tu sei qui: Home Il più brutto del mondo Come riconoscere un libro brutto da alcuni inequivocabili segnali: il profilo dell’autore
Lunedì, 17 Dicembre 2012 20:50

Come riconoscere un libro brutto da alcuni inequivocabili segnali: il profilo dell’autore

Scritto da

Il libro scelto a mo’ di esempio è “L’età dei miracoli” di Karen Thompson Walker

Un nuovo ‘caso editoriale’ è atterrato di recente sui comodini italiani: “l’età dei miracoli”, a firma di Karen Thompson Walker.

Il libro d’esordio della scrittrice Karen Thompson – che si chiama tra l’altro come una delle protagoniste di Scuola di Polizia – è all’insegna della fantascienza. Nell’età dei miracoli, la terra intera comincia a rallentare e alle 24h canoniche via via si aggiungono una manciata di minuti finché il giorno arriva a durare 72 ore. Fenomeno straordinario che coglie natura e umanità alla sprovvista, nemmeno gli esperti alla televisione sanno più cosa dire. La notte diventa giorno e viceversa, gli uccelli impazziscono e gli eucalipti - che a inizio del libro “ondeggiavano come anemoni di mare” - finiscono per diventare pericolose mazze pendenti pronte a colpire all’improvviso e mortalmente la testa di chiunque.

 

E tra tutti gli esseri umani che potevano candidarsi a raccontarci questa storia eccezionale, l’io narrante l’ha vinto una dodicenne che più sfigata non si può: ha dei compagni di classe che non la invitano mai alle feste (e se la invitano è per prenderla in giro) e due gatti che “gnaulano”. Per non far compiere alcuno sforzo di immaginazione al lettore, Julia vive in America in una villetta a schiera, la solita.

Ah, e sua madre è depressa. Non aspettatevi perciò dalla scrittura fuochi d’artificio.

E allora, terminato il libro fin sopra ai ringraziamenti, sono andata a riguardare il profilo dell’autrice, poche righe che col senno di poi risuonano a dir poco allarmanti. “Ha scritto questo romanzo la mattina, prima di andare al lavoro”.

Cosaaaa?!

Dunque, facciamo insieme un semplice ragionamento: Karen lavora a New York, mica a Napoli, deve essere in ufficio al più tardi alle 8.30 (lavora come editor in una casa editrice). A che ora l’avrà messa quella sveglia? Di questi tempi nemmeno il più scapestrato tra noi se la sentirebbe di consigliare di lasciare il posto fisso per un azzardo, eppure ho qualche problema a immaginarmi Karen che zittisce la sveglia, si alza coi capelli arruffati e va in cucina a diluire il nescafé in un litro d’acqua bollente. Me la sento esclamare di tanto in tanto, specie d’inverno quando fuori è ancora buio, wtf. E che pensare di quelle volte in cui avrà spostato la sveglia in avanti di quarto d’ora in quarto d’ora prima di riuscire ad aprire gli occhi? E poi non sarà stata quella sveglia antelucana che l’ha rimbambita la ragione per cui parla ossessivamente di eucalipti?*

Facendo tesoro della mia esperienza, posso dirvi allora che un segnale da non trascurare per capire se – almeno potenzialmente – un libro è brutto, è il profilo dell’autore. Dovete saper leggere tra le righe della sua vita: senza arrivare alle risposte, occorre però che vi facciate delle domande.

Sta prendendo piede l’abitudine da parte delle case editrici di arricchire i profili degli autori, soprattutto di quelli emergenti e perciò sprovvisti di premi da elencare, con alcuni particolari della loro vita, talvolta anche della loro quotidianità più spiccia: ebbene, non trascurate questi indizi.

Quando il profilo è scemo, il libro non sarà tanto meglio.

 

Alcuni esempi:

Cat Patrick, “Il diario di London Lane”

Una volta, in una piovosa notte di novembre, con un bambino appena nato e tante ore di insonnia sulle spalle, Cat Patrick dimenticò improvvisamente cosa stesse facendo. Cercò di ricordarsene, ma invece le venne in mente l’idea per “Il Diario di London Lane”. Cate vive vicino Seattle con suo marito e due bambini che ora, fortunatamente, dormono.

 

Steven Amsterdam, “Ritratto di famiglia con superpoteri”

Steven Amsterdam ha curato guide turistiche e disegnato copertine di libri. Ha lasciato New York con il sogno del cassetto di aprire una pasticceria in Australia. Ora vive a Melbourne, dove scrive e fa l’infermiere.

 

Andrew Nicoll, “Non sarà mai inverno”

Andrew Nicoll è nato a Dundee, in Scozia, 49 anni fa. Ha tre figli che frequentano le stesse scuole che ha frequentato lui da bambino. Quando guarda il mare, seduto davanti alla porta di casa, sa esattamente qual è il suo posto nella mappa del mondo.

 

Karen Swan, “Un diamante da Tiffany”

La casa in cui vive si affaccia sulle splendide scogliere del Sussex.

 

Simon Lelic, “Punto di rottura”

Simon lelic è nato a Brightnon nel 1976 da padre sloveno e madre inglese. Dopo aver lavorato a Londra come giornalista free lance, ha rilevato l’impresa paterna di import-export.

 

Giulio Massobrio, “Occhi chiusi”

Attualmente vive ad Alessandria.

 

Margaret Pavell, “Ai piani bassi”

A quattordici anni ha ottenuto un posto nella lavanderia di un albergo e l’anno dopo è stata assunta come cuoca in una residenza londinese.

 

Luisgé Martìn, “La donna d’ombra”

E’ autore di svariati romanzi.

 

Sarah Spinazzola, “Il mio regalo sei tu”

Da piccola aveva le idee molto chiare; verso i dieci anni le idee si sono confuse un poco, lei ha cominciato a vestirsi di nero ed è diventata timida.

 

Marsha Mehran, “Pane e acqua di rose”

A Buenos Aires i suoi genitori hanno aperto un caffè mediorientale mentre lei studiava in’università privata scozzese.

 

Jo Nesbø, “Lo Spettro”

Ha scritto qualcosa come quindici libri.

 

 

 


* Gli eucalipti sono un’ossessione per l’autrice. Tra le tante, c’è un tizio descritto “con le braccia a forma di eucalipto” e una piccola digressione storica di quando gli eucalipti sono stati portati e piantati per la prima volta in California.

Letto 3112 volte
Devi effettuare il login per inviare commenti


BookAvenue usa i cookies. 
Usando il sito ne consenti implicitamente l'utilizzo. 
Se desideri saperne di più, leggi la nostra politica di privacy sez.cookies