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Come vivrebbero gli uomini se si perdesse ogni speranza nel domani e se il giorno del giudizio arrivasse per mano non divina ma umana?
Come potrebbero sopravvivere all’Apocalisse la religione e la fede?

Per BookAvenue è l'evento letterario dell'anno

Le radici del cielo è il primo spin off italiano ispirato all’Universo del romanzo russo Metro 2033, opera prima e caso letterario del giovane scrittore Dmitry Glukhovsky. Con il realismo descrittivo e il gusto per l’avventura che lo contraddistinguono, Avoledo è autore ancora una volta di una storia appassionante ed intensa, ricca di sfaccettature diverse e dal finale inaspettato: zombie e creature immonde, fede e spiritualità, bene e male, passione e morte…
Un altro aspetto che aggiunge fascino alla narrazione, è la descrizione di strade, o autostrade, e città nostrane, luoghi familiari insomma come la metro di Roma, Piazza San Marco a Venezia o quella del Palazzo Ducale ad Urbino, ridisegnate dall’esplosione nucleare.

“Un romanzo di ricerca delle possibili radici del futuro, della fede che non è andata persa e di un domani meno cupo di quanto ci si possa attendere”

Pubblicato in Elzeviri
Lunedì, 10 Ottobre 2011 17:59

L'Antartide di Laura Pugno

di Michela Murgia

Immaginate che vostro padre muoia e il notaio vi comunichi che tutto quello che avrebbe dovuto spettarvi per diritto ereditario sia invece finito nelle casse di una strana casa di riposo, un luogo ameno e fuori dai tracciati che sta sul confine tra l'Italia e un'altra nazione. Se il vecchio genitore in quella casa non è mai stato ospite, forse anche al figlio più distaccato potrebbe venire voglia di andare a scoprire cosa c'è dietro quel lascito incomprensibile.

Pubblicato in Letture
Giovedì, 08 Settembre 2011 12:30

E' sabato mi hai lasciato e sono bellissimo

Ema ha quasi vent'anni, è da qualche giorno che ha finito la maturità, ma non ha la minima idea di cosa farà da grande perché "per cominciare il futuro" c'è sempre tempo.
Si crede Paul Newman o "al limite anche Humphrey Bogart" e ha tutta l'estate davanti per sentirsi bruciare dal sole e vivere intensamente nel suo piccolo grande mondo fatto di partite a biliardo, croissant caldi, asciugamani stesi sulla spiaggia, poesie di Baudelaire e donne dalle gambe lunghissime…

Pubblicato in Storie
Sabato, 03 Settembre 2011 23:10

Premio Campiello. Vince Andrea Molesini

Ultimo atto della premiopoli 2011: il Campiello è stato vinto da Andrea Molesini che per Sellerio ha pubblicato Non tutti i bastardi sono di Vienna. Molesini che ha vinto con 102 voti, molto emozionato, ha voluto dedicare il premio all'indimenticabile Elvira Sellerio e ai librai "che fanno un lavoro molto difficile". 
Orgoglio, patriottismo, odio, amore: passioni pure e antiche si mescolano e si scontrano tra loro, intorbidate più che raffrenate dal senso, anch'esso antico, di reticenza e onore. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal Piave, nei giorni compresi tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918: siamo nell'area geografica e nell'arco temporale della disfatta di Caporetto e della conquista austriaca.

Pubblicato in Premiopoli

«Lasciavo la mia famiglia separata da quella di mio padre, composta di mia moglie Brunello Maria dei due figli Sebastiano d’anni 6, Silvio di 4½, ed il 3 gennaio 1903 alle ore 2 p.m. ci separammo impreda alla mortificazione ricordo sempre che il povero di mio padre, mi salutava dandomi l’addio per sempre, dicendomi che non si saressimo più visti, sopra la terra, e piangente andava in stalla, ah! Ben raggione ebbe, poiché dopo circa un anno moriva all’Ospitale di Marostica per subita operazione vescicale.
Mia madre poi povera anch’essa non meno dispiacente di mio padre, nel vedermi partire, piangeva si dirottamente ed infrà i di lei singhiozzi pronunziava parole che a stento potevo capire, intesi solamente va che il Signore ti sia per compagno, mi baciò teneramente come suole le madri ai suoi figli, a rivederci mi disse al mondo di là. Non parlo poi di mia moglie, anch’essa, più ancora dei miei genitori, ma più forte di animo, e cercava di nascondere il proprio dolore, si tratteneva le lagrime, e come fuori di sé mi baciò stringendosi al seno in affetto di tenerezza et amore, la lasciai.

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I romanzi dedicati ai propri cari lasciano sempre uno strascico di sofferenza, probabilmente per quel grado di immedesimazione possibile da cui difficilmente si sfugge. Gli autori, oppure i narratori (a seconda dei casi), tentano forse di offrire in memoria una parte di sé inconfessabile o semplicemente desiderano liberarsi da qualcosa o qualcuno troppo vicino, carne della propria carne. Si tratta di una riabilitazione postuma del proprio stato di genitore o di figlio, oppure di una rivendicazione, come nel caso di Kafka che scrisse nel 1919 una lunga lettera al padre, pubblicata senza cercare una comunicazione diretta, e quindi una risoluzione rassicurante. Si rivolge al genitore di cui ha sempre avuto terrore, che teme e adora come si fa per i carnefici talvolta, quando non si hanno altre vie di fuga.

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Mercoledì, 17 Agosto 2011 06:54

Molly Greenhouse, Cuore di Drago

“Io sono il legame tra il cielo e la terra. Io sono il cielo e la terra, il padre e la madre. L’essenza stessa del cosmo”.

L’amore è al centro del racconto di Molly Greenhouse dal titolo ‘Cuore di Drago’. L’amore inteso come abbandono totale di paure ancestrali, per affidarsi alla persona amata con rinnovata fiducia nella vita e nelle sorprese che ci riserva.

Un amore da saga medioevale, è quello che ritrova il suo antico splendore tra le pagine di questo piccolo libro; l’abilità narrativa della Greenhouse, è capace di esercitare un grande fascino sugli amanti del genere fantasy e non, riportando in vita con delicatezza e forza, i temi classici epici e cavallereschi che hanno fatto sognare generazioni di lettori in passato, e che, ancora sopravvivono, intatti, in ‘Cuore di Drago’.

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Giovedì, 11 Agosto 2011 08:07

Lo strano caso del Dr. De Roma

di Michela Murgia

Quando tutto tace di Alessandro De Roma è un ben strano romanzo. Un ex cantante divenuto agente di spettacolo e poi mediocre imbonitore televisivo si trova oggetto dell'interesse di una donna storpia che sembra voler sapere tutto di lui, soprattutto il suo più doloroso segreto.
La relazione tra Nello Bruni e Teresa de Carolis è l'elemento seducente della vicenda e sarebbe sufficente da solo a farne un buon romanzo; ma sin dalla prima pagina De Roma decide di spiazzare il lettore mettendolo davanti a una storia dove i due personaggi e il loro autore agiscono su piani paralleli e comunicanti, varcando i confini con una naturalezza che è allo stesso tempo surreale e giocosa. La meta narrazione è una tecnica letteraria così frequentata che gli autori che ancora hanno il coraggio di servirsene rischiano di essere accusati di uno dei peggiori peccati che uno scrittore possa commettere: la tentata performance, scrivere così per dimostrare di essere capaci di farlo. È un gioco pericoloso, uno di quelli che facilmente possono scadere nella stucchevolezza in mano a uno scrittore meno dotato e scaltro di De Roma.

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Lunedì, 08 Agosto 2011 17:14

Mariapia Veladiano, La vita accanto

Con questo articolo Rosa Manauzzi inizia la sua collaborazione con BookAvenue. Benvenuta!

La vita accanto (Einaudi, 2011) di Maria Pia Veladiano, tra i cinque candidati al Premio Strega, racconta la bruttezza e l’ipocrisia della bellezza

La vita a volte ci passa accanto, oppure, più spesso, accanto ci passa la vita di qualcuno altro, che non notiamo. Se per caso sbirciamo con la coda dell’occhio la sua condizione di inferiorità decidiamo in modo definitivo di non vedere neppure la sua ombra. Il titolo dell’opera di Maria Pia Veladiano, afferma da principio il dramma che si dipana, se pur con stile leggero, per tutto il libro: una vita che non viene accolta.
“E’ la storia di una bambina brutta”, racconta l’autrice nelle numerose interviste di questi giorni frenetici che ci avvicinano al fotofinish del Premio Strega. E forse per questo incipit extra narrativo qualcuno ha pensato che si trattasse di una favola; così non è. Dietro l’innocente protagonista si nasconde uno spaccato torbido, svelato soltanto nei tratti fisici della sua creazione, Rebecca appunto. Una presenza che, per dirla con Umberto Eco (Storia della bruttezza, Bompiani, 2010), consente di “denunciare nel brutto il mondo che lo crea”.

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Agosto è alle porte, i fortunati che ancora possono godersi un po’ di ferie forse troveranno il tempo di leggere qualche buon libro. Anche per distrarsi dai problemi della loro vita quotidiana o, meglio ancora, dalle tragicommedie della politica italiana. Ci siamo dunque permessi di consigliare dieci volumi fra quelli più interessanti, a nostro sindacabile giudizio, usciti negli ultimi mesi. Abbiamo cercato di accontentare gusti ed interessi differenti, ma ovviamente non vale con noi la formula “soddisfatti o rimborsati”.

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