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Podcast. Le nuove generazioni del jazz: Jamie Cullum

Raramente io e il mio due di copia andiamo d’amore d’accordo in fatto di musica. Trovo, talvolta, il suo rigore un po’ “vetero” (qui alludo anche alle sue idee in fatto di politica) e che hanno a che fare con la sua anagrafe. Capiamoci, (sennò la Manduca me la ritrovo dietro la porta), va tutto molto bene, se non fosse che qualche volta i toni con cui confliggiamo sono sopra le righe. Ma sono battibecchi che in amore ci stanno tutti. Non ho dovuto scontrarmi, anzi, quando mi sono messa a scrivere di Jamie Cullum con lui che cercava di sbirciare, come si fa tra compagni di banco, il soggetto dell’appuntamento di giro della rubrica.

Podcast. Storia del Pop. Michael Jackson

Avevo già chiuso il “pezzo” sul re del pop quando è comparso tra le mani il libro edito da Piemme in uscita questi giorni e che fa i conti sulla vanagloria di una famiglia che ha cercato quell’unione intorno al figlio morto che non era riuscita a tenere assieme quando era in vita. Il libro è stato scritto da Randall Sullivan, che viene salutato come un serio professionista del giornalismo investigativo che ha dato alle stampe la sola pubblicazione post mortem attendibile e autorevole che fa i conti con i molti interrogativi che la morte di Michale Jackson ha lasciato in sospeso, compresa l’agonia che l’autore fa risalire a molto tempo prima della morte vera e propria del grande artista.

Podcast. Storia del R&B. I fratelli Buddy e Ella Johnson

Quante volte ho ripetuto, su queste pagine virtuali, che il talento si vede da subito. Non fa eccezione l’eroe, anzi, la coppia di eroi di questo giro. Lui e lei: Buddy e Ella Johnson formarono una coppia tra le più fortunate e di maggiore successo nella storia del R&B e della musica “big band” come dirò tra qualche riga. La sua passione, quella di Buddy intendo, per la musica, si sviluppò in giovane età, a 5 anni i genitori gli fecero prendere le prime lezioni di piano e durante l’adolescenza e coltivò il suo talento musicale componendo e arrangiando musiche per la chiesa della sua comunità e per gli spettacoli scolastici. Nel 1938 si trasferì a New York e l’anno successivo andò in tournée per l’Europa con la rivista del Cotton Club.

Podcast. Le nuove generazioni del R&B. Elle Varner

fotoPer chi non ha nessunissima voglia di televisione come me, la radio è una efficace alternativa per ascoltare e scoprire nuovi suoni. Per questo sono grata alla splendida DJ che fa di nome Irene Lamedica e che su radio 2 ci intrattiene con un bellissimo programma. Ma, per quanto grata, non sono qui per esaltare la bravura della conduttrice di Urban Suite, quanto l’artista che, grazie a lei ho scoperto da poco e che prontamente vi giro.

Podcast. Tributo a Donna Summer

fotoInterrompo le faticose faccende di casa per il dovuto tributo a Donna Summer, scomparsa qualche giorno fa a 63 anni. Le brutte notizie, amici miei, quest’anno non mancano. Chiedo a Qualcuno lassù un pò di tregua.
Troppo giovane per essere la mia musica, ma gli echi di “Love to Love You Baby”, con i suoi gemiti, il primo successo estivo del ’75 (!) e uno dei brani più scandalosi mai incisi sul poliestere, sono arrivati fino alla mia età da adulta. La canzone fu in seguito mixata da decine di interpreti e ballata da più di una generazione, me compresa.

Podcast. La storia la fanno le donne parte 2: Norah Jones

foto Norah, figlia di Ravi Shankar, il maestro di sitar del Beatle George Harrison, non è cresciuta con lui ma solo con sua madre, Sue Jones, cantante di musica soul, che le ha trasmesso l’amore per la musica. Il suo nome completo di battesimo era Geethali Norah Jones Shankar: all’età di 16 anni lo ha legalmente cambiato in Norah Jones, a conferma del difficile rapporto con il padre. Fino a qualche anno fa, di lui riusciva solo a dire “è un grande musicista”. La sorella, figlia di Ravi e di un’altra donna, Anoushka Shankar, di due anni più piccola, è anche lei una musicista: “ha un talento raro”, dice di lei Jones.

nina simone

Podcast. Storia di un amore: Nina Simone

Non voglio tediarvi con questioni sentimentali e personali, ma la scelta di Nina Simone, questo mese e questa settimana in particolare, hanno a che fare con il mio due di coppia. Ogni essere vivente che abbia qualcuno da amare ha una canzone del cuore: la nostra è “My Baby just Cares for Me” E ho detto tutto.

Nonostante la povertà in una famiglia numerosa, i primi ricordi familiari di Nina sono piacevoli e legati al cibo e alla musica. In uno degli articoli che ho letto per scrivere questo articolo dice: “Il mio primo ricordo, Ë di mia madre che canta. Quand’era in casa cantava sempre con una voce alta, squillante. Erano le canzoni degli incontri della chiesa Metodista e divennero la colonna sonora della mia infanzia. “I’ll fly Away” e “If You Pray Right” oppure “Heaven Belongs to Me. Mentre cucinava mi faceve sedere sul piano di lavoro e mi dava un barattolo vuoto per dare la forma ai biscotti nell’impasto. E intanto cantava.”

Podcast. Al Di Meola. Basta la parola

A far correre le dita sullo scaffale di casa mi fermo al tocco di alcuni dischi: LAND OF THE MIDNIGHT SUN,ELEGANT GYPSY,CASINO, il grandissimo FRIDAY NIGHT IN SAN FRANCISCO (con McLaughin e Paco de Lucia), SPLENDIDO HOTEL, ELECTRIC RENDEZVOUS, SCENARIO, CIELO E TERRA, DI MEOLA PLAYS PIAZZOLLA,WORLD SINFONIA, HEART OF THE IMMIGRANTS, THE INFINITE DESIRE, FLESH ON FLESH, REVISITED, CONSEQUENCE OF CHAOS.
Come recita il titolo di uno di essi, sto parlando di Al Di Meola.
Le riviste specializzate di tutto il mondo lo citano senza sosta da ormai venticinque anni come uno dei più virtuosi del jazz strumentale contemporaneo. La celebrata carriera musicale di Al Di Meola ha raccolto e sperimentato un vasto spettro di emozioni in un unico stile che comprende molteplici influenze.

foto autore

Podcast. Dio c’è e suona la tastiera. Vol. 2: Keith Jarrett

foto autoreDio c’è e, senza peccare di apostasìa, è sceso in terra sotto le mentite spoglie di Keith Jarrett. Questo straordinario uomo e compositore, pianista e (udite, udite) clavicembalista nato ad Allentown (Pennsylvania), negli Stati Uniti l’8 maggio 1945, è considerato tra i più importanti pianisti jazz viventi.
Nato da una famiglia multietnica, Keith è il maggiore di cinque fratelli. In famiglia, sin da piccolo, Keith respira aria di musica. La nonna paterna suona il pianoforte ed una zia lo insegna, mentre il padre, che a causa della Grande Depressione non è riuscito ad avere una buona educazione musicale, è lo stesso un grande innamorato della musica.