A est dell’Occidente

La storia bulgara fornisce un terreno fertile per questa raccolta di racconti d’esordio di un giovane quasi trentenne emigrato dalla Bulgaria negli Stati Uniti nel 2001 per frequentare il college. 
La Bulgaria non è né Occidente e né Oriente, ma qualcosa di forte che esiste in ogni bulgaro. Forse per questo lo stile di scrittura di Miroslav Penkov è chiaro e sorprendente, pieno di calore e di saggezza. Uno stile che spiazza e confonde come pochi.

Penkov attinge ampiamente dalla sua esperienza di immigrato e scrive di persone comuni che vivono vite ordinarie costellate di conflitti che richiamano alla mente i mondi straordinari di scrittori come Zamjatin, Bulgakov e Babel.

 

Gli otto racconti che insieme compongono il libro di Penkov sono come dei piccoli specchi, che riflettono e illuminano gli angoli nascosti della storia di questo paese martoriato, vivo nel profondo.

A volte divertenti e spesso assurdi, A est dell’Occidente è una raccolta di racconti malinconica e disillusa di notevole talento. Un debutto che impressiona e ci lascia la speranza che la prossima volta Penkov ci affascinerà con un romanzo.

Miroslav Penkov, A est dell’Occidente, traduzione di Ada Arduini, collana I narratori delle Tavole, Neri Pozza 2012.

Marco Crestani

"In una poesia o in un racconto si possono descrivere cose e oggetti comuni usando un linguaggio comune ma preciso, e dotare questi oggetti - una sedia, le tendine di una finestra, una forchetta, un sasso, un orecchino - di un potere immenso, addirittura sbalorditivo. Si può scrivere una riga di dialogo apparentemente innocuo e far sì che provochi al lettore un brivido lungo la schiena… Questo è il tipo di scrittura che mi interessa più di ogni altra. Non sopporto cose scritte in maniera sciatta e confusa…"(Raymond Carver)

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