suoi libri.

Pubblicato in Reading room

Ognuno ha le proprie ossessioni senili. Philip Roth, che non ne avrebbe per nulla bisogno, ha quella per il Nobel, sempre agognato, mai vinto.

A Los Angeles, alla presentazione di un documentario sulla sua carriera, Roth ha attaccato il comitato del premio: «Ho corso con cavalli molto veloci - ha detto Roth, citando William Styron, E.L. Doctorow, John Updike e Joyce Carol Oates, tutti giganti della letteratura americana esclusi dal prestigioso riconoscimento dell'Accademia di Stoccolma -. Ma il comitato del Nobel non è d'accordo con me. Ci giudicano provinciali. Provinciali saranno loro». Finendo per fare, al netto del suo talento assoluto, la figura del provinciale.

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